Quale tipo di relazione intercorre tra il centro e la periferia di Reggio Calabria? Quali le zone periferiche e quali gli spazi collettivi? Esiste un'identità condivisa per Reggio? Se esiste, si possono individuare zone di frattura, in cui l'identità vacilla e soccombe alle variabili esterne alla comunità stessa? Sei artisti rispondono a queste domande attraverso la fotografia, la scultura e la performance.

Informazioni

Comunicato stampa

Quale tipo di relazione intercorre tra il centro e la periferia di Reggio Calabria? Quali le zone periferiche e quali gli spazi collettivi? Esiste un'identità condivisa per Reggio? Se esiste, si possono individuare zone di frattura, in cui l'identità vacilla e soccombe alle variabili esterne alla comunità stessa?

Sei artisti rispondono a queste domande attraverso la fotografia, la scultura e la performance. Sei i campi d'indagine scelti per circoscrivere la ricerca: periferia, emarginazione, corpo, memoria, identità, monumento storico, affidati rispettivamente a Ninni Donato, Fabio Itri, Taciana Coimbra, Mariadora Varano, Nadia Giovinazzo, Maria Teresa Oliva



Sei concetti e azioni presi in prestito dal dibattito “centro / periferia” per riflettere sulla struttura urbana e sociale della città di Reggio Calabria attraverso l'arte.

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Fratture urbane

All'indomani della costituzione dell'Unione Europea, si sono incrementati gli studi intorno al concetto di identità e di comunità e l'arte contemporanea si è rivelata ottimo strumento di riflessione sul tema, avendo esplorato dinamiche sociali complesse con la sensibilità e al contempo la forza espressiva che le sono proprie.

Dal macrocosmo europeo ad un microcosmo urbano come Reggio Calabria alcuni elementi si ripetono altri se ne aggiungono: la periferia si caratterizza per aspetti tipici dei luoghi “al margine”, ma anche per essere un territorio suddiviso in 51 frazioni, a sua volta intramezzato da fiumare e strade impervie, che danno luogo ad una vera divisione, o frattura piuttosto, tra il “centro” città e i suoi “satelliti”. Le differenze che emergono tra le due zone mostrano discrepanze e peculiarità, rotture e convergenze, curve e rettilinei, ma anche punti di tensione dove le fratture si manifestano e le proprietà intrinseche all'urbe escono allo scoperto. Non estranei ma anzi motori del processo sono gli abitanti. L' attenzione cade quindi sulla civitas, parte attiva del tessuto sociale, soggetta a continue trasformazioni, influenzate anche dall'apparato architettonico e civile che la circonda.

La definizione dell'identità di una comunità è il nucleo intorno al quale si costituisce la civitas. Il riconoscimento dei luoghi collettivi, quali per esempio chiese, piazze, palazzi, che hanno fatto da sfondo alle vicende storiche del tessuto cittadino, insieme alle relazioni e agli scambi interpersonali che in quegli stessi spazi si sono strutturati, sono fattori importanti per il riconoscimento di un'identità condivisa.

Alla luce di queste premesse, particolare risulta quindi il caso di Reggio che accanto ad un illustre passato annovera anche secoli e secoli il cui fluire è stato tragicamente spezzato da disastri sismici e conseguenti vuoti, tanto che alcuni studiosi parlano di una città “senza memoria”.

Se per una comunità “ la lotta per l'identità è vitale ed essenziale alla sopravvivenza: vita o morte sono per essa legate allo spazio sociale concesso o negato”, la mostra si propone attraverso lo sguardo degli artisti di gettare le basi per una riflessione consapevole e organica sull'identità di Reggio Calabria e sulla consapevolezza del vedere, conoscere e vivere i suoi spazi.

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Corpo

In alcune pratiche performative l'assunto stesso dell'azione si basa sulla percezione del corpo inteso come luogo/ spazio collettivo.

Taciana Coimbra nasce nel 1977 a Recife in Brasile. Laureata in arti plastiche presso l'Università Federale di Pernambuco-Brasile, si trasferisce successivamente a Reggio Calabria, dove ha frequentato l'Accademia di Belle Arti. La sua ricerca spazia dalla pittura all'installazione - con esiti dai colori brillanti e forme primitive - alla performance, dove rivela un' ancestrale grazia di movimenti corporei e stati d'animo che esplorano sinapsi sociali e psichiche in armonia o in discontinuità con l'ambiente esterno.


Periferia

La periferia vista sul piano urbanistico-architettonico permette di comprendere l'espansione di questo spazio in termini di qualità delle scelte politico-amministrative, nonché estetico-formali.

Ninni Donato nasce nel 1959 a Reggio Calabria, dove vive e lavora. Di formazione umanistica, l'interesse per il reportage e la street photograpy, inducono l'artista alla sperimentazione della camera oscura e delle tecniche fotografiche. Negli anni, la sua ricerca si orienta verso le relazioni che intercorrono tra spettacolarizzazione e immagine mediata. L'icona rappresentata e nello stesso tempo dissacrata, l'immagine osannata e consapevolmente denigrata in quanto “oggetto” seriale, divengono elementi costanti della sua ricerca.


Identità

Nell'epoca della post spettacolarizzazione, l' identità si è persa o vacilla, tanto frammentata quanto bramata è mezzo per giungere ad una collettività consapevole.

Nadia Giovinazzo nasce nel 1985 a Taurianova (RC), dove vive e lavora. Si diploma nel 2011 presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Attraverso gli scatti fotografici l'artista compone un diario senza “memoria”. Soggetto dei suoi scatti spesso se stessa, all'insegna di un utilizzo del mezzo fotografico quale motore di ricerca della propria identità. Sulla scia delle sperimentazioni degli anni '70 di Sindy Schermann o dell'italiano Luigi Ontani, la fotografia di Nadia si colora di una freschezza e di una “ingenuità relazionale” propria al nostro tempo.


Emarginazione

In periferia o in centro gli occhi dell'emarginazione sociale, culturale, economica vivono l'umanità svuotata da veloci gesti e rapide parole. E il tempo è come se corresse.

Fabio Itri (1978) vive e lavora a Reggio Calabria. Laureato in Filosofia, si specializza in Comunicazione Pubblicitaria. Da autodidatta approda alla fotografia circa due anni fa, i suoi scatti, soprattutto street e portraits, sono una sorta di rappresentazione soggettiva dell' immaginario. Le strade si popolano di passanti dei quali l' obiettivo coglie fratture, ombre, gioie e dolori. Nei particolari si scorge la bellezza e insieme la decadenza del reale racchiuso in un'immagine che non commuove ma rende partecipi degli accidenti dell'umano agire.


Monumento storico

Il monumento storico e la sua disgregazione estetica nelle mani dei linguaggi contemporanei sono negli ultimi decenni al centro del dibattito sul decoro urbano.

Maria Teresa Oliva vive e lavora a Reggio Calabria. La sua formazione artistica avviene a Roma, presso l'Accademia di Belle Arti, sotto la guida del maestro Emilio Greco. L'artista lavora l'argilla, il marmo, i metalli, plasmando la materia, accompagnandola passo passo attraverso tutti i processi prettamente manuali che la lavorazione comporta. Questo percorso assume così i contorni di un afona guerriglia tra l'Artista e la Materia, capace di evocare suggestioni cariche di spiritualità.


Memoria

La memoria è ciò che lega passato, presente e futuro: è la madeleine di Marcel Proust, è la Parigi di Walter Benjamin, è l'atmosfera rarefatta di Eugène Atget.

Mariadora Varano nasce a Catania nel 1982, attualmente vive e lavora a Reggio Calabria. Laureata in Giurisprudenza, l'approccio alla fotografia avviene da autodidatta. L'attesa insieme alla sorpresa dell'immagine che perde i suoi contorni tridimensionali per approdare a superficie piana, fa trapelare in realtà prospettive della memoria. Lo scatto rivela essenze di architetture e di situazioni, il bianco e nero scopre le infinite varianti degli apparenti grigi quotidiani.