54. Biennale di Venezia – Padiglione albanese

Venezia - 02/06/2011 : 27/11/2011

“Hats Protect Ideas”di Anila Rubiku è una installazione che indaga il tema dell’identità, in riferimento alle problematiche connesse a emigrazione e immigrazione. L’opera, realizzata in collaborazione con l’azienda Borsalino e l’omonima Fondazione, è composta da 60 cappelli in feltro da uomo, ognuno dei quali ricamato a mano da donne straniere di diverse nazioni, immigrate in Italia e che qui vivono da tempo.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO ROLAK
  • Indirizzo: Giudecca 211b - Venezia - Veneto
  • Quando: dal 02/06/2011 - al 27/11/2011
  • Vernissage: 02/06/2011 ore 18.30
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Uffici stampa: PAOLA C. MANFREDI STUDIO

Comunicato stampa

La Fondazione Borsalino a Venezia
con l’opera dell’artista Anila Rubiku “Hats Protect Ideas”
In scena la diversità e la condizione di attesa di chi,
in bilico tra passato e presente, è alla cerca di una nuova identità.
OPENING - Giovedì 2 Giugno 2011, ore 18.30
Spazio Rolak, Giudecca 211/b – Padiglione Albania
Prende il via, in occasione della 54° edizione della Biennale d’arti visive di Venezia, la collaborazione tra
l’artista albanese Anila Rubiku, la Fondazione Borsalino e Borsalino S.p.A., la storica azienda di
cappelli di Alessandria


Anila Rubiku (Durazzo, 1970), artista conosciuta a livello internazionale per le sue opere dedicate a temi
contemporanei in cui la manualità diventa espressione dell’impegno e della partecipazione alle grandi
questioni sociali, è nella rosa dei cinque artisti invitati a rappresentare il Padiglione albanese alla Biennale
2011, a cura di Riccardo Cadura, con una propria sala. L’artista presenterà due diversi lavori, ponendo
l’accento sulle diversità e il complicato processo di integrazione culturale, per affrontare un tema di grande
attualità.
“Hats Protect Ideas” è una installazione che indaga il tema dell’identità, in riferimento alle problematiche
connesse a emigrazione e immigrazione. L’opera, realizzata in collaborazione con l’azienda Borsalino e
l’omonima Fondazione, è composta da 60 cappelli in feltro da uomo, ognuno dei quali ricamato a mano da
donne straniere di diverse nazioni, immigrate in Italia e che qui vivono da tempo. I sessanta ricami – frasi
emblematiche oppure disegni - propongono altrettanti diversi racconti sul difficile percorso che uno straniero
si trova ad affrontare verso l’ottenimento di una nuova cittadinanza. Ogni cappello dell’installazione Hats
protect ideas racconta parallelamente l’esperienza di ogni migrante e quella dell’artista, paradigmatica
della corsa a ostacoli di tutti coloro che abbandonando il proprio paese sono alla ricerca di una nuova e
combattuta cittadinanza. Storie individuali che insieme diventano voci di un racconto corale in tema di
identità. Ai cappelli Borsalino il compito di “proteggere le idee”.
“Other countries. Other citizenships”, la seconda opera in mostra, realizzata in collaborazione con un
altro marchio storico piemontese, l’azienda Toscanini produttrice portabiti in legno, è un progetto sul tema
dell’esilio. A comporre il messaggio: "The person who disowns his own language in order to adopt a
different one, changes identity and disillusions", sono lettere stampate singolarmente, ciascuna su una
gruccia diversa. L’esilio qui non è associato all’idea della partenza, del distacco o del viaggio in sé, come
normalmente avviene, ma è proposto come consapevolezza di far parte di un Paese e di una cultura che non
è la propria, facendo emergere il senso di precarietà e attesa degli emigrati durante il loro percorso di
inserimento.
“Come tanti albanesi costretti a lasciare la loro terra d'origine e le loro case per cercare lavoro e possibilità -
ha ricordato Anila Rubiku - ogni emigrato sperimenta il destarsi di altre aspettative rispetto a quelle che
lo accompagnano al momento della partenza. Immediatamente aspira a una vita migliore e a una nuova
definizione come cittadino. Intende riconoscersi come membro della nuova società, assimilare ogni suo
aspetto culturale e riuscire a integrarsi con essa”. “Il mio progetto – ha proseguito - racconta le diverse
capacità e forme di adattamento di coloro che si trovano ad affrontare questa trasformazione, non senza
grandi difficoltà e conflitti interiori. Durante il processo emergono disagio e un’indefinibile sensazione di
sospensione, in attesa di una svolta, un giudizio, l’arrivo di un permesso, la consacrazione di una
cittadinanza”.
Hats Protect Ideas, titolo dell’installazione veneziana, è anche il titolo del progetto speciale che
dall’autunno di quest’anno l’artista intraprenderà su invito della Fondazione Borsalino, in collaborazione con
l’azienda.
“Crediamo molto nella capacità dell’arte di raccontare storie che hanno un valore universale, partendo da
esperienze autobiografiche - afferma Roberto Gallo, Presidente della Fondazione Borsalino e Amministratore
Unico della Borsalino S.p.A. “Abbiamo accolto la collaborazione con Anila Rubiku con l’idea di dar vita a un
percorso articolato, di scambi e di crescita reciproca, e con l’entusiasmo di un impegno dai molteplici risvolti:
culturale, artistico, creativo e anche sociale. Sostenendo questa giovane artista emergente, con il suo
intelligente e poetico lavoro fortemente legato all’attualità, ci piace contribuire a permettere di dare voce a
chi spesso non ha diritto di parola.”
CONTATTI PER LA STAMPA
Paola C. Manfredi Studio
Via Marco Polo, 4
20124 Milano
Tel. 02 87238004
[email protected]
[email protected]
Biografia Anila Rubiku
Nata Durazzo, Albania. Vive e lavora tra Milano e Tirana.
Nel 1994 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Tirana, Albania. Nel 1998 frequenta il Corso Superiore di Arte
Visiva alla Fondazione Ratti di Como, visiting professor Hamish Fulton. Dopo aver trascorso sei mesi
all’Akademie der Bildenden Kunste di Vienna frequentando il corso di Renée Green e Michelangelo Pistoletto, nel
2000 consegue a Milano il diploma all’Accademia di Brera. Nel 2005 vince il 2° Premio "Targetti Light Art Award"
e fa parte della collezione d'arte Targetti. Dal 2006 fa parte della collezione Deutsche Bank di Londra. Nel
settembre 2007 è stata invitata come Artist in Residence dal Jerusalem Center for the Visual Arts. Ottobre –
Novembre 2008 ArtsLink Residency NY, (USA) Ottobre – Dicembre 2010 Residence International Aux Recollets,
Parigi.
Alcune mostre personali
2010 Laws, Lies, Traditions & Convictions, Josza Gallery, Brussels, Belgio
2009 Windows onto the Sea, Strasbourg, Francia
Imagine the Possibilities, Galleria Alessandro Bagnai, Firenze, Italia
2008 Panoramic Landscapes, Herzliya Museum, Israele
The 16 Ways, Galleria Braverman by Art Projects. Tel Aviv, Israele
2006 Something in Common, Galleria Anita Beckers, Francoforte, Germania
Getting Lost in Venice It's Wonderful, Galleria Traghetto. Venezia, Italia
2005 Object of Desire, Galleria The Flat - Massimo Carasi, Milano, Italia
Alcune mostre collettive
2011 Nach Strich und Faden, Fruehsorge Contemporary Drawing Gallery, Berlino, Germania
Explore the Potential of New Tecnologies and Alternative Sources, Bloomberg, Londra. Ingliterra
2010 Säen und Jäten –Volkskultur in der zeitgenössischen Kunst. Städtische Galerie Bietigheim-Bissingen &
Städtische Galerie Ravensburg, Germania
Edition 5 Erstfeld, The Haus für Kunst, Altdorf, Svizzera
2009 Fragile, Fields of Empathy, Daejeon Museum of Art, Daejeon, Sud Corea
Marvelous Reality, Lalit Kala Galleries - Gallery Espace, New Delhi, India
The Symbolic Efficiency of the Frame, 4th Tirana International Biennial, Albania
Fragile, Fields of Empathy, Museum of Sant Etienne Francia
Dritto Rovescio, Museo della Triennale, Milano Italia
2008 One Night Only l’anteprima video installazione alla Taliesin West al Frank Lloyd Wright Foundation,
Scottsdale, Arizona, USA
Mediations Biennale. Un voyage sentimentale 1st Poznan Biennial, Polonia
La sostenibile leggerezza dell’essere – la metafora dello spazio, Palazzo Pesaro Papafava, 11th
Internazionale dell’Architettura, Biennale Venezia, Italia
Micro Narratives, Museo di Sant Etienne, Francia
Women’s Images/Frauenbilder, Kunsthalle Lingen, Germania
Fondazione Borsalino
Nasce nel Febbraio del 2008 come strumento efficace in grado di dare continuità e riconoscibilità
all’attività culturale intrapresa nel 2003 dalla Borsalino S.p.A. con l’obiettivo di riallacciarsi alla
tradizione di mecenatismo e di ricerca degli esordi. La Fondazione ha tra i suoi obiettivi
la valorizzazione del patrimonio culturale e aziendale della “Borsalino Giuseppe & Fratello S.p.A”,
sia attraverso la promozione del Museo del Cappello Borsalino della città di Alessandria che mediante lo
studio dell’Archivio Storico Borsalino; l’analisi e la comunicazione degli aspetti storici, culturali e sociali della
moda, con particolare attenzione al copricapo; la promozione della cultura contemporanea nei suoi diversi
linguaggi (mostre, eventi, pubblicazioni, rassegne cinematografiche), nonché il sostegno della cultura
dell’artigianalità e del Made in Italy. Le iniziative sostenute dalla Fondazione spaziano, attraverso l’adozione
di uno sguardo multidisciplinare, dall’arte contemporanea alla cultura d’impresa; dalla valorizzazione del
patrimonio storico della Borsalino allo studio delle relazioni tra il copricapo e la società del nostro tempo;
dalla ricerca di nuove tecnologie e materiali per il copricapo alla formazione nel settore sartoriale e della
moda.
Borsalino e la cultura
Fondata nel 1857 da Giuseppe Borsalino, l’azienda alessandrina di cappelli, con i suoi oltre 150 anni di storia,
rappresenta uno dei casi più interessanti di cultura d’impresa, vantando innumerevoli primati: è stata la
prima impresa ad organizzare nel 1910 un concorso di grafica in Italia (Concorso Artistico Zenit); nel 1912
ha realizzato uno dei principali filmati di quello che oggi si definisce cinema industriale; dalla fine
dell’Ottocento sino agli anni ‘70 del Novecento ha collaborato con i più importanti grafici e designer del
periodo, tracciando un percorso ideale dell’evoluzione del gusto e della moda attraverso la comunicazione:
da Marcello Dudovich a Gino Simonetti, da Walter Resentera a Gino Boccasile, da Max Huber a Luigi
Veronesi sino ad Armando Testa. Il Borsalino, mitico cappello di feltro fino, negli anni Settanta, ha infine
ispirato l’omonimo film con Alain Delon e Jean Paul Belmondo. Inoltre, la qualità e la fedeltà a un processo
produttivo che, oggi come ieri, prevede cinquanta fasi di lavorazione e sette settimane di lavoro per la
creazione di un vero Borsalino, rappresentano valori culturali che dal passato si tramandano al presente