Morto a New York Tom Wolfe. Nelle sue pagine raccontò i radical chic e l’arte

È morto all’età di 88 anni Tom Wolfe, l’inventore del New Journalism. Nelle sue pagine raccontò l’arte contemporanea, l’architettura e i musei con sguardo critico e originale.

Tom Wolfe alla fiera del libro di Francoforte, del 1988
Tom Wolfe alla fiera del libro di Francoforte, del 1988

È morto all’età di 88 anni Tom Wolfe (nome all’anagrafe Thomas Kennerly Wolfe Jr), scrittore, saggista, autore di romanzi e saggi, all’Ospedale di Manhattan a causa di una infezione. È stato tra gli alfieri del cosiddetto New Journalism, stile giornalistico sviluppato tra gli anni ’60 e ’70, in vita fino agli anni ’80, che ha avuto grandi nomi della letteratura tra I suoi protagonisti. Tra questi Truman Capote, Norman Mailer, Hunter S. Thompson, Gay Talese.
I fatti vengono raccontati in maniera fluida, con uno stile narrativo, che tuttavia enfatizza il concetto di verità, più importante di ogni cosa, protagonista di quelli che vengono poi definiti “romanzo- reportage” o “romanzo – verità”, in una soluzione finale coinvolgente e innovativa. La definizione di New Journalism viene coniata proprio da Wolfe nel 1973 con la pubblicazione di una raccolta di saggi dal titolo omonimo che comprende oltre ai testi di Wolfe anche quelli dei colleghi sopra citati.

L’ARTE CONTEMPORANEA

Tra i suoi libri più famosi c’è sicuramente il The Electric Kool -Aid Acide Test (1968), Falò delle Vanità (1987), Le ragioni del sangue (2012). Ma Wolfe ha scritto molto anche del mondo dell’arte. In The Painted Word (1975) Wolfe si lancia in una critica accorata all’arte di avanguardia puntando soprattutto ai critici con un riferimento specifico a Clement Greenberg, Harold Rosenberg e Leo Steinberg, che l’autore definisce dei gatekeeper di un sistema sempre più elitario e antidemocratico. Il libro, come è comprensibile, ebbe reazioni discordanti. Successivamente Wolfe dichiarò: “Ho scritto “The Painted Word”, sull’arte moderna, e sono stato denunciato come reazionario. In realtà, è solo una storia, anche se piuttosto caricata”. Tradotto in Italia “Come ottenere il successo in arte”, è un racconto anche divertente delle dinamiche del mondo dell’arte, ancora attuale oggi: da non perdere la descrizione della cosiddetta danza boho, che dipinge in maniera accurata e un po’ grottesca – come una danza d’api, ma anche un po’ tribale – i movimenti di artisti e operatori del settore nel consesso condiviso delle pubbliche relazioni dell’arte.

I RADICAL CHIC

Radical chic fu un’altra definizione geniale coniata da Tom Wolfe nata in un ricevimento a Manhattan il 14 gennaio del 1970, organizzato dalla moglie di Léonard Bernsteinm, musicista, per sostenere le Black Panters. In Radical chic. Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto, Wolfe ne fece un resoconto articolato e dettagliato passato alla storia per la capacità con cui seppe descrivere una parte di società in una maniera che poi divenne epocale. “Attraverso Radical Chic descrivevo l’emergere di quella che oggi chiameremmo la “gauche caviar” o il “progressismo da limousine”, vale a dire una sinistra che si è ampiamente liberata di qualsiasi empatia per la classe operaia americana. Una sinistra che adora l’arte contemporanea, si identifica in cause esotiche e nella sofferenza delle minoranze ma disprezza i rednecks (bifolchi ndr) dell’Ohio. Certi americani hanno avuto la sensazione che il partito democratico fosse così impegnato a fare qualsiasi cosa per sedurre le diverse minoranze da arrivare a trascurare una parte considerevole della popolazione. In pratica quella parte operaia della popolazione che, storicamente, ha sempre costituito il midollo del partito democratico. Durante queste elezioni l’aristocrazia democratica ha deciso di favorire una coalizione di minoranze e di escludere dalle sue preoccupazioni la classe operaia bianca. E a Donald Trump è bastato chinarsi a raccogliere tutti quegli elettori e convogliarli sulla sua candidatura”, ha commentato in una recente intervista a La Repubblica.

ARCHITETTURA E MUSEI

Nato a Richmond, in Virginia, il 2 marzo del 1931, e famoso anche per il suo look da gentiluomo del sud, sempre in abito bianco e cravatta, Wolfe dedicò dei saggi anche al tema dei musei e all’architettura. Famoso From Bauhaus to our house, in Italia tradotto come Maledetti Architetti! dove se la prende con gli architetti moderni, rei di aver creato quell’International Style disumano e coloniale, fatto di ferro, vetro e cemento, che ha reso le persone tristi, in “scatoloni” noiosi e scomodi, e infine Musei. Le nuove cattedrali, scritto a quattro mani con Charles Jencks, architetto, in una sorta di dibattito – dialogo tra i due, sui musei, per Wolfe cattedrali laiche di una nuova religione illuminista.

Santa Nastro

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