Alberto Di Fabio – Fotoni

Spoleto - 25/06/2011 : 25/07/2011

Totale rinnovamento per un giardino che diventa oasi installativa dall’utilizzo funzionale. Alberto Di Fabio ha ideato una tiratura numerata di lettini da esterni, riportando alcuni suoi motivi pittorici sulla tela bianca dell’oggetto da relax. Flash di fotoni colorati rendono il bianco della tela un cosmo al contrario, uno spazio di pura luce su cui le stelle esprimono la loro potenza universale. Il design si trasforma in scultura abitabile per il corpo, dando alla pittura nuove geografie su cui esprimersi. Un segno forte che apre ulteriori scenari negli spazi interstiziali del museo, creando un dialogo speciale tra il cielo sopra Spoleto e le visioni cosmogoniche dell’artista.

Informazioni

Comunicato stampa

Totale rinnovamento per un giardino che diventa oasi installativa dall’utilizzo funzionale. Alberto Di Fabio ha ideato una tiratura numerata di lettini da esterni, riportando alcuni suoi motivi pittorici sulla tela bianca dell’oggetto da relax. Flash di fotoni colorati rendono il bianco della tela un cosmo al contrario, uno spazio di pura luce su cui le stelle esprimono la loro potenza universale. Il design si trasforma in scultura abitabile per il corpo, dando alla pittura nuove geografie su cui esprimersi

Un segno forte che apre ulteriori scenari negli spazi interstiziali del museo, creando un dialogo speciale tra il cielo sopra Spoleto e le visioni cosmogoniche dell’artista.

Scrive Gianluca Marziani: “Le opere pulsano davanti allo sguardo, quasi avessero un battito cardiaco al loro interno. La matrice stilistica ha qualcosa di cinetico proprio perché gli elementi narrati possiedono un moto circolatorio e propulsivo. Non si tratta, però, di arte cinetica ma di pittura volumetrica che rispecchia l’incessante andamento della biologia terrestre. Baluginii, riverberi, contrasti, movimenti centrifughi: il ritmo cinetico riguarda la vitalità del reale, senza alcun rapporto con le valenze ottiche dell’immagine, senza legami tra forma e scienza della retina. Semmai, come appena detto, si tratta di puri volumi plastici che, vivendo, si fissano sulla bidimensionalità raffinata del quadro. Pezzi di realtà cosmica che uniscono idealmente le lontane galassie alle cellule ingrandite, i pianeti agli atomi, le montagne ai passaggi sinaptici. Ecco il micro e macro che, avendo superfici e volumi complementari, si appartengono sul filo degli opposti combacianti. E’ la dimostrazione che ogni forma possiede un preciso senso e una struttura necessaria. E che certa pittura introduce l’astrazione oltre le sue apparenze, dentro una tenacia figurativa in cui l’estetica si offre al messaggio etico…”.

Scrive Emanuela Nobile Mino: “Se nei primi lavori il suo interesse si concentrava sullo studio degli ecosistemi, delle forme astrali, della genetica e delle sinapsi cerebrali, la sua ricerca più recente approfondisce le relazioni che legano in maniera più totale l’arte ed il cosmo, aprendosi a teorie scientifiche quali la relatività e la meccanica quantistica. Nel trattamento degli effetti luministici, ad esempio, Di Fabio prende in considerazione la sorprendente dualità di comportamento della luce, sfruttando sia la vibrante potenzialità del colore di creare giochi di interferenza e diffrazione, che utilizzando la vitalità naturale della luce stessa, e delle particelle che la compongono, i “quanti” appunto, ovvero i fotoni, struttura propria anche delle altre componenti della materia, come protoni, neutroni ed elettroni…”.