Destinazione d’Uso

Roma - 27/06/2011 : 27/06/2011

Mostra collettiva di una sola sera all’interno di una grotta, dove per un istante prendono forma immagini, gesti e visioni che uniscono superficie e sotterranei, con gli interventi di Alessia Armeni, John Cascone, Cink-e-Cink, Linda Cuglia e Jessica Iapino, che non si limitano a presentare il proprio lavoro che ma che lo rivedono in relazione al luogo.

Informazioni

Comunicato stampa

DESTINAZIONE D’USO
A pop-up exhibition


a cura di Daniela Voso

MERCOLEDÌ 22 GIUGNO

Via Auconi 12 (angolo Via Riccardo Riccardi)

Ore 18.30

Mostra collettiva di una sola sera all’interno di una grotta, dove per un istante prendono forma immagini, gesti e visioni che uniscono superficie e sotterranei, con gli interventi di Alessia Armeni, John Cascone, Cink-e-Cink, Linda Cuglia e Jessica Iapino, che non si limitano a presentare il proprio lavoro che ma che lo rivedono in relazione al luogo



La pittura di Alessia Armeni unisce diversi piani di riproduzione del reale e propone punti di vista giocando sulla composizione dell’immagine. Luce, colore, spazio, sono i codici della sua pittura e, disposti liberamente, creano visioni inconsuete. John Cascone unisce la memoria personale a quella del luogo con Unknown Pleasure, un intervento specifico. Cink-e-Cink attivano una nuova percezione della scena e ne sottolineano i passaggi con installazioni insolite. Linda Cuglia con voluta ingenuità di linguaggio crea un luogo dell’immaginazione e recupera l’analogia tra elementi distinti e distanti tra loro, come sono il diamante, la grafite e il carbone. Jessica Iapino filma la metafora della condizione di un essere che sceglie una pausa dal mondo e, isolato, lo osserva dall’esterno senza agire. Immagine che guarda al movimento senza mai compierlo, in una tensione costante, verso di questo.


In questa alternanza di piani interni ed esterni, di pieni e di vuoti, il senso di spaesamento per la loro distanza e il desiderio di rimetterli insieme è comune, come la percezione della labilità del confine tra ciò che è emerso e ciò che non lo è.
Da qui l’idea di fare una mostra sotterranea, che esprima i diversi piani di esistenza, talmente temporanea da durare lo spazio di un istante.
Un happening di visioni. Un momento da condividere.

No High Heels