Fratelli d’Italia #2

Roma - 08/06/2011 : 21/06/2011

"Fratelli d'Italia" è un omaggio al nostro inno, alla nostra storia. Una testimonianza di fratellanza, una lunga e inconsueta passeggiata tra le pieghe dell’arte contemporanea del nostro paese. Protagonisti del secondo appuntamento sono Simone Racheli (Toscana), Alberto Di Fabio (Abruzzo) e Max Rohr (Trentino Alto Adige).

Informazioni

Comunicato stampa

I 150 anni dell’Unità d’Italia noi li festeggiamo così: con una mostra corale, un ambizioso progetto che vede coinvolti venti artisti, uno per ogni regione, scelti in base al loro luogo di nascita

Dalle Alpi alla Sicilia, sfileranno in galleria, in gruppi di tre, i lavori di Bruno Benuzzi (Sardegna), Enrica Borghi (Piemonte), Maurizio Cannavacciuolo (Campania), Adrea Chiesi (Emilia Romagna), Fabrice De Nola (Sicilia), Alberto Di Fabio (Abruzzo), Tamara Ferioli (Lombardia), Ettore Frani (Molise), Sarah Ledda (Valle d’Aosta), Tommaso Lisanti (Basilicata), Carla Mattii (Marche), Franco Passalacqua (Umbria), Simone Racheli (Toscana), Ascanio Renda (Calabria), Max Rohr (Trentino Alto Adige), Massimo Ruiu (Puglia), Serse (Veneto), Antonio Sofianopulo (Friuli Venezia Giulia), Francesca Tulli (Lazio), Corrado Zeni (Liguria),
Il progetto espositivo è articolato in otto appuntamenti, dal 25 maggio al 25 novembre, uno ogni due settimane. Di ogni artista saranno presentate due o tre opere a sua scelta, una terza sarà realizzata appositamente su un supporto della forma della regione di appartenenza, per l’ultimo appuntamento, che vedrà coinvolti tutti gli artisti, che uniti, pur nella diversità di stili, tecniche e linguaggi, ricomporranno la cartina della nostra nazione.
"Fratelli d'Italia" è un omaggio al nostro inno, alla nostra storia. Una testimonianza di fratellanza, una lunga e inconsueta passeggiata tra le pieghe dell’arte contemporanea del nostro paese.
Pittura, scultura, installazioni, si susseguiranno, senza sosta, fino alla fine del 2011, più di 60 opere, attraverso le quali sarà possibile stabilire dialoghi e confronti, stimolare riflessioni e delineare nuovi e inaspettati orizzonti.


Calendario mostre



25 maggio - 7 giugno TAMARA FERIOLI - ETTORE FRANI -CARLA MATTII

8 giugno - 21 giugno ALBERTO DI FABIO - SIMONE RACHELI - MAX ROHR

22 giugno - 5 luglio MAURIZIO CANNAVACCIUOLO - FRANCO PASSALACQUA - CORRADO ZENI

6 luglio - 19 luglio BRUNO BENUZZI - SARAH LEDDA - ANTONIO SOFIANOPULO

21 settembre - 4 ottobre FABRICE DE NOLA - TOMMASO LISANTI - MASSIMO RUIU

5 ottobre - 18 ottobre ENRICA BORGHI - ANDREA CHIESI - FRANCESCA TULLI

19 ottobre -1 novembre ASCANIO RENDA - SERSE

9 novembre - 25 novembre FRATELLI D’ITALIA - PRESENTAZIONE CATALOGO

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secondo appuntamento
mercoledì 8 giugno 2011 ore 18
Protagonisti del secondo appuntamento sono Simone Racheli (Toscana), Alberto Di Fabio (Abruzzo) e Max Rohr (Trentino Alto Adige).

Entrare nell’universo di Alberto Di Fabio (Avezzano 1966), è come compiere un viaggio al confine tra galassie e sinapsi. Forme geometriche, macchie, gangli, nebulose, elementi puntiformi simili a ventose di polipi si materializzano nelle sue tele, piccole e gigantesce, giocate sui toni dei blu e dei rosa. Natura e artificio, terra e cosmo, luce e oscurità, microscopico e ciclopico convivono in instabile equilibrio. Ha iniziato dipingendo montagne. Oggi rappresenta visioni in bilico tra realtà terrestri e fantasie intergalattiche. Mescola scienza e arte, si perde nelle spirali del DNA, per riemergere con gli occhi colmi di luce e spazi che trasfigura nelle sue tele. Con una sinapsi in costante collegamento con Giotto, MIchelangelo e De Chirico.

Simone Racheli (Firenze 1966) disegna umanoidi inverosimili a caccia di identità. Scorticati e privati di ogni protezione epiteliale, nervi e muscoli allo scoperto, sfidano lo stomaco degli gli umani benpensanti, ai quali è richiesta una indubitabile dose di equilibrio e solidità interiore. Quelli di Racheli non sono lavori buoni per tutte le stagioni. Non compiacciono quasi nessuno. Mettono in discussione quasi tutto. Perturbanti dispositivi di rimozione di ogni stereotipo e luogo comune. Più li guardiamo e più si fa strada nella nostra mente la vacuità della quale ci circondiamo ogni giorno. Nella nostra corsa all’accumulo indiscriminato di oggetti, ai quali abbiamo persino dato dignità di pensiero, in realtà gli unici, e ormai inanimati oggetti, ai quali è stata sottratta ogni velleità di ragionamento autonomo, siamo solo noi.


Per Max Rohr (Bolzano 1960), le cose non esistono senza lo sguardo che le vede. E le risposte che ci diamo sono solo delle conclusioni di comodo. Messa così la storia, sembrerebbe non esserci più scampo per nessuno e più nulla da dire. Per fortuna la realtà supera l’immaginazione e riesce a stupirci ogni volta. Anche Rohr contempla stupito la stupidità umana. Neutra e asettica occupa silenziosa la scena dei suoi dipinti. Qualcuno di noi ha sentito parlare della seconda mente, di quel secondo cervello, che in realtà sarebbe il primo, nascosto tra le viscere del nostro tronco, lo stomaco. Così, come nella migliore tradizione surrealista, nei corpi di Rohr, si materializzano paesaggi tristi e desolati interpolati da attrezzi di lavoro. Visioni anemiche e disidratate, prossime al collasso.