Il gioco della settimana. Insieme a Melania G. Mazzucco

“Il museo del mondo” è un personalissimo zibaldone artistico. Lo ha compilato Melania G. Mazzucco in un libro edito da Einaudi. Con un’opera per ogni settimana dell’anno.

Giotto, La resurrezione di Lazzaro, 1303-05 ca. - Cappella degli Scrovegni, Padova
Giotto, La resurrezione di Lazzaro, 1303-05 ca. - Cappella degli Scrovegni, Padova

Benché venga spesso citato a sproposito, l’idea di “museo immaginario” che André Malraux consegna a uno dei suoi testi raccolti ne Les Voix du silence (1951) ha scavato un solco per l’appunto nell’immaginario comune. Si è tramutato in una sorta di best of, che è cosa ben diversa da quella che l’intellettuale parigino intendeva, ma si tratta comunque di un’eredità – tradita, d’accordo: ma solo il tradimento testimonia di un erede degno di tal nome – che trova talora incarnazioni degne di nota.
Una di queste l’ha consegnata a un volume Melania G. Mazzucco, la quale – sia chiaro per dovere di cronaca e a sua “discolpa” – non cita affatto Malraux. Con mestiere e insieme passione, consegna alle pagine de Il museo del mondo (Einaudi, pagg. 240, € 33) una sorta di personalissimo zibaldone artistico. E lo fa ponendosi – a monte o a valle, poco importa – limiti precisi.
Il primo è affidato alla citazione in esergo, che recita: “Il racconto è lo scopo di ogni arte”. Parole di Edvard Munch che in qualche modo legittimano e dichiarano una posizione chiara: qui si fa dello storytelling di qualità. Che è poi la missione di una narratrice di razza come la Mazzucco.

Melania G. Mazzucco - Il museo del mondo
Melania G. Mazzucco – Il museo del mondo

Una scrittrice che con l’arte visiva ha sempre flirtato: esordisce nel 1996 con Il bacio della Medusa, prosegue con La camera di Baltus (1998), fino all’innamoramento per Tintoretto – galeotta fu la Presentazione di Maria al Tempio alla Chiesa della Madonna dell’Orto a Venezia – espresso in La lunga attesa dell’angelo (2008) e Jacopo Tintoretto & i suoi figli (2009).
Gli altri criteri sono forse più prosaici, ma in fondo perché dispregiare la prosa? L’autrice racconta di una sua mania, di una collezione disordinata e warburghiana, composta dalle cartoline acquistate a ogni visita di museo o galleria, chiesa o cripta. Da questo catalogo assolutamente non generale ha effettuato un prelievo, usando un numero pretestuoso per costituire un argine: il 52, come le settimane dell’anno. E così terminano le griglie, le scelte: non si seleziona un medium, non c’è ordine cronologico o tematico o geografico. Anzi no, non terminano così, perché l’opera dev’essere stata vista da chi ne scrive: “Devo aver visto l’opera coi miei occhi. Da vicino. Averle girato intorno, averla annusata, aver visto le crepe sulla superficie. […] E infine, ma soprattutto, devo desiderare di rivederla”.
Curiosi di sapere quali sono le opere? Si comincia con Ad Parnassum di Paul Klee e si chiude proprio con la Presentazione di Tintoretto; e in mezzo, la Camera da letto di Georg Baselitz e il Sol Invictus di Anselm Kiefer, la Resurrezione di Lazzaro di Giotto e Full Fathom Five di Pollock

Marco Enrico Giacomelli

Melania G. Mazzucco – Il museo del mondo
Einaudi, Torino 2014
Pagg. 240, € 33
ISBN 9788806223144
www.einaudi.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #23

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.