Editoria. Silvio Bernelli, il biografo di Botto & Bruno

“Stralcio di prova”, la rubrica dedicata alle connessioni fra narrazione romanzesca e arti visive, stavolta cede la parola a Silvio Bernelli, “biografo” del duo composto da Franco Botto e Roberta Bruno.

Botto & Bruno, Society, you're a crazy breed, 2016 – Fondazione Merz, Torino - photo Andrea Guermani
Botto & Bruno, Society, you're a crazy breed, 2016 – Fondazione Merz, Torino - photo Andrea Guermani

Breve storia: nel 2003 nasce il collettivo Nazione Indiana e il relativo blog. L’impianto è letterario, la missione è dar voce a chi e cosa non trovano spazio nell’editoria tradizionale e “commerciale”. Tre anni dopo, alcuni dei fondatori escono dal progetto e danno vita a Il primo amore, radicalizzazione del primo progetto. Fra i nomi: Carla Benedetti, Antonio Moresco, Tiziano Scarpa (tantissima arte visiva nei suoi romanzi e nei suoi testi critici – da alcuni interventi pubblicati su questa stessa testata a pagine potentissime ne Il brevetto del geco), Dario Voltolini. Oltre al blog e alla rivista cartacea (Il primo amore – Giornale di sconfinamento), cominciano a uscire anche libri autonomi in una collana edita da Effigie.
E qui arriviamo al libro di Silvio Bernelli, che naturalmente scrive anche per Il primo amore e che unisce a questa attività paralleli esercizi nel campo della musica e dell’insegnamento dello yoga. Fra i libri: il potente I ragazzi del Mucchio, e poi Dopo il lampo bianco, e ancora le pagine su Torino nel collettaneo Periferie (gran bel libro curato da Stefania Scateni dove, oltre a Bernelli, ci sono Biondillo su Milano, Clementi su Bologna, Lagioia su Bari, Montesano su Napoli e Sebaste su Roma – senza contare gli interventi foto-grafici, fra gli altri, di Andrea Chiesi e Gruppo Underworld).

TRA FICTION E REALTÀ

Dicevamo di Bernelli: questo suo ultimo libro fa venire in mente L’opera (1886) di Émile Zola e il suo strettissimo, vorticoso e abissale rapporto con Édouard Manet. Ricordate le pagine in cui si narra della visita in studio e della “scoperta” de Le déjeuner sur l’herbe (1862-63)? Con quella complicatissima e al tempo stesso semplicissima confusione dei ruoli narrativi, con lo Zola-critico che descrive il quadro dell’amico Manet accanto allo Zola-scrittore che descrive il quadro del romanzo e – terza abissalità – lo Zola-personaggio che descrive il quadro del coprotagonista-pittore. E su tutto, ad aleggiare in un volo talora minaccioso e tal altra soave, lo Zola-uomo-amico-di-Manet.
L’intreccio medesimo, seppur in dosi e configurazioni differenti, si trova nel Biografo di Botto & Bruno (pagg. 162, € 12). Un biografia – chiamiamola così, per farla semplice – che “salta a piè pari i tempi delle giostre e delle tate e ha un punto d’inizio preciso”, che è l’ottobre del 1985, quando il narratore Massimiliano Attardi-Silvio Bernelli incontra Franco Botto e Roberta Bruno sui banchi dell’Accademia Albertina di Torino. Perché una biografia-fra-virgolette: semplicemente perché questo è anche un romanzo, e soprattutto perché vive di una scrittura precisa, affilata, penetrante – una scrittura che Bernelli affina da anni e che ci piacerebbe leggere ancora più spesso. E poi ci sono, qui e là, pochi ma tutt’altro che banali affondi meta-letterari (“Inventando […], quello che non c’è nel testo non è mai esistito”; “Quanto è importante che Roberta e Franco si riconoscano in questa storia […]? Poco. Il loro ritrovarsi nelle pieghe dei fatti dimostrerebbe la sovrapponibilità di queste pagine alla narrazione che proporrebbero di loro. E questo sancirebbe la mia inutilità”) e autobiografici (anche qui ci vorrebbero, forse, le virgolette dubitative, perché il limite fra realtà e finzione è giustamente messo di continuo in dubbio, come d’altronde accade ogni giorno): “È meglio che siano i comprimari e non i protagonisti a tornare indietro nel tempo, raccattare i pezzi di una vicenda e racchiuderli in un quadro coerente”.

Silvio Bernelli - Il biografo di Botto & Bruno (Effigie, Pavia 2018)
Silvio Bernelli – Il biografo di Botto & Bruno (Effigie, Pavia 2018)

LA TRAMA

Cosa racconta dunque questo libro? Di Botto & Bruno, dai loro esordi, quando ancora non erano un duo e una coppia, fino alla partecipazione alla Biennale del 2001, la seconda diretta da Harald Szeemann. Con la vita che in mezzo scorreva, fra difficoltà (tante) e successi (pochi), e un’amicizia dalle alterne, epifenomiche vicende, ma basilarmente saldissima. Il tutto intrecciato, fra il lavoro da restauratori e le prime fanzine fotocopiate ed “esposte” all’Unione Culturale di Torino, le difficoltà economiche e le prime opere bidimensionali, il lavoro con la galleria di Alberto Peola (ma qui di nomi se ne fanno pochissimi) e la nascita dei collage fotografici, con gli scatti realizzati andando in giro per le periferie, un penetrante afflato politico (“Puntare lo sguardo sugli abitanti e gli ambienti della periferia […] tradiva un razzismo neanche troppo sottile. Ora quella gente poteva trovare nell’arte di Botto & Bruno una sorta di riscatto”) e le sue contraddizioni (“Soltanto i ricchi possono acquistare i lavori che denunciano la spietatezza di una società che di poveri e disadattati non sa che farsene”), la difficile mostra al Bullet Space di New York e la partecipazione a Kitchen su MTV.

Marco Enrico Giacomelli

https://effigiedizioni.wordpress.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #43

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.