Enrica Turri

Colmegna - 08/09/2011 : 29/09/2011

La figlia dell'artista, a sei anni dalla sua scomparsa, propone una serie di opere nella magica location dell'Hotel Camin di Colmegna sul lago Maggiore.

Informazioni

  • Luogo: HOTEL CAMIN
  • Indirizzo: Via Palazzi 1 (21016) - Colmegna - Lombardia
  • Quando: dal 08/09/2011 - al 29/09/2011
  • Vernissage: 08/09/2011 ore 17-19
  • Autori: Enrica Turri
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Email: info@spaziolavit.com

Comunicato stampa

Lo Spazio Lavit e Patrizia Bonacina, figlia dell'artista,a sei anni dalla scomparsa, propongono una serie di opere della Enrica Turri Bonacina nella magica location dell'HOTEL CAMIN di COLMEGNA sul lago Maggiore.

Vernissage giovedì 8 alle ore 17.00 a Colmegna.

Enrica Turri nasce a Somma Lombardo il 10 gennaio 1917.

Frequenta il Liceo Artistico a Milano e poi l’Accademia di Brera seguendo gli insegnamenti del maestro chiarista Gino Moro presso il suo studio sempre a Milano potendo così dare gli esami privatamente.

Questo fu un periodo entusiasmante e creativo

Il mondo dei maestri chiaristi che ha potuto conoscere ed incontrare come De Rocchi, Spilimbergo diede l’impronta alla sua arte per tutto il corso della sua vita.

Nel 1927 la famiglia si trasferisce a Varese ed Enrica inizia a frequentare anche gli artisti varesini tra cui lo scultore Angelo Frattini e nel suo studio incontra il futuro marito Luigi Bonacina.

La giovane coppia frequenta artisti, poeti, musicisti architetti e psichiatri coinvolti nella voglia di rinascita del dopo-guerra. Tra questi Angelo Frattini, Luciano Ferriani, Aldo Guenzani, Paolo Conti,Carluccio Prevosti ,Dino Balduzzi .

E’ tra le prime socie del Club Soroptimist di Varese formato da donne professioniste che sarà fonte di importanti e profonde amicizie che l’accompagneranno negli anni.

Nel 1972 segue un corso di mosaico a Ravenna che le permette di esperimentare la tecnica che coincide con il suo bisogno di lavorare la materia, si cimenta nell’incisione, dipinge su ceramica e altri supporti quale vetro e ferro.

Nel 1982 trasferisce il suo studio pittorico- prima era in casa- nell’adiacente cascina in paese con spazi cinquecenteschi che le permettono di vivere un nuovo momento artistico e ritrova il suo spazio.

Nel contempo aiuta gli abitanti del rione di San Fermo nel capire che l’arte è un mezzo potente di riscatto e di cambiamento. Nasce così l’idea di una rassegna d’arte all’aperto per le vie del borgo condivisa da altri artisti illuminati che lentamente negli anni permette il recupero della dignità del quartiere.

Muore il 13 giugno 2005 . Per lei il dolore più profondo non era quello fisico, ma il “ non poter andare nel suo studio e dipingere”.