Failing Grace

Milano - 15/09/2011 : 23/12/2011

Attraverso l'opera degli artisti invitati Failing Grace tende ad esplorare il sentimento della “grazia” in relazione all'esperienza contemporanea. In un'antologia di materie e tecniche eterogenee, dalla pittura ad olio ed acquarello alle sculture in ceramica e in poliuretano, ogni lavoro propone l'emergere di un nuovo modello rispetto all'ordine della “grazia”.

Informazioni

Comunicato stampa

La galleria Jerome Zodo Contemporary è lieta presentare Failing Grace, collettiva che vede per la prima volta insieme quattro artisti internazionali: Robert Langennegger, Enrique Marty, Steven Montgomery, , Erik Thor Sandberg. La mostra inaugura giovedì 15 settembre 2011 alle ore 18:00, in occasione della VI Edizione di STARTMILANO, presso lo spazio di via Lambro 7, in Milano.
Attraverso l'opera degli artisti invitati Failing Grace tende ad esplorare il sentimento della “grazia” in relazione all'esperienza contemporanea

In un'antologia di materie e tecniche eterogenee, dalla pittura ad olio ed acquarello alle sculture in ceramica e in poliuretano, ogni lavoro propone l'emergere di un nuovo modello rispetto all'ordine della “grazia”.
L'espressione grazia trova nell'etimologia latina di gratia, il significato di riconoscenza, favore e beneficio. Nel corso della storia al significato sono state attribuite diverse polisemie, spesso adottate indifferentemente rispetto a Dio, a una persona o ad un oggetto bello ed attraente o in relazione ad un atto benefico, privato, pubblico e giuridico. Nel cristianesimo si riconosce alla grazia, il dono gratuito della salvezza che Dio fa all'uomo indipendentemente dai suoi meriti [gratia quia gratis datur]. Sul piano estetico il termine viene associato all'armonia naturale o acquisita di un corpo, capace di esprimere bellezza, esteriore quanto d'animo. La grazia svolge un ruolo fondamentale nelle arti e nelle poetiche rinascimentali, è tradotta dal Vasari e da Leonardo Da Vinci, con la formula «je ne sais quoi» «quel non so che» che trasfigura l'opera d'arte, espressione di un'incognita che tuttavia dell'arte costituisce l'elemento essenziale.
La prospettiva lungo la quale si muove il percorso espositivo evidenzia quanto nelle dinamiche odierne e nella ricerca artistica portata avanti da questi autori, si siano profilati contorni e sfumature diverse e sempre più lontane dalla classica concezione. Failing Grace presenta un'anatomia di opere postume alla condizione della grazia, ogni artista fa denuncia e rivela a suo modo, lo stato di crisi in cui tende oggi il sentimento della grazia, mettendo in luce la sua caducità e la desacralizzazione. I lavori sotto varie forme, tecniche ed espressioni esaltano i deterrenti di questo passaggio: soggetti, elementi, eventi o fattori che hanno indirizzato nell'uomo contemporaneo, un processo di autonomia e di indipendenza da una certa estetica, etica e morale.
Nel film di Terrence Malick Tree of Life (2011), presentato all'ultimo Festival di Cannes e vincitore della Palma d'Oro – si fa riferimento proprio al carattere labile e trasgressivo dell'uomo moderno, in bilico fra natura come istinto bestiale e vita devota “Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia”. La grazia e la sua negazione sono i poli su cui viene rappresentata la scala di valori per la conoscenza dell'essere umano e dell'universo, l'antitesi diviene l'espressione di un certo disagio e malessere, l'epifania di una condotta che cerca nell'abbandono il principio ordinatore del vivere contemporaneo.

Realizzate principalmente ad olio e acrilico, su grande e media dimensione, le pitture del giovane artista filippino Robert Langennegger (St. Gallen, Svizzera, 1983) per la prima volta esibite in Italia, ripetono le frequenze di un sentimento violato, che in un esercizio più narrativo e didascalico, offrono voce al lato oscuro e trasgressivo della natura umana. I suoi personaggi, biblici, politici o comuni mortali, sfidano ogni convenzione etica e sociale, in cui si rende evidente la negazione di ogni forma di grazia. Fra simpatica ironia e psicopatologia, Robert Langennegger inventa barbare mitologie in cui gli idoli sono resi a bestie, venendo sviscerati in tutte le loro contraddizioni. Nelle sue opere prende vita il carattere più primitivo e brutale della pratica artistica, memoria non solo della propria terra d'origine ma conferma di un'arte capace di farsi beffa dell'assurdità dell'uomo.
Robert Langennegger vive e lavora a Manila, nelle Filippine. Ha studiato Belle Arti presso il Kalayaan College ed è principalmente attivo sulla scena asiatica contemporanea, con diverse mostre fra Makati City, Quenzon City (Filippine) e Singapore. Nel 2011 esordisce in Europa con una personale presso la galleria Zimmermann di Graz, in Austria.

Figura singolare dell'arte contemporanea spagnola, Enrique Marty (Salamanca, Spagna, 1969) ritorna in Italia a distanza di anni dalla sua ultima partecipazione alla Biennale di Venezia, nel 2001 e nel 2005. L'opera dell'artista spagnolo attraversa diversi linguaggi, principalmente pittura e scultura. Interessato alla ricerca dei significati esistenziali, Enrique Marty fa dell'essere umano il protagonista assoluto delle sue opere: i suoi personaggi sembrano rintracciare le celebri pagine dei Miserabili di Victor Hugo, spiriti duri e ribelli, anime perse e grottesche, estrapolate da un ambiente sociale che resta sempre ai margini della “normalità”. Attraverso un percorso che lo porta a selezionare episodi e soggetti di vita quotidiana, l'artista colleziona una serie di ritratti e d'immagini da posa fotografica, ostaggi della propria immaginazione e della cultura mediatica. Nel gruppo scultoreo Children Parents (2009) e A Sleepwalker Noelia (2010) come negli acquarelli, le figure assumono la realtà in maniera profonda, rivelando senso d'angoscia nelle forme e nei vezzi. Il corpo diviene il mezzo per esprimere il rifiuto di una certa bellezza canonica, rinunciando al grazioso e ai suoi moti, Enrique Marty affronta il lato oscuro e sinistro della psiche umana, finendo per abbracciare e condividere un'estetica sgraziata, forse tradita dagli effetti del vivere oggi.
Enrique Marty vive e lavora a Salamanca, in Spagna. Principalmente noto alla scena europea, vanta di molte ed di importanti mostre museali e manifestazioni internazionali, tra le personali si ricordano: al Museo Nazionale e Centro di Arte Contemporanea REINA SOFIA, di Madrid in Spagna; Kunsthalle Mannheim, a Mannheim, in Germania; al Gemeentemuseum. A Den Haag, nei Paesi Bassi; al MUSAC di Leon, Spagna; all'Artspace Witzenhausen, ad Amsterdam; al Museo di Arte Contemporanea, di QuerŽtaro e il Museum of Contemporary Art, (MAC0) di Oaxaca, in Messico. Tra le collettive si ricordano: al P.S.1 MOMA Contemporary Art Center, di New York, USA; all'Ensor and Contemporary Art, SMAK, a Gent, in Belgio; Het Valkhof Museum nei Paesi Bassi; al Museo Nacional de Bellas Artes, a Buenos Aires, in Argentina; ARTIUM, a Vitoria, in Spagna; GAM, Galleria di Arte Moderna di Torino; Freemantle Art Centre, a Perth, in Australia. Le opere di Enrique Marty sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private: collezione Verdec, Belgio; al Kunsthalle Mannheim, in Germania; al Marugame Hirai Museum of Art, in Giappone; al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofa, Madrid, in Spagna; al M.U.S.A.C. (Museo de Arte Contempor‡neo de Castilla y Leon), Leon, in Spagna; al Museo Patio Herreriano, Valladolid, in Spagna; Het Valkhof Museum, a Nijmegen, Paesi Bassi.

Composto argilloso particolarmente duttile e malleabile, la ceramica è il materiale che l'artista statunitense Steven Montgomery (Detroit, U.S.A., 1954) predilige utilizzare per le sue opere. Intento alla creazione di un immaginario post-apocalittico, Steven Montgomery realizza sculture imponenti e massicce che riproducono in modo autentico elementi del mondo industriale, come le viti, i bulloni e le chiavi della serie Test Site (2006) e Red Wrench (2011), qui proposte in esclusiva italiana. Il suo lavoro porta lo spettatore a conoscere una poetica della rovina, alcune parti di questi lavori sono in evidente stato di decomposizione, apparentemente usurati dal tempo divengono il pretesto per allargare la riflessione alla decadenza sociale ed intellettuale della nostra epoca. Questa pratica evidenzia il passaggio dell'interesse artistico, che dalla natura come unica fonte e forma di bellezza, passa al mondo dell'artificio e del disumano, denunciando altresì il proprio stato di crisi.
Steven Montgomery vive e lavora a New York. Le sue opere sono presenti nei più importanti musei statunitensi, fra cui: il Metropolitan di New York; l'American Museum of Art di Washington; il Museo di Arte e Design di New York; l'Everson Museum of Art, a Syracuse; Mint Museum of Art, a Charlotte (NY); Daum Museum of Contemporary Art a Sedelia (MO); Racine Museum of Art, a Racine (WI). Fra le collezioni pubbliche estere: Il Museum of Shigaraky Ceramics Art Center and Cultural Park, Shigaraki, in Giappone; il National Museum of History e il Tapei County Yingge Museum, a Tapei, Taiwan; l'Icheon World Ceramic Center, a Icheon nel Sud della Corea.

Per il pittore americano Erik Thor Sandberg (Quantico, VA, U.S.A. 1975) l'incontro con l'esperienza estetica si rivela come un viaggio a ritroso nella tradizione pittorica. Il riferimento all'antica scuola fiamminga di Hieronymus Bosch e di Pieter Bruegel, si risolve nella scelta di soggetti allegorici, principalmente femminili, e nell'adozione di un realismo metodico. Attraverso umorismo e senso tragico, Erik Thor Sandeberg scioglie il mistero del reale avvalendosi di simbologie che rimandano ad un universo nascosto e trascendente. I suoi personaggi confessano un profondo risvolto psicologico sospeso fra vulnerabilità e sofferenza, portato sempre al limite della provocazione. La dimestichezza con la materia pittorica porta a riscoprire il fascino della dolcezza, morbidezza, vaghezza, leggiadra ed eleganza [Vasari] delle pose, tipico della bellezza classica. Tuttavia l'iniezione con elementi estranei o bizzarri come il paraorecchie di peluche nell'opera Concession III (2007) o la bomboletta spray e l'infradito in Alterations (2010), suggeriscono l'inevitabile confronto con la cultura contemporanea, sfiorando la sottile linea fra attrazione e repulsione, fra sacro e profano.
Erik Thor Sandberg è presente soprattutto sulla scena americana con diverse mostre fra New York e Washington, dove vive e lavora. Il suo lavoro ha ricevuto particolare attenzione dalla stampa di settore, ARTFORUM ne celebra l'importanza per le sue personali presso la galleria Conner Contemporary di Washington. L'artista è presente in diverse collezioni pubbliche e private: alla Rubell Family Collection di Miami; Bollag-Rothschild Collection, in Svizzera; Brown Collection nei Paesi Bassi; Cohen Collection di Città del Messico; DeWoody Collection di New York; Barbara and Aaron Levine Collection, Ognibene Collection e la Podesta Collection, di Washington.