Chiara Mu – Mi dimenticherò di te tutti i giorni

Venezia - 03/06/2011 : 04/07/2011

Con una veste bianca, scalza, Chiara Mu attende quieta i passanti. Si avvicina con cortesia e chiede se può prendere per mano la persona ed accompagnarla da una parte all’altra del campo. Non attraversa mai il campo da sola e rimane nella striscia bianca tracciata dalla decorazione pavimentale, in attesa...

Informazioni

Comunicato stampa

Sostare nel campiello molto presto al mattino e ad ogni tramonto, nella luce veneziana che sta per cambiare, ogni giorno per un mese.
Con una veste bianca, scalza, Chiara Mu attende quieta i passanti. Si avvicina con cortesia e chiede se può prendere per mano la persona ed accompagnarla da una parte all’altra del campo. Non attraversa mai il campo da sola e rimane nella striscia bianca tracciata dalla decorazione pavimentale, in attesa


L’artista cerca di interagire con i passanti in modo intimo e personale, una inusuale ma semplice richiesta che vuole significare stabilire una relazione di scambio in uno spazio quotidiano condiviso, seppur di passaggio, una reazione alla percepita freddezza ed al distacco che l’artista stessa (di origini veneziane) considera propri della città.
Questo intervento poetico specifico verrà ripreso dal fotografo e video-maker Dariusz Dziala, che collaborerà con Chiara Mu alla realizzazione, in un secondo momento, di una
mostra a coronamento del lavoro.
Tutto il progetto fa’ ampio riferiemento agli scritti di Alberto Toso Fei relativi all’immaginario popolare fantasmatico veneziano, con specifico riferimento ai: “Misteri della laguna e racconti di streghe”, “Leggende veneziane e storie di fantasmi”, “Veneziaenigma”. Venezia rappresenta infatti anche il fascino emanato dalle leggende che riportano di figure femminili, riferite come “visioni”, apparizioni in luoghi specifici che caratterizzano così lo spazio e il vissuto quotidiano ad esso legato.
L'intervento inoltre mira a rovesciare la dinamica per cui la presunta apparizione dell’intangibile diventa l’elemento che definisce l’identità del luogo, si tratta qui di incarnare la visione, renderla ossessivamente presente e frontale per poi sottrarla, la sparizione ha il fine di imprimerne la memoria nei passanti e nella pietra.
La presenza di Chiara Mu, ripetuta per un mese allo stesso orario nello stesso luogo, finisce col lavorare su molti livelli concettuali, ma su almeno due livelli spazio-temporali
ben precisi. Il primo è l'accadimento, il presente, il secondo è la reiterazione, la dilatazione del tempo, e quindi la stabilizzazione degli eventi e la loro trasformazione se non in normalità, almeno in consuetudine.
E dall'universale al particolare: l'attraversamento di Chiara lavora su Venezia, sulle sue abitudini, sul suo scenario, sulle luci del mattino e della sera e sulla gente che si reca nei luoghi di Venezia. Il secondo livello è infatti l'abitudine; l'abito con cui si veste il concetto stesso. La consuetudine è la forza dell'instaurarsi nella struttura fisica e mentale dei gesti ordinari, come un abito da vestire, come qualcosa da sapere di quell'orario crepuscolare, di quell'atmosfera e di quel luogo, qualcosa da dirsi e di cui la cui retina sentirà la mancanza non appena avrà terminato il suo decorso di apparizione.
Finchè infatti non si compirà il suo destino di apparenza al termine, sparire nel tempo innestandosi quotidianamente sempre più flebile come assenza... come dimenticanza.

__________________________________________________________________________________________


Chiara Mu
“I will forget about you every day”
(mi dimentichero’ di te tutti i giorni)
From 7 till 8 in the morning and at sunset
Campiello Scuola Grande san Giovanni Evangelista
Venezia
4 June 4 July
preview: 3 june at 19:30

Curated by: 42projekt – Micol di Veroli and Fabrizio Pizzuto
For: Edieuropa Gallery, Qui Arte Contemporanea, Roma
In collaboration with: Albunduqiyya, Venezia

She will stay in the courtyard every day, early in the morning and at sunset, in the venetian light that is changing. Chiara Mu will wait for passers‐by, she will ask to take their hand and bring them to the other side of the campiello, softly and quietly. She will not cross the courtyard alone and she will always keep herself within the white strip that decorates the fifteenth century floor. She will be waiting.
This simple but intimate way to interact with passers‐by aims to establish a relationship with the inhabitants in a public space of Venice, a city often perceived by the artist (halfvenetian herself) as “cold and detached”.
She will try to tie her presence to the chosen place in order to leave a tangible trace in the
memory of passers‐by. This intervention will be captured by the photographer and videomaker Dariusz Dziala, with whom the artist will collaborate afterwards to the realization of a photographic exhibition.
In the venetian urban context this intervention situates itself as a site‐specific project that refers quite directly to Alberto Toso Fei’s books based on venetian legends and ghost stories. These books show how specific locations have been historically characterized by accounts of alleged female figures apparitions, showing also how reality and imagination cross paths in the history of Venice.
Chiara Mu’s intervention aims to subvert the apparition’s dynamics, for which the alleged vision becomes the element that defines the place. The artist’s goal and challenge, on the opposite side, is to be persistently present in order to make her disappearance ‐after one month‐ what will define the emotional perception of that campiello in the Venetians imaginary.
Her intervention revolves around immanence and reiteration, trying to transform her presence in a habit in order to be effective once subtracted. Hence Chiara Mu will play with people’s usual and daily moves, locating herself in the changing lights of the city and always being there to impress the memory and the imaginary of the others and the stone.