Intervalli

Roseto degli Abruzzi - 03/09/2011 : 24/09/2011

Intervalli indaga il rapporto, sempre problematico, tra azione e registrazione, e il conseguente slittamento percettivo legato alle diverse esperienze della visione ad esso correlato.

Informazioni

Comunicato stampa

INTERVALLI

a cura di Eugenio Viola, Enrico Valentini

Angela Barretta, Tobias Bernstrup, Filippo Berta, Stefano Cagol, Diego Cibelli, Maria Crispal, Driant Zeneli.

Palazzo Mezzopreti, Montepagano - Roseto degli Abruzzi (Teramo)
opening: 3 settembre ore 19:00


Sabato 3 settembre, alle ore 19:00, inaugura nella cornice quattrocentesca di Palazzo Mezzopreti, a Montepagano-Roseto degli Abruzzi (Teramo), Intervalli, mostra a cura di Eugenio Viola ed Enrico Valentini.

Intervalli indaga il rapporto, sempre problematico, tra azione e registrazione, e il conseguente slittamento percettivo legato alle diverse esperienze della visione ad esso correlato

La performance è un medium che per antonomasia non è legato ad un prodotto ma ad un processo attivato, in un determinato spazio e in un determinato tempo, dalla presenza auratica dell’artista o da una serie di azioni a lui collegate, che si dileguano nell’hic et nunc della loro mise en scène. Azioni sovente nutrite dall’interrelazione con lo spettatore, che diviene parte integrante di un processo di produzione di senso.
La performance oggi, perduto l’aggancio col rituale di passaggio e coinvolta nell’inarrestabile processo di confusione mediatica, si afferma come dislocamento di corporeità, processo di smaterializzazione, luogo della contaminazione tra linguaggi diversi che promuovono nuove forme d’espressione, slegate dalla tradizione e dalle convenzioni legate alle modalità - alle forme - ormai storicizzate, di performance emerse nel corpo dell’arte alla metà del secolo scorso.
La traccia residuale dell’azione: video, foto e oggetti, assumeva all’epoca la valenza primaria di mera traccia avulsa dal contesto, il sapore di reliquia raffreddata e postmediale. Nella nostra epoca globalizzata, la pervasività dei New Media ha messo radicalmente in questione le modalità stesse di creazione, produzione, diffusione e fruizione dell’opera. Siamo tutti partecipi di un nuovo tipo di percezione e partecipazione, di un nuovo spazio di rappresentazione, esso stesso sensibile, estensibile, modellante e modulabile all’infinito. Un processo sollecitato da un’iperproduzione sclerotizzata dalla rivoluzione multimediale, che tramite la de-realizzazione virtuale del cyberspazio ha profondamente ridisegnato il nostro approccio con la realtà.
Questi fenomeni non possono non riflettersi nell’approccio estetico ed epistemologico al presente dell’arte, caratterizzato da un’attitudine sempre più ibridativa, da una costante ricerca metalinguistica capace di rimettere in questione la fruizione e l’esperienza stessa della visione. Le relazioni tra l’arte e il digitale delineano oggi territori dalle estreme potenzialità in parte ancora inespresse, un vero e proprio ecosistema fatto di simbiosi, innesti, migrazioni tra codici e linguaggi.
Posizionandosi nell’intervallo temporale tra performance agita in tempo reale e la sua registrazione documentaria, gli artisti in mostra presentano performance site specific o riproposizioni di azioni già svoltesi in un altro tempo e in un altro luogo. Innescano un processo che confonde tempo reale e tempo trascorso, presente e passato. Contribuiscono alla creazione di Intervalli spazio-temporali che concorrono, in egual misura, alla risemantizzazione di un luogo a sua volta già carico del proprio passato, mirano a creare una sospensione atta a problematizzare, ancora una volta, l’esperienza della visione.