Elena Monaco

Acqui Terme - 25/06/2011 : 10/07/2011

Vi issa alte le sue vele dipinte Elena Monaco, raccontando l’angelo e l’uomo, i cavalli ed i demoni di un’Apocalisse gentile, dove il peccato della carne e la pena divina che colpisce sono velati dal simbolo di un disegno virtuoso. Vi si innestano sotto, come una spina, lungo l’intera struttura, le grandi tele materiche e monocrome di Vera Gabriella Occhetti.

Informazioni

Comunicato stampa

La struttura a capriate lignee e vetro del Movicentro di Acqui Terme delinea l’immensa carena di una nave.
Vi issa alte le sue vele dipinte Elena Monaco, raccontando l’angelo e l’uomo, i cavalli ed i demoni di un’Apocalisse gentile, dove il peccato della carne e la pena divina che colpisce sono velati dal simbolo di un disegno virtuoso. Vi si innestano sotto, come una spina, lungo l’intera struttura, le grandi tele materiche e monocrome di Vera Gabriella Occhetti, che dà forma alla vendetta divina, all’esplosione di una gloria che irradia dolore e distruzione


L’Apocalisse: il libro profetico per eccellenza vecchio di duemila anni commentato con le opere di due artiste di oggi, legate da un opposto dogmatico: la figura. L’esasperazione e di contro l’assenza della figura. E da un comune corollario: il colore. L’uso improprio del colore. Puro, raccolto dal secchiello a spatolate grumose e grevi di luminosità; e per converso distillato da punte e polveri di grafite, ricco dei lucori argentati che trascorrono l’infinita gamma iridea dei grigi, dalla madreperla al catrame.
La fede e la speranza, l’angoscia e la disperazione della profezia, sono alcune delle mille ragioni del far arte. Escono dal profondo del corpo e dello spirito, del cervello e del cuore, dell’istinto e della ragione, di ciò che si dichiara sentimento o emozione, o l’algore dell’assenza di ambedue. Si concretizzano in forme differenti a seconda dell’intensità, dell’irruenza, della meditazione, dell’amore, della sofferenza. L’uomo, scrivendo nel Libro divino d’esser stato fatto a icona di Dio, testimonia un orgoglio immenso, è la più straordinaria espressione della sua avidità di possesso sul mondo in cui vive e sulla natura che lo circonda.
Anche l’artista crede che il suo lavoro sia un privilegio: quello di creare, di poter farsi demiurgo e dare alla forma fisica qualcosa di “divino”.
E talvolta ci riesce.
(Gianfranco Schialvino)