Bernardí Roig – Blow-Up

Monza - 21/12/2017 : 23/03/2018

Bernardí Roig ha voluto progettare la sua mostra nella Serra della Villa Reale, un luogo di delizie che nasconde un delitto (del passato e del presente).

Informazioni

  • Luogo: VILLA REALE DI MONZA
  • Indirizzo: Viale Brianza,1 20052 - Monza - Lombardia
  • Quando: dal 21/12/2017 - al 23/03/2018
  • Vernissage: 21/12/2017
  • Autori: Bernardì Roig
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: presso Serra della Villa Reale, Monza
  • Sito web: http://www.monzaartecontemporanea.com
  • Email: marco@monzaartecontemporanea.com
  • Patrocini: MAIN SPOSOR PHILIPS Con il patrocinio di Comune di Monza, Regione Lombardia, Reggia di Monza, Rotary club, Fond. Alessio Tavecchio Con il contributo di CIACCIO Assicurazioni, MOTTURA Vini del Salento, Paolo Novella, STAZIONI Arte Catalogo di prossima pubblicazione con testi di Bernardí Roig e Alberto Zanchetta

Comunicato stampa

29 luglio 1900: Umberto I di Savoia viene assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci durante una manifestazione pubblica. Il corpo del Re, crivellato dai proiettili, giunge esanime alla Villa Reale di Monza. Per onorarne la memoria, nei pressi della residenza viene commissionata la realizzazione di una Cappella Espiatoria da parte del figlio Vittorio Emanuele III, che a seguito del tragico evento decide di non soggiornare mai nella Villa Reale



È a partire da questo misfatto che Bernardí Roig ha voluto progettare la sua mostra nella Serra della Villa Reale, un luogo di delizie che nasconde un delitto (del passato e del presente). Ispirandosi al regicidio, tutta l’esposizione ruota intorno all’occultamento di un corpo, seminascosto nella vegetazione. Ma i cinefili più esperti sapranno riconoscere in questo corpo il cadavere del film Blow-Up, il capolavoro diretto da Michelangelo Antonioni nel 1966. Nelle intenzioni dell’artista, la “anatomia del delitto” corrisponde all’anatomia stessa della mostra e delle figure che la popolano.

In questa occasione, le sculture di Roig si confrontano e dialogano con il paesaggio naturalistico, nascoste tra il fogliame e gli arbusti, obbligando lo spettatore a un percorso di ricerca e di scoperta. Proprio come accade al protagonista di Blow-Up, lo sguardo dei visitatori è invitato a seguire gli indizi di una storia che è stata pensata come un film/racconto giallo, in cui l'atto eroico del guardare affonda nella memoria e cerca di districarsi tra i meandri della psiche.

La ricerca di Bernardí Roig [Palma di Maiorca, 1965], da sempre incentrata sulla relazione e la tensione che scaturisce da immagini mnemoniche, si sviluppa sotto forma di sculture a grandezza reale. Sono calchi di persone reali rese però in modo stereotipato, affinché assomiglino le une alle altre. Ogni figura sembra sottoposta a uno sforzo/stress mentale, eccessivo e insopportabile, come se si trovassero sempre sull’orlo di una crisi che ha il suo fulcro nella testa, luogo di una “angoscia permanente” (come afferma l’artista) invasa da pensieri, dubbi, ossessioni. Ed è proprio per questo motivo che tutte le figure, nessuna esclusa, rifiutano di guardare. «Le loro palpebre (rilassate o contratte)» – scrive Alberto Zanchetta nel testo che accompagna la mostra – «stendono un velo di oscurità sugli occhi, che si protendono verso l’interno, a scrutare i propri tormenti e i pensieri più reconditi. Questi corpi si ostinano a non voler vedere: sono gusci-involucri che stanno per sgretolarsi, corrosi dai loro stessi pensieri e dal rifiuto del mondo che li circonda».

Nei giardini della Villa Reale, le sculture di Roig si aggirano solitarie, senza alcuna meta, incapaci di sfuggire al proprio disagio psichico. Come se non bastasse, in mezzo a questi corpi e alla folla dei visitatori, risuona una voce che afferma di non poter «vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo», sono le parole pronunciate da un “matto” che profetizza la fine del mondo. Una luce – artificiale, anzichè naturale, come d’abitudine nelle opere di Roig – potrebbe essere l’unica fonte di salvezza, o forse una blanda panacea alle sofferenze dell’umanità.