Art Enclosures

Venezia - 28/07/2011 : 28/07/2011

Presentazione della IV residenza di Art Enclosures – Confini d’arte Residenze per artisti internazionali a Venezia, edizione 2011 (giugno – ottobre).

Informazioni

Comunicato stampa

Giovedì 28 luglio presso la sede di Rio Novo della Fondazione di Venezia sarà presentata la quarta residenza d’artista del progetto Art Enclosures - Confini d’arte Residenze per artisti internazionali a Venezia (giugno – ottobre 2011).

Victoria Samuel Udondian e Tamlyn Young
sono le due artiste selezionate per Art Enclosures 2011

All’incontro interverranno:
Marino Folin, consigliere della Fondazione di Venezia, Mara Ambrozic, Curatrice artistica Art Enclosures, Samuele Menin, Capo redattore di Flash Art che intervisterà le artiste



Giovedì 28 luglio alle ore 11.00, presso la sede della Fondazione di Venezia, si svolgerà la presentazione della quarta residenza di Art Enclosures – Confini d’arte Residenze per artisti internazionali a Venezia, progetto ideato e prodotto dalla Fondazione di Venezia per favorire la conoscenza, lo scambio interculturale e la promozione delle opere di giovani artisti africani emergenti.
Victoria Samuel Udondian nigeriana e Tamlyn Young sudafricana sono state selezionate lo scorso aprire, tra gli oltre 145 giovani artisti, dal comitato scientifico di progetto presieduto lo scorso aprile da Simon Njami, curatore, scrittore e studioso dell’Arte Africana di fama internazionale che ha curato nel 2007 il primo Padiglione Africano della Biennale di Venezia.
Le artiste, che illustreranno la loro ricerca artistica dando alcune anticipazioni sui progetti che intendono sviluppare, resteranno a Venezia per tre mesi, usufruendo di una borsa di studio, seguendo uno specifico programma di attività finalizzato alla crescita e al supporto del loro talento artistico.
Durante il loro soggiorno potranno usufruire degli atelier e dei laboratori della Facoltà di Design e Arti dell’Università Iuav di Venezia mentre un’intensa attività di tutoraggio verrà offerta loro attraverso la collaborazione con l’Associazione E che, grazie ad un ricco programma di appuntamenti concepiti ad hoc e iniziative mirate, garantirà loro numerose occasioni di incontro e confronto con artisti, studiosi ed esperti del settore. Gli appuntamenti prevedono inoltre, incontri e seminari presso scuole e università, nonché visite a gallerie d’arte e ad alcune delle principali mostre e musei del territorio. Gli assidui contatti con la comunità artistica locale inoltre favoriranno connessioni concrete con il tessuto culturale della città costituendo per le giovani artiste un momento di crescita e di intensa ricerca artistica.
I lavori realizzati site specific saranno esposti in mostra presso la Casa dei Tre Oci nel mese di ottobre e verranno pubblicati in un catalogo finale insieme ai lavori realizzati nelle precedenti residenze. Una delle opere entrerà nella collezione della Fondazione contribuendo a lasciare un segno tangibili del lavoro delle artiste in città.
Il progetto Art Enclosures è stato avviato nel 2008 e sono già stati ospitati sei artisti: Evarist Fabian Chikawe (Tanzania), Mambakwedza Mutasa (Zimbabwe), Samuel Githui (Kenia), Victor Mutelekesha (Zambia), Jabulani Maseko (Repubblica Sudafricana) e Kiluanji Kia Henda (Angola). Sono state realizzate 3 mostre in spazi istituzionali di rilievo e 37 sono le opere complessivamente prodotte.


LE ARTISTE E I PROGETTI

Victoria Samuel Udondian è nata nel 1982 a Lagos, in Nigeria, dove vive e lavora. Dopo gli studi in pittura conclusi presso le Università di Uyo e Nsukka in Nigeria, partecipa a diverse manifestazioni culturali nigeriane e africane, vincendo tra gli altri l’International Arts and Culture Award organizzato dalla Ohio State University di Columbia e la National Gallery of Arts di Lagos.
Il lavoro di Victoria Samuel Udondian si articola attorno al tema della contaminazione culturale e dell’intreccio continuo delle tradizioni contemporanee, che si rendono visibili soprattutto nelle trame dei tessuti. Infatti,come dimostrano gli studi di Alois Riegl, ripresi a Venezia dallo studioso Sergio Bettini, è sin dall’epoca persiana che le stoffe e i tappeti filati a mano, sono la manifestazione propria della sensibilità culturale delle genti, che attraverso la filatura tramandano storie, speranze, memorie e, molto spesso, testimoniano l’esistenza di gerarchie sociali e indicano con una certa precisione gli orientamenti politico-economici di una società. Il tessuto, dunque, che si fa abito, è uno dei principali mezzi espressivi che l’artista nigeriana adopera nella costruzione delle sue cerimonie e performance, in cui i capi da lei creati assumono connotazioni diverse e attraversano con disinvoltura critica le epoche e le zone geografiche più disparate.
Il capo usato, la tessitura e i metodi di cucito si caricano nel lavoro di Victoria Udondian di una forte componente etica e sociale; diventano i mezzi per investigare lucidamente il contesto, l’ambiente, la storia delle culture e delle loro attività tradizionali.
Per Art Enclosures l’artista si propone di realizzare una collezione di indumenti e di accessori, i quali verranno cuciti utilizzando tessuti recuperati presso le associazioni di volontariato che raccolgono e distribuiscono beni ai meno fortunati. Per la realizzazione della collezione l’artista studierà le tecniche e la fattura dei tessuti presenti nei diversi musei veneziani.

Tamlyn Young è nata nel 1978 a Johannesburg in Sud Africa, dove vive e lavora. Formatasi presso il dipartimento di scultura della Durban University of Technology e presso la scuola di illustrazione Mphil-Visual Arts della Stellenbosh University di Matieland in Sud Africa, incentra la sua ricerca sullo sviluppo di progetti interdisciplinari, che indagano le interconnessioni tra i nuovi media, l’antropologia e l’etnografia, con l’intento di fornire degli strumenti creativi che possano stimolare l’apprendimento nei processi educativi e di formazione.
Il progetto che svilupperà durante il periodo di residenza prende spunto dalle pratiche condotte dai “Situazionisti” negli anni Sessanta, applicando la teoria della psico-geografia e della deriva urbana come possibile metodo per indagare la città di Venezia, intesa come organismo vivente, abitato da una molteplicità di persone, che esperiscono la quotidianità veneziana, la sua geografia e la storia secondo modalità percettive differenti.
Il riferimento all’opera letteraria di Italo Calvino, in particolare al capitolo “Valdorada” del romanzo “Le città invisibili”, rappresenta per l’artista una possibile chiave di lettura del contesto lagunare e diviene così il riferimento per la costruzione di una narrazione visiva e orale che Tamlyn Young porterà a compimento nei prossimi mesi. La necessità di tessere relazioni durature con le persone coinvolte si prefigura fondamentale per poter concretizzare, detto con le parole dell’artista, “un diario collettivo e una mappa diversa della città, fatta da racconti, fotografie e mappe psico-topografiche” al fine di comporre un’installazione scultorea multimediale volta a coinvolgere anche giovani studenti e liceali.