Bakxai

Tarquinia - 28/07/2011 : 14/08/2011

Il mondo delle Bakxai (Baccanti) in mostra al Centro d’Arte Tarquiniese raccontato attraverso le opere di Guido Sileoni e Carlo Brignola.

Informazioni

Comunicato stampa

Progetto artistico di Guido Sileoni e Carlo Brignola organizzato a cura di Zinghereria.
Pittura e scultura in mostra al C.A.T. Chiesa di S. Spirito, via delle Torri, 45 Tarquinia (VT)
dal 28 luglio al 14 agosto

Il mondo delle BAKXAI (Baccanti) in mostra al Centro d’Arte Tarquiniese raccontato attraverso le
opere di Guido Sileoni e Carlo Brignola. Dal 28 luglio al 14 agosto i due artisti presentano il loro
progetto patrocinato dall’Università Agraria di Tarquinia e organizzato a cura dell’Associazione
Zinghereria.
Le Baccanti rappresentano la quintessenza della tragedia, della contraddizione fra razionale e
irrazionale

Un mondo femminile di grande potenza emotiva complesso ed ambiguo dove l’energia
potenzialmente sovversiva della donna si realizza nel suo aspetto più tragico.
Queste sono le storie raccontate dalle tele di Guido Sileoni e dalle sculture di Carlo Brignola, due
artisti tarquiniesi che in questa occasione hanno trasformato in materia il mito della tragedia
greca.
Guido Sileoni, argentino di origini, vive a Madrid ma è legatissimo al territorio etrusco che lo
influenza nel linguaggio artistico raffinato, delicato ma al tempo stesso dirompente e diretto.
Eclettico e curioso, si occupa di pittura, disegno, fotografia e grafica.
Carlo Brignola napoletano di origini ma tarquiniese di adozione, predilige la materia e si esprime
con fusioni in bronzo, forgiatura dei metalli e scultura su pietra e ceramica. Nella sua ricerca
personale l'utilizzo dei vari materiali gli permette di creare un linguaggio poliedrico intento a
preservare la conoscenza dei maestri artigiani per dar vita alle sue visioni oniriche diurne.

Bakxai
Baccanti

Le Baccanti sono le seguaci di Dioniso, il più giovane degli dei nati da Zeus. Dioniso è “il Zeus delle
donne”, gli uomini non fanno parte del suo corteo. Euripide nella sua tragedia narra una delle
storie di Dioniso, nella quale il re di Tebe, Pènteo, si oppone al culto del nuovo dio che trascina con
sé le donne e le allontana dai loro doveri. Per questo viene punito perché le Baccanti, fra le quali
è Agave, la sua stessa madre, nel furore ispirato dal dio, l’uccidono, squartandolo come farebbero
con la selvaggina. Sembrerebbe, dunque solo una storia in cui l’empietà viene punita. Ma Dioniso
è un dio dal carattere enigmatico, misterioso, contradditorio. È il dio-maschera, dai cui riti nasce la
tragedia teatrale. Basta la presenza di una maschera perché la sua assenza si muti in presenza. È il
dio dai molti nomi, Bacco “il virgulto, il tralcio di vite”, Zagreo “il grande
cacciatore”, Dioniso “il nato due volte”, Eno “il vino”. Nel mito si sdoppia, nasce da Demetra o
da Persefone, viene ucciso e nuovamente squartato come selvaggina dai Titani e dal suo corpo
si sviluppa la vite. Ma rinasce da una mortale, Semele, “la sotterranea”, che è uccisa dal fulmine,
allora Zeus chiude il bambino nella sua coscia e lo fa rinascere. E’ tutto ambiguo e inafferrabile in
queste molteplici storie. La sorte di Pènteo è quella dello stesso dio che rinasce, quindi nel mondo
di Dioniso ogni morte non è vera e ogni personalità si sdoppia, come quella dell’attore che porta
la maschera e diventa un altro, quando recita. Se Dioniso è il più giovane dio, è anche il più antico
perché i suoi riti sono quelli preistorici della Grande Madre, la Madre Terra che genera e uccide
i suoi figli, nel mondo vegetale delle eterne rinascite. E la violenza che ci appare terribile delle
Baccanti, delle Menadi prese dalla mania, diventa il comportamento tenero e terribile della stessa
Natura. Ma si possono solo accennare alcuni degli infiniti aspetti di questa storia, i cui significati si
moltiplicano, appena cerchiamo di afferrarla. Nella ricerca d’immagini per raccontare ancora una
volta questa storia eterna, i due artisti di questa mostra trovano un ordine, una sistemazione non
solo formale che aiuta, chi osserva, ad avvertire un senso unitario per le molteplici storie narrate
da Dioniso.
Giacomo. E. Carretto