A est dell’Eden

Torino - 01/12/2017 : 08/12/2017

Mostra d’arte contemporanea di tre giovani artisti di Pechino che si sono specializzati all’Accademia Albertina di Torino.

Informazioni

Comunicato stampa

Nello spazio ipogeo della Chiesa tardobarocca di San Michele Arcangelo, all’angolo di piazza Cavour con via Giolitti, venerdì 1 dicembre alle ore 18.00, s’inaugura la mostra d’arte contemporanea di tre giovani artisti di Pechino che si sono specializzati all’Accademia Albertina di Torino.
Guo Guo Liang, Li Geyin, Zhang Zhe hanno costituito un gruppo, Lungo Po, in omaggio alla città in cui hanno studiato e realizzato le loro prime esposizioni.
Curata da Celso Zappalà e Roberto Allegretti, con presentazione di Elisabetta Tolosano, la mostra s’intitola ad Est dell’Eden e s’ispira alla diversità e alle differenze linguistiche


In mostra Guo Liang, espone opere come Il Prigioniero della Torre di Babele, un olio su tela dalle tonalità tendenti al bianco/nero fotografico, un’installazione I 54 giornali del Viaggio stradale, opera testimonianza un lungo viaggio compiuto a piedi e in autobus da Roma all’Iran e una videoinstallazione in mostra esprime il desiderio, la complessità, l’azzardo di superare le differenze linguistiche. L’artista s’immagina come un prigioniero in una biblioteca universale, carcerato nell’infinità di lingue che ci sono nel mondo. Una Babele contemporanea.
A Istanbul ha visitato il Museo dell’Innocenza dello scrittore Premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, un esempio d’immaginazione che plasma la realtà.
Anche il lavoro di Li Geyin, si incentra sulla differenza, non linguistica ma di genere. Da donna, all’Accademia Albertina si è appassionata alla questione femminile e alla storia del femminismo in occidente e nel mondo.
Il tema dei diritti delle donne, della fecondazione, della gravidanza, dell’aborto è diventato il soggetto di B ultrasound series, un lavoro che comprende disegni, dipinti, installazioni, video e performance.
I suoi fluttuanti drappi di seta colorati con morbidi disegni astratti non sono altro che l’ingrandimento di immagini ecografiche dell’utero femminile, di ovuli o del feto in formazione. Nella performance Prendete una parte di me ripresa in un video, l’artista taglia le sue sete stampate per offrire i pezzi al pubblico come metafora dello “strappo” dell’aborto.
La sua opera è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla delicata questione della scelta libera di una maternità, non sempre possibile.
Nomenclatura, una serie di oli su tela di Zhang Zhe dall’aspetto ludico e curioso, ha un supporto concettuale decisamente interessante riguardo l’idea di forma e contenuto, immagine e parola. I suoi colorati dipinti sono un’indagine sull’origine della lingua.
Il suo punto di partenza è quello di vedere una “cosa” per la prima volta, con sorpresa, come all’origine del mondo.
Zang dipinge oggetti inusuali che hanno però riferimenti con la realtà. Le sue creazioni, siano esse zoomorfe, antropomorfe, meccaniche, non hanno ancora un nome. Spetta al visitatore scrivere sul vetro del dipinto, un nome identificativo dell’oggetto con la matita appesa accanto al quadro.
L’opera definitiva sarà composta dall’immagine creata da Zang e da tutti i nomi che i visitatori, con la loro lingua e il loro idioma, daranno alla “cosa” rappresentata.