Il fascino sublime del sumo femminile

Protagonista di questo Stralcio di prova – la rubrica tratta di libri di narrativa che strizzano l’occhio all’arte (contemporanea) – è un viterbese classe 1974, Giorgio Nisini. E il suo ultimo romanzo.

Giorgio Nisini – La lottatrice di sumo
Giorgio Nisini – La lottatrice di sumo

Protagonista del quarto romanzo di Giorgio Nisini – che chiude la Trilogia dell’incertezza composta da La demolizione del Mammut (2008) e La città di Adamo (2011, selezionato per il Premio Strega), dopo l’esordio con Quello che non so (2006) – è un quadro e la ricerca del suo autore.
Il dipinto raffigura, ed è il titolo del libro, una Lottatrice di sumo. Un’immagine dipinta con grande sapienza tecnica, ma dal soggetto scostante; una bellezza dunque sublime è racchiusa in un quadro che così Nisini descrive nei suoi contenuti: “Quando finalmente l’immagine fu libera dall’imballo mi resi conto che quel rosa non era altro che il colore di una pelle nuda. Apparteneva a una donna grassa e deforme che si teneva in equilibrio sulle gambe piegate; aveva braccia enormi, il seno enorme, uno stretto costume nero che tentava invano di contenere il sovrabbondare di grasso. Il vero cuore del quadro era però il viso, che mi colpì non solo perché sproporzionato rispetto al resto del corpo, più piccolo e longilineo, ma anche per l’espressione insieme disperata e feroce, come quella di un animale che sta per sferrare l’attacco conclusivo a un nemico molto più forte di lui”.

Herman Nitsch
Herman Nitsch

Dall’altra parte c’è invece un artista sciamano (non pensate a un modello à la Joseph Beuys, piuttosto a un Hermann Nitsch al quale abbiano sottratto il lato creepee e iniettato una buona dose di spiritualità preveggente) e la di lei figlia, ovvero Massimo Golemi detto Golem e Olga, Golemi naturalmente.
Semplice come un’addizione elementare, la questione sta tutta nel capire se l’uno – il quadro – appartiene, dal punto di vista autoriale, al secondo – il pittore-sciamano. E non è così semplice, perché il dipinto non è firmato né tantomeno esiste un’autentica. Si intrecciano allora due vite almeno, quella del possessore dell’opera e quella della figlia dell’artista, in una serie di incontri intorno ai quali si muovono personaggi e situazioni (passate e presenti) che ammantano il romanzo di un’aura a tratti sapienziale, una sorta di Bildungsroman per la mezza età alleggerito e reso più appetibile da una lieve componente giallistica.

La GNAM di Roma
La GNAM di Roma

Troppe cose insieme? Forse sì. Il romanzo resta tuttavia molto godibile, e regala alcune caratterizzazioni che potrebbero sembrare esagerate, ma che rispondono perfettamente alla realtà. Chiunque conosca un minimo l’ambiente dell’arte, ad esempio, non potrà che sorridere amaramente leggendo le descrizioni comportamentali relative al critico Ernesto Del Monte: “Mi chiesi fino a che punto mi potessi fidare di lui, quanto la scoperta di quest’opera potesse solleticare la sua ambizione”. Se poi ci mettiamo pure la gestione a dir poco anomala dell’eredità – in termini di opere – di Golem da parte della figlia, e delle diatribe fra quest’ultima e il suddetto critico… beh, o Nisini ha un buonissimo intuito, o segue da vicino le cronache dell’arte contemporanea (la sua passata collaborazione con la GNAM di Roma fa propendere per la seconda ipotesi).
Basta che non scriva più di una crocchia di capelli “fermata da un fermaglio” e continueremo a seguirlo con attenzione.

Marco Enrico Giacomelli

Giorgio Nisini – La lottatrice di sumo
Fazi, Roma 2015
Pagg. 316, € 18
ISBN 9788876256448
www.fazieditore.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.