Gino Marotta – Luci d’artificio

Venezia - 02/06/2011 : 30/10/2011

“Naturale-Artificiale è una tematica cardine dell’opera di Marotta. ‘Sono insegne stampate sotto vuoto come le insegne pubblicitarie, illuminate con le luci al neon esattamente come nella pubblicità’…

Informazioni

  • Luogo: CASERMA CORNOLDI
  • Indirizzo: Riva degli Schiavoni Castello 4142 Venezia - Venezia - Veneto
  • Quando: dal 02/06/2011 - al 30/10/2011
  • Vernissage: 02/06/2011 ore 19
  • Curatori: Laura Cherubini
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Editori: CHRISTIAN MARETTI

Comunicato stampa

“Naturale-Artificiale è una tematica cardine dell’opera di Marotta. ‘Sono insegne stampate sotto vuoto come le
insegne pubblicitarie, illuminate con le luci al neon esattamente come nella pubblicità’…
I lavori con la luce sono legati a un’idea di modernità che l’artista intende come libera progressione di vita. ‘Faccio
con grande passione cose inutili, che non servono a niente se non a partecipare al grande corteo del moderno’…
‘Marotta sa che cosa è un cantiere e un’officina. Sa cos’è l’industria, il laboratorio, il progetto. Ha esprit de technique
da vendere’, così descrive il giovane Marotta il poeta Leonardo Sinisgalli


Sono aspetti molto importanti, anzi io direi che Marotta è stato uno dei primi artisti a proporre una sinergia
con l’industria, a evidenziare le affinità tra arte e design, a capire che se l’arte vuole tornare a disegnare la vita
dell’uomo e le sue città, come nella grande stagione della Roma barocca, deve farlo attraverso la tecnologia e la
cultura d’impresa. Con il metacrilato (o perspex) Marotta trova il suo materiale, che descrive come ‘l’unico materiale
resistente che non degenera, perché è un materiale altamente tecnologico’. Il contraltare saranno le balle di
paglia con le quali Marotta, invitato da Germano Celant alla manifestazione Arte povera+azioni povere ad Amalfi
nel 1968, costruirà nel contesto urbano Giardino all’italiana. Se, come ci ha indicato Bachelard con il concetto di
immaginazione materiale, a ogni immaginario è necessaria una propria materia, a una nuova immaginazione deve
corrispondere un nuovo materiale, ed ecco che Marotta lo scopre in questo ‘materiale squallido e freddo’. ‘Campiture
del diafano’ dirà con folgorante linguaggio Emilio Villa, e ancora ‘tumulti della trasparenza’.
…Il perspex sembra quasi la trasposizione artificiale di materie processuali come l’aria e l’acqua, ma anche e soprattutto
la luce, la più immateriale delle sostanze. E’ in un certo senso il materiale stesso, il metacrilato, a generare
quasi per necessità, l’introduzione della luce.
‘Ho usato il colore-luce invece del colore/materia…Credo che sia importante rivendicare questo uso della luce immateriale
come colore, colore che però ha una sua valenza di modernità, non pittoricistica, non naturalistica. Avere
introdotto nella visione e nella conoscenza questa idea della luce artificiale che non fa riferimento alla pittura di
tradizione, mi sembra che sia un fatto profondamente innovativo’. Tutta la poetica di Gino Marotta è fondamentalmente
antinaturalistica…
In questa messa in trasparenza del pensiero le opere di perspex e luce di Marotta appaiono progettate con chiarezza
attraverso nozioni della scienza e cognizioni della tecnologia, costruite con precisione e al tempo stesso idealmente
decostruite, come un bambino immagina di vedere l’interno del proprio giocattolo. E’ stato notato più volte che una
caratteristica fondamentale di queste opere sia quella di lasciar vedere il proprio interno, i procedimenti di costruzione:
questo è un altro segno dell’appartenenza di Marotta alla grande linea culturale della modernità”.
Laura Cherubini