Art Animals heart

Tortona - 01/04/2012 : 29/04/2012

Emozioni e maestria che gli artisti in esposizione provano e usano, e hanno quanto mai provato e avuto nell’atto di dipingere questi nostri straordinari amici a quattro o a due zampe, squame e pinne, ali e corazze che ci accompagnano nell’entusiasmante avventura della vita.

Informazioni

  • Luogo: 11DREAMS - ART GALLERY
  • Indirizzo: Via Rinarolo 11/c - Tortona - Piemonte
  • Quando: dal 01/04/2012 - al 29/04/2012
  • Vernissage: 01/04/2012 ore 18
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

Ci sembrava appropriato e ben augurante dare inizio alla mostra ART animals HEART in un giorno, uno dei pochi per la verità – nella nomenclatura che si sussegue lungo tutto il corso dell’anno –, dedicato a un animale. Sia pure, come nel caso del 1° aprile, visto con gli occhi scherzosi e volti al sorriso (cosa ormai sempre più rara) dell’animale uomo.
Ma questa mostra non è un pesce d’aprile.
Ai muri della 11DREAMS Art Gallery non sono appesi scherzi che riguardano gli animali ma vere opere d’arte

Emozioni e maestria che gli artisti in esposizione provano e usano, e hanno quanto mai provato e avuto nell’atto di dipingere questi nostri straordinari amici a quattro o a due zampe, squame e pinne, ali e corazze che ci accompagnano nell’entusiasmante avventura della vita. Sentimenti veri e genuini, che riescono pienamente a trasmettere, verso gli animali che – e si vede – amano ritrarre.
Già, gli animali e il disegno, la pittura, la scultura, oggi anche la fotografia. Dall’inizio della storia dell’uomo soggetti ricorrenti, se non addirittura prioritari nell’espressione artistica. Guardati nell’aspetto strettamente corporeo legato alla sopravvivenza oppure adorati come dei; sentiti come parte di sé in una immedesimazione metafisica e magica, indagati da un’acuta osservazione naturalistica, affidati all’inesauribile riferimento mitologico o alla più fantasiosa e surreale immaginazione.
Parafrasando il titolo di un film di Totò – che di buon umore ce ne ha lasciato a carrettate – traguardato con un’ottica filosofica che lui stesso puntualizza in uno dei dialoghi del film, potremmo tranquillamente affermare che noi siamo uomini e animali. Facendo tesoro di ciò, non dimenticando che tutto proviene da un unico, originario ceppo vitale, possiamo essere ancora più precisi ricordando a noi stessi che siamo prima esseri animali e poi umani. E che un gatto, un cane o tanti altri animali secondo la predisposizione e preferenza individuale ci danno, col solo contatto che con loro abbiamo accarezzandoli, ma anche soltanto a vederne la bellezza dei movimenti (o quella assoluta e senza tempo che trova posto nella dimensione dell’arte), sempre molto di più di quello che ci chiedono.
Gli animali non sorridono ma sono capaci di regalarci quella dose di rilassatezza e di sana gioia di vivere che permette a noi di farlo. Questo, come dicono i saggi, è tutta salute: il riso fa buon sangue.

La visione è totalizzante (e include suoni e voci che riusciamo a udire) nei dipinti di Gianluigi Alberio, è tridimensionale, iperrealistica; l’illuminazione è decisa ed espansiva nello spazio che l’accoglie in una “contrastata morbidezza” fatta di generose estensioni tonali e fili di luce volti a rendere quanto più possibile nitido il segno. Ed è il segno colorato, che denota una manualità elegante e felicemente scorrevole, a trasmettere all’animale dipinto (che può essere un pensoso gufo, oppure un imperioso leopardo) energia vitale.
Lorenzo Bruschini ci presenta un “autoritratto” che è prima sognato e poi realizzato. E’ un essere composito, mitologico e surreale, frutto di più esperienze e di una singolare gestione del tratto pensato e modulato o che prende linfa da essenziali segmenti calcati, quasi scavati con forza o incisi con destrezza. Si muove in una zona di luci ed ombre dalla quale i colori sono banditi. Sono sogni fatti da animali – quelli che stanno alla base dell’opera – trasmessi, in virtù di qualche potere magico che solo essi possiedono, all’artista ricettivo che ce li fa conoscere.
In Bruno De Faveri la fotografia è un preciso documento che attesta una duplice azione: è quindi reportage. Ma è anche, forse soprattutto, testimonianza poetica, dove la disposizione dei versi liberi risponde esclusivamente alla sostanziale indole creativa dell’artista. Tanto che la stessa gioiosa libertà che l’animale ha nella “sua sconfinata natura”, la sua immagine – e noi lo percepiamo – la ritrova nello spazio, oggettivamente limitato dalle precise dimensioni di una fotografia, che ai nostri occhi risulta aperto, di largo respiro, illimitato.
La pennellata è aggraziata negli acquerelli di Daria Modiano, felpata (termine, questo, assai attinente a tutta l’opera della pittrice); la manualità è lieve ma densa di vitalità e sembra danzare seguendo gli armoniosi e fluidi gesti di giraffe e felini. Negli accordi tonali delicati è una pittura di moti silenziosi e intense capacità affettive. Riusciamo a sentire i profumi della savana, a vedere la chiarità di grandi spazi aperti, il tenero legame fra due animali portati sapientemente nelle frastagliate dimensioni della pregiata carta che l’artista prepara.
Nei dipinti di Alessandro Sacchetti c’è un’indagine analitica, per certi versi scientifica, quasi un ritratto della psicologia che trapela dagli animali – in totale sintonia grafica e coloristica con i loro ambienti, lavorati come propagazione di peli e piume e viceversa – e i luoghi dove essi vivono. La calma e “naturale” disposizione spaziale dei vari elementi è calcolata, fin nei minimi dettagli e movimenti, ma non invasiva e la solarità fa da trait d’union fra il particolare e lo spazio circostante in una calibrata proporzione da affresco quattrocentesco.
Il gatto del dipinto di Gaspare Sicula ci guarda. E lo fa con sorpresa, forse per il fatto che noi riusciamo a vederlo, nonostante il buio che l’avvolge, entrando nel suo personale mondo che sembra essere sufficiente a dargli quanto gli occorre per vivere e per proteggerlo: la notte appena rischiarata dall’argentea luna e dall’azzurrina luce dell’arancia-mondo. Nell’altro dipinto un ippocampo appeso a un filo e un cavallo a dondolo si cullano, in un luogo ovale, circondati dal verde intenso della vegetazione della pianura padana.
L’impianto simmetrico, studiato secondo i canoni classici, è uno degli elementi delle opere di Lorenzo Villa, che con grande equilibrio unisce regole che fanno parte della storia dell’arte e gestualità contemporanea. Nei dipinti ci sono uno o più elementi centrali (la trottola, il graffito) e due laterali, un bambino, una leonessa o una farfalla. In uno stato di attesa e calma apparente irrompe l’atto pittorico con l’impeto e la velocità dello scatto felino, e quello che era un incontro fortuito diventa arte. Nelle fotografie viene individuata dall’artista, ed evidenziata con linee, la forma (animale) nascosta.

11DREAMS