Cornici su Courmayeur

Courmayeur - 20/07/2011 : 11/09/2011

La mostra dedicata ai paesaggi e alla natura alpina che da sempre rendono unici la Perla delle Alpi. In esposizione le opere di due artisti profondamente legati a Courmayeur e al suo territorio, Alessandro Poma e Paolo Candiani.

Informazioni

Comunicato stampa

Courmayeur, 19 luglio 2011_Un modo diverso di guardare Courmayeur, non quello dell’alpinista che sfida le rocce e i vicini ghiacciai, non quello dell’appassionato della natura e della vita all’aria aperta. Ma uno sguardo particolare, attento a dettagli che agli altri sfuggono: quello dell’artista. E proprio un insieme di queste vedute, messe in cornice, sarà il tema principale di Cornici su Courmayeur, l’esposizione che si inaugura mercoledì 20 luglio alle 17.30 nelle sale del Museo Transfrontaliero del Monte Bianco, dove resterà fino all’11 settembre 2011

La mostra è articolata in due sezioni, una dedicata ad Alessandro Poma e l’altra a Paolo Candiani, con quadri che raccontano la Perla delle Alpi attraverso scorci inediti, sentieri segreti, immagini uniche, visioni di chi ha amato e frequentato la cittadina ai piedi del Monte Bianco. “Cornici su Courmayeur” è la quarta esposizione che viene proposta al Museo Transfrontaliero dall’anno della sua apertura, una quarta tappa di un percorso che mette al centro il tema de “i legami” fra il paese, il territorio e coloro che nel tempo lo hanno vissuto e ne sono rimasti catturati e affascinati.
La prima sezione della mostra ha il titolo “Alessandro Poma (1874-1960), pittore di Courmayeur”, è curata da Maria Luisa della Veneria, e racchiude le opere che l’artista realizzò durante la sua lunga residenza a Villa Pussey ai piedi del Bianco, uno dei luoghi prediletti, insieme a Villa Borghese a Roma e Villa Maresca a Piano di Sorrento. Nelle opere di Poma Courmayeur diventa un luogo dell’anima, dello spirito dell’artista. Le cronache raccontano di come per lunghi anni il pittore nato a Biella nel suo studio-rifugio di Courmayeur si lasciò suggestionare dalla bellezza della natura, degli alberi, dei sentieri in controluce e dei tramonti incentrati sui paesaggi, così sovente ritratti dal pittore nei suoi soggiorni a Courmayeur, dove morì nel 1960 ed oggi riposa.
Colori e forme del territorio del Bianco sono i protagonisti anche della seconda sezione, che propone alcune tele di Paolo Candiani (1897-1981), il grande architetto che realizzò a Courmayeur la Casa delle Guide (1949), la Villa di famiglia del Villair, la casa di Eugenio Revel
e l’Albergo Val Vény di proprietà della famiglia Thomasset. Come pittore fece poche mostre, considerando quest’arte più che altro una esigenza interiore volta alla ricerca del “segreto del mondo”, che da paesaggista lo portò a dedicare molto del suo lavoro proprio alla poesia e al mistero del territorio di Courmayeur e del Monte Bianco, rappresentati in opere che oggi, raccolte e selezionate dalla figlia Etta, vengono proposte nel cuore del paese che tanto amava.



Museo Transfrontaliero del Monte Bianco
A inaugurare lo spazio fu nel 2008 “Metamorphosis” che proponeva una visione parallela, nel tempo, di Courmayeur. Venivano infatti accostati immagini di autore-collezionista storico quale Jules Brocherel (1871-1954) con foto riprese degli stessi soggetti e dalle stesse prospettive, realizzate a colori da alcuni autori contemporanei di livello internazionale. Un modo per raccontare “le trasformazioni” della cittadina lungo un arco di quasi centocinquant’anni. L’anno successivo, nel 2009, fu la volta dell’esposizione incentrata sulla figura di Albert Smith, personaggio simbolo per Courmayeur e per “la scoperta” del Monte Bianco. Uno dei primi viaggiatori inglesi della seconda metà dell’800 che diedero vita alla Mont Blanc Mania all’origine sia dell’alpinismo moderno, che della nascita del turismo della montagna. Nell’estate 2010 gli spazi del Transfrontaliero hanno ospitato una doppia esposizione. Da una parte gli scatti unici di Hamish Fulton, l’inglese che si definisce un “walking artist”, immagini prese partendo da Courmayeur alla volta del Monte Bianco. Visioni rese concrete dal secondo artista, Eric Asselborn, autore di una suggestiva collezione dei Cristalli Del Monte Bianco.

Alessandro Poma
Nacque a Biella Piazzo nel 1874 in una grande famiglia di industriali tessili. Completati gli studi classici, frequentò la Facoltà di Giurisprudenza a Torino, che abbandonò alla soglia della laurea per dare corso alla sua vocazione di artista in un ambiente dominato da figure di spicco come Fontanesi e Delleani, Avondo e Reycend. Sul finire del XIX secolo si trasferì a Roma, nella privilegiata residenza della “Casina di Raffaello” a Villa Borghese. Dal 1901 fece parte dell’entourage di Giulio Aristide Sartorio ed ebbe frequenti contatti con il gruppo de “I XXV della Campagna Romana”, artisti che rinnovarono la tradizione pittorica della raffigurazione dal vero. Nel suo soggiorno romano Poma dipinse soprattutto paesaggi, in buona parte ispirati a Villa Borghese, ma trattò anche i temi della figura, del ritratto e delle scene di animali affollate da cigni e farfalle con un “senso istintivo di armonia, liberamente espresso in un fulgore prorompente di vividi colori” come scrisse Cecilia Pericoli Ridolfini per la mostra al Museo del Folklore di Roma nel 1983. Poma cominciò ad esporre alla Promotrice di Torino dal 1896, poi sporadicamente a Milano e Venezia, ma abbandonò l’ambiente delle mostre nel 1910 per continuare a lavorare in solitudine, convinto di meglio esprimere il proprio talento del cui valore era profondamente consapevole. Uscì volontariamente dai circuiti artistici dell’epoca e si chiuse in un isolamento quasi totale, “senza acquietarsi nel mestiere né cedere alla maniera”, come suggerì Bruno Molajoli nel 1983. Dopo varie sue visite a Courmayeur vi si trasferì definitivamente alla fine degli anni 30, lì continuando la sua intensa attività artistica. Nella bellezza dello scenario di Courmayeur e delle sue valli, Alessandro Poma dipinge anche qui con passione animali, fiori, alberi, montagne e cieli per trasmettere con la vivacità del colore intenso e puro l’amore per la natura già maturato negli anni del suo soggiorno romano. La tecnica del

pastello, su carta "George Rowney & Co” è il suo mezzo espressivo preferito per l’immediatezza della resa pittorica, anche se continua a sperimentare tecniche miste. Dal grande numero di pastelli emerge la sua visione poetica che si esprime in vortici di colore attraversati da essenziali segni grafici.

Paolo Candiani
Presidente dell’Accademia di Brera, creatore del Liceo artistico di Busto Arsizio, Paolo Candiani, architetto e pittore di fama, era soprattutto operatore culturale, instancabile scopritore di talenti e mecenate nei confronti di artisti in grado di interpretare lo spirito inquieto e per certi versi oscuro dei primi decenni del ‘900. Come architetto, negli anni ’30, Candiani seppe inserirsi nella cultura decò milanese di Portaluppi e di Giò Ponti, arrivando a firmare, alla fine degli anni ’50, diversi edifici particolarmente significativi del rinnovamento – non solo edilizio – di Busto Arsizio, sua città d’origine.Di quest’epoca, e più precisamente del 1949, sono anche la “Casa delle Guide” e la “Villa” a Courmayeur, testimonianze tangibile del legame che ha sempre unito Paolo Candiani e la sua famiglia al paese lungo una storia che ha visto anche una delle sue figlie, Etta, diventare una delle prime donne maestro di sci. Come pittore Candiani fu allievo di Cesare Tallone: fece poche mostre, considerando quest’arte più che altro una esigenza interiore. Ritrattista, paesaggista, poeta del colore, ha trovato il modo di manifestare tutta la sua esigenza interiore di voler scoprire “il segreto del mondo”, come scrive Giuseppe Pacciarotti, nel suo ricordo introduttivo al catalogo della mostra “Paolo Candiani e i primi docenti del Liceo artistico” realizzata nel 1999. “Fu soprattutto di fronte all’avvincente panorama del Monte Bianco, ai picchi aspri e forti visibili dalla sua casa a Villair - si legge ancora - che Candiani in quadri costruiti e severi seppe cogliere la solennità e la poesia della natura, e il suo mistero. per questo le possenti montagne valdostane diventarono un motivo feticcio con cui sempre confrontarsi, ‘cèzannianamente’: le fissò a grande distanza, in veduta panoramica, in modo da dar loro ampia e serena spazialità non turbata da particolari aggiuntivi e dalla presenza narrativa di figure, facendo sentire, grazie a questo sapiente equilibrio, l’appagamento raggiunto e l’emozione profondamente sentita”. La pittura “en plein air” che egli aveva pur sperimentato nel corso degli anni ’30, aveva in un certo senso ignorato i volumi immensi dei monti di Courmayeur, il respiro pieno e vasto della sfida dell’artista a una natura così imponente. L’uomo maturo, consapevole della sua solida formazione artistica e soprattutto morale, raccoglie questa “sfida” e la dispiega in tutte le stagioni e situazioni che la montagna predispone per chi la ama con intensità, rappresentandola in opere che oggi, raccolte e selezionate dalla figlia Etta, vengono proposte nel cuore del paese che tanto amava. “A Courmayeur – raccontano le figlie Enrica ed Etta – trascorreva giornate intere davanti al cavalletto: si capiva che la sua vita era per l’arte e quelli erano per lui momenti di autentica gioia”