E tra pittura E fotografia

Firenze - 08/09/2011 : 24/09/2011

“L’intento di “E” è quello di dar vita ad una congiunzione di lavori caratterizzati, oltre che dall’utilizzo del mezzo fotografico come linguaggio artistico, dall’interesse nei confronti del dettaglio.

Informazioni

Comunicato stampa

“ L’intento di “E” è quello di dar vita ad una congiunzione di lavori caratterizzati, oltre che

dall’utilizzo del mezzo fotografico come linguaggio artistico, dall’interesse nei confronti del dettaglio.

Angela Chiti, Claudia Hendel/Licia Papini e Alessandro Sardelli, infatti, partono dall’analisi

fotografica di un frammento della realtà per sviluppare una riflessione che, in base alle diverse

sensibilità, cerca di reinterpretare il visibile in maniera soggettiva, arrivando a dei risultati talvolta

lontani dal punto di partenza, ossia il reale.

Angela Chiti propone un lavoro fotografico basato sulla ricerca analitica di immagini (in)visibili

Si

tratta di scorci di superfici sulle quali vengono a crearsi involontariamente figure evocative,

mnemoniche, oniriche, segni nascosti del reale che un occhio comune fatica a cogliere ma che

l’artista, grazie alla sua sensibilità, mette in luce.

Claudia Hendel, invece, è intervenuta pittoricamente su un corpus di fotografie che rappresentano

i primi piani di un lago con foglie di ninfee, pesci e riflessi nell’acqua scattate da Licia Papini al

Meditation Garden di Encinitas (CA). La Hendel, attraverso la stesura stratificata del colore, ha

cercato di impreziosire le immagini fotografiche arrivando ad un risultato in equilibrio tra armonia e

meraviglia. L’atto pittorico, in questo caso, è carico di una forte valenza spirituale dovuta alle

suggestioni evocate dal luogo in cuisono state scattate le fotografie, un giardino per la

meditazione.

Alessandro Sardelli, infine, presenta una serie fotografica intitolata Città Nuova. Ispirato dal

desiderio di riappropriamento della storia, dell’esperienza e della tradizione, l’artista studia

minuziosamente le singole componentimarmoree dell’architettura fiorentina per poi ripresentarle in

composizioni, città nuove appunto, che non perdono di vista l’identità storica della città e che

quindi non si abbandonano alla globalizzazione dell’architettura contemporanea.”

Alessandro Gallicchio