Dario Costa / Alessandro Gioiello

Napoli - 22/06/2011 : 31/07/2011

Thickness. Spessore, è così che riassumerei i lavori degli artisti Dario Costa e Alessandro Gioiello, spessore dato non solo dai materiali applicati su tela o su legno, ma anche dalla storia dell'opera: immagini di quadri dipinti facilmente riconoscibili come opere d'arte di un passato più o meno lontano, vengono decontestualizzate e fatte rivivere in chiave contemporanea.

Informazioni

Comunicato stampa

Thickness
Spessore, è così che riassumerei i lavori degli artisti Dario Costa e Alessandro Gioiello, spessore dato non solo dai materiali applicati su tela o su legno, ma anche dalla storia dell'opera: immagini di quadri dipinti facilmente riconoscibili come opere d'arte di un passato più o meno lontano, vengono decontestualizzate e fatte rivivere in chiave contemporanea.
Entrambi gli artisti fanno parte di una generazione per la quale la creazione artistica è frutto di una post-produzione: la rielaborazione in forme nuove e con nuovi significati di iconografie già note e diffuse


Privando immagini, un tempo pittoriche, del loro ''spessore'' dipinto, entrambi gli artisti forniscono alle proprie opere un altro tipo di ''spessore'', in parte metaforico, in parte materiale.

Alessandro Gioiello utilizza lana colorata polverizzata su superfici di velcro applicato su tela; una tecnica che gli consente di realizzare copie perfette di quadri celebri del passato.
Lo spessore della lana sembra rendere visibile il tempo trascorso tra la prima invenzione dell'immagine e il momento in cui Gioiello l'ha riscoperta. Un tempo che si materializza in uno strato di ''polvere'' che è ormai divenuto parte integrante dell'opera, così come quelle vegetazioni che divengono parte integrante delle immagini che abbiamo nella mente delle rovine di civiltà passate. Il suo ultimo lavoro Vesuvius in Eruption, with a View over the Islands in the Bay of Naples (circa 1776-80)”. 2011 è in grado di rimaterializzare il tempo trascorso tra un istante di più di 200 anni fa - in cui una catastrofe ha trasformato e in un certo senso plasmato il paesaggio del golfo - e i nostri giorni, in cui gli effetti di quel cataclisma, divenuti ormai dura pietra, sembrano essere dimenticati. Gioiello ha in sostanza ideato una tecnica in grado di rendere materia visibile il tempo.

Dario Costa riutilizza ciò che noi gettiamo via: in questa esposizione residui di gomma da cancellare o tappi di bottiglia.
Quale immagine si nasconde nei fondi del caffè?
Quali figure si materializzano negli stati gassosi delle nuvole?
È possibile riconoscere un'immagine familiare nel caos visivo?
Costa suggerisce all'osservatore di guardare le sue opere da due ''distanze''diverse: una distanza ravvicinata, in cui il materiale si manifesta in tutta la sua crudezza (una grande distesa di tappi colorati); e una distanza ''lontana'', nella quale la materia diventa rappresentazione di altro.
L'allontanamento dal quadro assomiglia all'azione che compiamo quando non riuscendo a risolvere un problema ce ne allontaniamo per cercarne la soluzione, allora ecco che appare un opera di Seurat o di Pelizza, grandi autori nascosti sotto l'accumulo di materiali di scarto.
Cosi come i residui di gomma da cancellare, dal risultato di un'azione che facciamo per eliminare i nostri errori, la materia recuperata, i filamenti di gomma reimpastati con il colore, divengono a loro volta opere! Come nell'autoritratto di Van Gogh.Self-portrait II, 2010.
la lettura finale è un’ironica riflessione sul rapporto tra artista e spettatori in un
mondo dominato dall’immagine e dal mercato.
A cura di Laura Iasiello