Home/less

Pescara - 10/06/2011 : 30/10/2011

Il progetto espositivo home/less intende riflettere su un aspetto fondamentale del nostro tempo: la perdita del senso di casa, come elemento certo, affidabile e garantito.

Informazioni

Comunicato stampa

Il progetto espositivo home/less intende riflettere su un aspetto fondamentale del nostro tempo: la perdita del senso di casa, come elemento certo, affidabile e garantito


In un momento in cui gran parte della società e dell’arte del presente si caratterizza per un orientamento interculturale, in cui la flessibilità sembra sia la risposta più valida ad un senso di smarrimento generalizzato, come gestiscono gli artisti il rapporto con le proprie origini? Quanto ritengono importante e imprescindibile per la loro espressione aggrapparsi con forza alla propria identità culturale, alle radici, alla tradizione e valorizzare la propria appartenenza, e quanto sentono il peso della contaminazione multiculturale?
La condizione di nomadismo che caratterizza la società contemporanea, la perdita del senso di distanza e del rapporto con il territorio fisico, sostituito dalla rete telematica, impone una riflessione su questi temi affrontati e vissuti da artisti di nazionalità e generazioni differenti, attraverso opere scaturite da urgenze e necessità in dialogo tra loro per analizzare il rapporto tra identità, memoria e vita quotidiana.

La mostra, ideata e progettata per la Galleria Vistamare di Pescara e curata da Olimpia Eberspacher e Ludovico Pratesi, presenta le opere di un gruppo di artisti internazionali, sensibili a tali problematiche e capaci di interpretarne gli aspetti più essenziali secondo punti di vista diversi ma significativi.

Mario Airò (Pavia 1961) interpreta la condizione del nomadismo in senso poetico e letterario, espresso attraverso due opere legate ad una visione romantica del viaggio come momento meditativo a diretto contatto con la natura.

Massimo Bartolini (Cecina 1962) focalizza la sua attenzione sul rapporto tra lo spazio domestico e l’arredamento, attraverso una serie di mobili di design minimalista trasformati in strumenti musicali, che si attivano a contatto con il pubblico.

Nei grandi disegni su carta l’artista iraniana Avish Khebrezadeh (Teheran 1969) che oggi vive a Washington, ricostruisce la propria memoria personale attraverso suggestioni tratte dall’arte e dalla cultura del proprio paese d’origine, interpretate attraverso un linguaggio delicato e onirico.

L’artista cileno Alfredo Jaar (Santiago del Cile, 1956) che vive a New York, presenta una serie di immagini fotografiche scattate in Angola, che interpretano la decadenza postcoloniale di un paese stravolto e sofferente, dove la condizione di homeless sembra inevitabile.

La ricerca dell’artista tedesco Armin Linke (Milano, 1966) che vive e lavora tra Milano e Berlino, è incentrata sull’individuazione del genius loci attraverso la fotografia. Per Homeless l’artista presenta due immagini di Israele e un paesaggio della campagna tedesca, per creare una contrapposizione di atmosfere e stati d’animo.

L’israeliano Haim Steinbach (Revohot, 1944) che vive e lavora a New York, presenta in mostra l’opera Golden (for Felix), dedicata alla memoria dell’artista Felix Gonzales Torres. Una sorta di altare-reliquiario che contiene oggetti e memorabilia per ricostruire una memoria silenziosa e struggente.