Cosa si prova ad avere un suono in testa?

Roma - 26/07/2011 : 08/08/2011

C’era uno spazio in disuso e c’era l’interesse per il suono, i segni e l’impero del linguaggio. Li abbiamo messi insieme pensando alla transitorietà di questo luogo, ex sede della Galleria Romberg ora in destinazione d’uso, e alla sua attuale natura di passaggio.

Informazioni

Comunicato stampa

COSA SI PROVA AD AVERE UN SUONO IN TESTA?
1’ traccia

Spostamenti e ridefinizioni

a cura di Elena Abbiatici e Valentina G. Levy

26 luglio - 8 agosto 2011

Opening 26 luglio – ore 19

presso NOWHERE

Piazza De Ricci 127, Roma




"Le metafore sono una cosa pericolosa. Con le metafore è meglio non scherzare. Da una sola metafora può nascere l'amore" M. Kundera
C’era uno spazio in disuso e c’era l’interesse per il suono, i segni e l’impero del linguaggio


Li abbiamo messi insieme pensando alla transitorietà di questo luogo, ex sede della Galleria Romberg ora in destinazione d’uso, e alla sua attuale natura di passaggio.
Abbiamo riflettuto sui diversi tipi di linguaggi e sulla possibilità, non solo di contaminarsi a vicenda, ma di cedersi il passo.
Accade così che da vibrazioni sonore si generino incisioni (Alessandro Fornaci), che un corpo di donna sia elevato a strumento musicale (Silvia Giambrone), che la parola ridefinisca il reale (Alessandro De Francesco), che flussi esterni, anche suoni piccoli ed insignificanti, de-soggettivati e rielaborati ci calino in nuove prospettive sensoriali dell’esistente (Roberto Pugliese).

Ci introducono nel percorso le tavole incisorie di Alessandro Fornaci (Roma, 1974; dove vive e lavora), dense di simboli e di segni ancestrali, più o meno ri-visitati, ri-considerati, ri-significati nella concezione universalistica di un presente infinito, dove passato remoto e futuro si muovono lungo la linea ciclica di un’eterna replica, nel teatro della realtà. Poco oltre le rappresentazioni grafiche dei cinque sensi nobilitati nei cinque solidi platonici - perfezione e bellezza - chiusi in una simbologia prorompente che affonda nell’astrologia, nell’alchimia, nella quintessenza. Ad impreziosire la ricerca di Fornaci è una performance dimostrativa delle sperimentazioni tecniche effettuate per ottenere, tramite vibrazioni sonore da fonti differenti, nuovi processi di stampa.

Ai piani inferiori le ridefinizioni di Alessandro De Francesco (Pisa, 1981; vive e lavora a Parigi) propongono una riflessione sugli ostacoli della comunicazione, di natura cognitiva, emotiva e socio-politica. Partendo dal problema dell’indicibilità e conseguentemente dell’impossibilità di comprensione, in mancanza di dati contestuali lineari, chiari e non contaminati, la prosa-poesia di De Francesco presenta una nuova definizione del reale e del sentito individuale, attraverso un linguaggio lirico, descrittivo e narrativo al contempo, che il poeta ama chiamare “linguaggio-mondo”. Perché la parola e i suoni identificano uno spazio-ambiente, lo descrivono, ma possono anche trasformarlo, ridefinirlo.

Esattamente come le composizioni sonore di Roberto Pugliese (Napoli, 1982; dove vive e lavora), di cui si presenta il progetto Aseptic, nato dall’incontro con musicisti improvvisatori napoletani (Mario Gabola e SEC_). Una musica di ricerca dettata da una spinta alla de-soggettivazione di flussi esterni (non soltanto sonori) - come pratica per sfuggire ad un moto accentrativo e disciplinatore proprio di ogni politica dell’individualità - si sposa con la capacità di Roberto di prelevare in tempo reale quei suoni dagli strumenti, rielaborarli e caricare di nuovi stimoli ed energie l’improvvisazione musicale: ri-significandola, quindi. Se i musicisti sono ricettori di flussi, un centro gravitazionale dei suoni circostanti, Roberto sviluppa un ulteriore processo di ricezione e ri-definizione, ad un triplo grado di distanza dalla realtà. Introduce il fruitore in altre prospettive, altre ambientazioni: lo estranea dalla percezione visiva per immergerlo in quella sonora, sottoponendo la nostra psiche ad una continua esperienza sensoriale.

Non si sottrae Silvia Giambrone (Agrigento, 1981; vive e lavora a Roma), il cui video Viola e un poco nervosamente documenta una splendida performance musicale svoltasi nel 2010 all'Upload Art Project di Trento con i musicisti dell’orchestra JFutura di Trento (Alessandro Bianchini alle percussioni e Jacopo Mazzonelli al pianoforte). Una performance dalle sonorità irripetibili, poiché a dettarne il ritmo è stato il battito cardiaco in quell’allora dell’artista, il cui corpo s’è fatto strumento musicale. L’intento artistico è dimostrare come le relazioni cambiano a seconda del significato attribuito al corpo. Il titolo Viola e un poco nervosamente è tratto dalla poesia di Vladimir Majakovskij. Nel termine “viola” la duplice accezione di strumento musicale a corde e del verbo “violare”, nel significato di infrangere. Il corpo seminudo di Silvia-donna è infatti soggetto a tutta una serie di inibizioni; che decadono nel suo divenire strumento musicale, sublimato nella suprema arte della Musica cui tutto è lecito. Una performance straordinaria per un connubio fra musica e corpo, dove la musica si incarna nel corpo e il corpo si fa medium musicale. In un infinito scambio fra concretezza ed astrazione, in un gioco metaforico di rimandi.

Sound Happenings

• 26 luglio – ore 20 di Alessandro Fornaci e Dam Cchoi.

• 8 agosto – ore 22 di Max Mattoni, guitarist & arranger.


Info e contatti:
Elena Abbiatici [email protected] 329.8792536
Valentina G. Levy [email protected] 331.8368122

Orario: su appuntamento.


Buffet offerto da Ristorante La cicala e la formica.


Dopo l’inaugurazione ci si sposterà al Teatro Valle per la proiezione di Art & Politics, un video di Elena Bellantoni realizzato in collaborazione con Davide Franceschini.