Arte Patrimonio e Diritti Umani

Genova - 11/07/2011 : 11/07/2011

Verrà presentata la seconda edizione del concorso “Arte, Patrimonio e Diritti Umani” (titolo della prima edizione: “Lost in Translation. Arte e Intercultura”) per giovani artisti under 35 e istituzioni culturali.

Informazioni

Comunicato stampa

ARTE, PATRIMONIO e DIRITTI UMANI”
concorso per giovani artisti e istituzioni culturali
2a edizione
a cura di Connecting Cultures e Fondazione Ismu – Settore Educazione – Patrimonio e Intercultura
con il sostegno della Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee (PaBAAC) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
e col patrocinio dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB)

Concorso dedicato alla memoria di Silvia dell’Orso, giornalista e saggista, che ha dato un importante contributo alla conoscenza e alla divulgazione di tematiche cruciali inerenti la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale

PROSSIMI APPUNTAMENTI:

> Presentazione Premio alla Biblioteca Berio, Genova, 11 luglio, ore 17.00 – Sala Chierici
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> Presentazione Premio al MAXXI B.A.S.E., Roma, 23 giugno, ore 18.30 – Sala Polifunzionale
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> Presentazione Premio al PAN – Palazzo delle Arti, 22 giugno, ore 12.00 – Sala PAN
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LE PREMESSE
La riflessione sottesa al concorso “Arte, Patrimonio e Diritti Umani” (titolo della prima edizione “Lost in Translation. Arte e Intercultura”) è che le specificità di ogni lingua, di ogni cultura, di ogni luogo o paesaggio, i segni, le tracce, le caratteristiche, l’etimologia e le idiosincrasie che hanno acquistato senso con il tempo e con l’uso sono intraducibili.
Questo vale ancora di più in un contesto globale caratterizzato da migrazioni, scambi continui, ibridazioni linguistiche e culturali. La stessa cultura di massa, che diffonde modelli che vorrebbero essere universali, in realtà si nutre e si modifica continuamente assorbendo e inglobando parole, segni, immagini, memorie e stereotipi di culture e contesti sociali molto diversi. In questo confuso ma prolifico alternarsi di tradizioni e neologismi culturali diventa sempre più rischioso pensare a un modello unico di interpretazione. È spesso proprio questo presupposto a condurre verso il pregiudizio e l’incomprensione.
Il problema della “traduzione culturale” va dunque affrontato secondo modalità e approcci complessi, utilizzando strumenti critici e interdisciplinari, per conservare – nel processo di comprensione dell’“altro” – quegli elementi enigmatici che la traduzione non potrà mai rendere. Sono queste alcune tra le questioni affrontate dalla Convenzione Unesco del 2005 per la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, ratificata anche dall’Italia (http://www.unesco.it/cni/index.php/cultura/diversita-culturale). Considerata un atto fondante di una nuova etica per il terzo millennio, in quanto vi si afferma il principio dell’eguale dignità e del rispetto di tutte le culture, la Convenzione indica tra le proprie finalità la creazione di condizioni “tali da consentire alle culture di prosperare e interagire liberamente in modo da arricchirsi a vicenda”, il sostegno al “dialogo tra le culture al fine di assicurare scambi culturali più intensi ed equilibrati nel mondo”, e lo stimolo dell’interculturalità, intesa come “l’esistenza e l’interazione paritaria di diverse culture e la possibilità di generare espressioni culturali condivise mediante il dialogo e il rispetto reciproco”.

IL CONTESTO
Alla luce di queste riflessioni, i quesiti di fondo che i soggetti promotori del bando si sono posti sono: qual è il contributo delle istituzioni culturali alle questioni della “traduzione” e della diversità, e quale il loro effettivo impegno nella promozione di una piena partecipazione dei “nuovi cittadini” alla vita culturale della comunità di cui sono entrati a far parte?
Alla prova dei fatti, l’idea che le politiche culturali debbano giocare un ruolo attivo nella lotta al pregiudizio, all’incomprensione, all’omologazione, è tutt’altro che pacificamente acquisita; ancora oggi i diritti culturali dei cittadini di origine immigrata tendono a essere declassati a questione di marginale importanza, e comunque ritenuti al di fuori della sfera di competenza delle istituzioni culturali mainstream, la cui funzione principale è di promuovere l’eccellenza.
E quindi ecco sorgere altri quesiti: come stimolare le istituzioni alla promozione e al sostegno di progetti genuinamente interculturali? Non sono forse gli artisti un possibile, prezioso alleato in questo processo, grazie al contributo che possono offrire allo sviluppo di nuovi punti di vista sulle nozioni di “patrimonio” e “identità”, e all’esplorazione di nuove modalità di dialogo e interazione con le comunità locali? Se da un lato molte istituzioni culturali hanno sinora faticato ad andare oltre il semplice modello di sviluppo dell’accesso (“aprendo le porte” ai migranti e offrendo loro l’abc di un patrimonio “dato”, sino a quel momento a loro precluso), dall’altro gli artisti operano sovente in assenza del sostegno delle istituzioni, e vedono il loro lavoro relegato all’episodicità.

SPECIFICITÀ E OBIETTIVI DEL CONCORSO
Tutte le considerazioni fin qui esplicitate sono alla base della specificità del concorso “Arte, Patrimonio e Diritti Umani”, che si propone di promuovere quei progetti e quelle idee che, pur coinvolgendo soggetti diversi nella pianificazione e nella realizzazione delle attività (amministrazioni locali, università, accademie d’arte, comunità di pratica, associazioni…), siano chiaramente riconducibili a referenti istituzionali (musei, biblioteche e archivi).

Gli obiettivi sono:

favorire la collaborazione fra artisti e istituzioni culturali nella realizzazione di progetti che promuovano il dialogo fra individui portatori di sensibilità culturali differenti in specifici contesti urbani o di comunità, generando consapevolezza e nuove relazioni;
promuovere l’utilizzazione dei linguaggi artistici e della creatività nella risoluzione di problematiche concrete legate al territorio grazie alla partecipazione di cittadini, comunità ed istituzioni;
porre maggiore enfasi sul riconoscimento delle politiche di empowerment e di inclusione culturale quali “prassi ordinaria” da parte di istituzioni radicate nel territorio quale fattore chiave di sostenibilità, continuità e capillarità degli interventi.

Nel testo di bando Connecting Cultures e Fondazione Ismu – Settore Educazione – Patrimonio e Intercultura offrono alcune chiarificazioni terminologiche e metodologiche in linea con le specificità del bando, utili a tutti coloro che intendono partecipare al concorso.

Chi può partecipare
Condizione imprescindibile per poter partecipare al concorso è che i progetti presentati nascano dalla collaborazione fra giovani artisti ed istituzioni culturali, e più in particolare:

Giovani artisti, videomaker, designer, filmmaker, performer, fotografi, italiani e stranieri, singolarmente o come collettivo, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, residenti in Italia o comunque attivi sul territorio italiano. Sono ammessi anche coloro che compiono 35 anni nell’anno in corso. Per i collettivi di artisti si intende che ogni componente deve avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Istituzioni culturali, ovvero musei, biblioteche e archivi presenti su tutto il territorio nazionale.

Il ruolo dell’istituzione culturale, oltre a garantire la “effettiva” realizzabilità e sostenibilità del progetto proposto, è proprio quello di promuovere una partecipazione dei cittadini e delle comunità tesa a innescare e favorire reali processi di dialogo, scambio, interazione e trasformazione.
Accanto a questi due attori fondamentali, è possibile e auspicabile il coinvolgimento di altri enti e soggetti – ovvero amministrazioni locali, università e accademie d’arte, comunità di pratica, associazioni culturali, sociali o demoetnoantropologiche – che abbiano un ruolo chiave nella pianificazione e nella realizzazione delle attività.

Il premio
Il concorso mette in palio un premio in denaro di 5.000,00 euro, che verrà versato direttamente all’artista o agli artisti vincitori per la realizzazione (in toto o in parte) del progetto selezionato. Il vincitore sarà tenuto a rendicontare il 50% della cifra erogata.

La giuria

La giuria sarà composta da rappresentanti degli enti promotori, professionisti del mondo della cultura e dell’arte di comprovata esperienza nell’ambito oggetto del concorso, e mediatori culturali. Ogni membro della giuria avrà diritto rispettivamente a un voto. Le decisioni della giuria saranno inoppugnabili e insindacabili in qualsiasi sede:
*Anna Detheridge, Presidente di Connecting Cultures
*Simona Bodo, Fondazione Ismu – Settore Educazione – Patrimonio e Intercultura
*Marta Ragozzino, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, in rappresentanza della Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee (PaBAAC) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
*Giuditta Nelli, IMPOSSIBLE SITES dans la rue, public artist, curatrice ed ideatrice del progetto “Out of the box”, vincitore della prima edizione del concorso
*Rosana Gornati, mediatrice culturale e museale

Ai lavori della giuria prenderanno parte inoltre:
*Silvia Mascheroni, Fondazione Ismu – Settore Educazione – Patrimonio & Intercultura
*Laura Riva, Connecting Cultures
*Costanza Meli, storica dell’arte e presidente dell’Associazione Isole, Palermo
*Connie Castro, mediatrice culturale e museale

Tempistiche
16 maggio 2011 - Apertura delle iscrizioni
16 dicembre 2011 - Termine per la consegna dei progetti da inviare all’indirizzo [email protected]
16 gennaio 2012 - Annuncio dei progetti migliori e pubblicazione sui siti:
www.connectingcultures.info;
www.fondazione.ismu.org/patrimonioeintercultura;
www.pabaac.beniculturali.it
febbraio 2012 Nomina e premiazione del progetto vincitore (data e sede da definire)

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