Gioiello del Re Sole

Bologna - 10/09/2011 : 10/09/2011

Il 10 settembre di ogni anno, soltanto per l’arco della mattinata, viene esposto nella Chiesa di Santa Maria della Vita un gioiello molto particolare, il cosiddetto Gioiello del Re Sole: un piccolo ma preziosissimo monile formato da una placca metallica convessa di forma ovale su cui posa una raffigurazione in miniatura del re Luigi XIV dipinta su smalto.

Informazioni

Comunicato stampa

Il 10 settembre di ogni anno, soltanto per l’arco della mattinata, viene esposto nella Chiesa di Santa Maria della Vita un gioiello molto particolare, il cosiddetto Gioiello del Re Sole: un piccolo ma preziosissimo monile formato da una placca metallica convessa di forma ovale su cui posa una raffigurazione in miniatura del re Luigi XIV dipinta su smalto.

La miniatura del Gioiello del Re Sole è contornata da una cornice in argento dorato su cui è incastonato un doppio giro di diamanti di dimensioni differenti, alcuni dei quali molto grandi

La cornice è poi completata da un gruppo di gemme disposte a forma di corona culminante nel giglio di Francia. Si tratta di un oggetto raro e pregevolissimo sia per il valore venale ad esso intrinseco, sia per l’importante memoria storica che racchiude: il gioiello fu infatti donato dal Re Sole al celebre storico ed erudito bolognese Carlo Cesare Malvasia in segno di gratitudine per avergli dedicato la sua opera Felsina Pittrice nel 1678.

Il Malvasia, a sua volta, attraverso il proprio testamento redatto il 22 dicembre 1692, rese erede de «la cosa più preziosa che io abbia in questo mondo» l’Arciconfraternita di Santa Maria della Vita, con l’esplicito vincolo di esporlo al pubblico il 10 settembre di ogni anno in memoria di una guarigione da lui ottenuta per intercessione della veneratissima Madonna della Vita, immagine riaffiorata alla luce, per l’appunto, il 10 settembre 1614 in occasione di una generale ripulitura della chiesa.

Il re è rappresentato con un’ampia parrucca arricciata e una corazza con collare e spalline a teste di leone, e porta a tracolla la sciarpa azzurra dell’Ordine di Saint Esprit. Il ritratto è attribuito a Jean Petitot (1607-1691) e dimostra tutta la sua perizia tecnica: l’artista francese è infatti stato in grado di creare, entro piccolissime dimensioni, una raffigurazione molto simile, per modello, colore e somiglianza, ai ritratti ufficiali del re realizzati su supporti meno disagevoli.

La cornice fornisce poi un eloquente esempio della produzione delle manifatture orafe francesi al tempo del Re Sole: lavorazioni fastose e ridondanti di pietre e materiali preziosi, destinate più che altro ad esaltare la ricchezza e la potenza del donatore. In un secondo momento il gioiello venne montato su una base metallica decorata all’interno da una ghirlanda a rilievo e, all’esterno, da un giro di foglie d’alloro realizzate a sbalzo. Con ogni probabilità questa seconda cornice fu fatta eseguire dalla Confraternita di Santa Maria della Vita per motivi pratici, ossia per facilitare l’esposizione al pubblico del gioiello.

La nascita di Luigi XIV di Borbone, Re di Francia e Navarra detto Re Sole (5 settembre 1638 – 1 settembre 1715), avvenne dopo 23 anni di matrimonio tra Luigi XIII e Anna d’Austria. Non aveva ancora compiuto cinque anni quando ereditò il trono di Francia ma non prese realmente in mano il governo fino alla morte del suo primo ministro, il Cardinale Mazarino, avvenuta nel 1661. Luigi, che è noto anche come il Re Sole, governò sulla Francia per oltre settant’anni. Più di qualsiasi altro monarca francese ed europeo. Sposò l'infanta di Spagna Maria Teresa d’Austria (1638-1683), figlia di Filippo IV Asburgo e di Elisabetta di Francia da cui ebbe cinque figli. Durante il suo regno la Francia fu la dominatrice e il modello culturale dell’intera Europa; si deve al Re Sole la trasformazione della monarchia francese in monarchia assoluta in funzione di una precisa strategia volta a ridurre il potere della nobiltà, fino ad allora sempre pronta ad interferire nelle scelte politiche della corona (la cosiddetta Fronda). La frase che gli viene spesso attribuita, «L’État, c’est moi!» («Lo Stato sono io!»), è molto probabilmente apocrifa, giacché il suo regno fu contrassegnato da grandi progressi nel diritto pubblico, proprio nella distinzione tra la persona fisica del re e lo Stato, mentre più veritiera appare l'altra frase celebre attribuitagli sul letto di morte: «Je m’en vais, mais l’État demeurera toujours» («Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre»).

Il Conte Carlo Cesare Marchese di Malvasia (Bologna, 1616 – Bologna, 1693) nacque da nobile famiglia bolognese e in giovinezza fu allievo dei pittori Giacinto Campana e Giacomo Cavedone. In gioventù combatté sotto la guida del cugino Cornelio Malvasia senatore bolognese e generale dell’esercito del Papa Urbano VIII. Colto da gravissima malattia abbandonò la vita militare ed abbracciò lo studio ecclesiastico divenendo sacerdote e canonico della cattedrale di San Pietro nel 1662, docente di giurisprudenza all’Università di Bologna, nel 1653 si licenziò anche in teologia. Storico dell’arte, poeta dilettante fece parte dell’Accademia dei Gelati con lo pseudonimo di Ascoso. Celebre testimone della scuola pittorica emiliana i suoi scritti costituiscono una delle migliori fonti per lo studio dell’arte dei Carracci, della loro scuola e del “Divino” Guido Reni. Tra altre opere è autore dei volumi Felsina Pittrice – Vite dé pittori bolognesi (1678), la nota raccolta di biografie di artisti operanti in città; Pitture di Bologna (1686) una guida artistica della Bologna del XVII sec., e il Claustro di San Michele in Bosco di Bologna dipinto dal famoso Lodovico Carracci (1694). Grazie ai buoni uffici del cugino Cornelio Malvasia che era diventato Maresciallo dell’esercito francese, dedicò il suo libro più celebre la Felsina Pittrice a Luigi XIV Re di Francia, il famoso Re Sole. Questi in cambio della dedica donò al nostro Conte due quadri che però pare venissero trafugati da ignoti durante il trasferimento in Italia. A seguito di un’accorata lettera al Re da parte del Conte Malvasia egli gli fece arrivare infine il famoso gioiello con il proprio ritratto; forse unico modello di gioiello con ritratto del Borbone rimasto intatto. Il gioiello fu poi donato per testamento nel 1692 all’Arciconfraternita della Vita e da Essa dopo la soppressione napoleonica agli Ospedali Cittadini poi Ospedale Maggiore ed infine all’Azienda USL della Città a cui appartiene tutt’ora. In seguito a convenzione il gioiello è affidato per la custodia ed esposizione al Museo della Sanità e dell’Assistenza e quindi alla Fondazione Carisbo all’interno del progetto Genus Bononiae. Musei nella città, percorso museale che ha visto nel maggio 2010 la riapertura del Complesso di Santa Maria della Vita a seguito dei lavori di restauro della grande cupola e delle facciate.