Un Monti di libri

La stessa passione, impegno, spensieratezza, ironia che Pio Monti mette nel collezionare, affiancare gli artisti, produrne le opere e supportarli si ritrova nella sua instancabile e disfunzionale attività editoriale. Vi raccontiamo una avventura.

I libri di Pio Monti

Il rapporto di Pio Monti con i libri è scevro da ogni reverenzialità stanca e annoiata. Ne è testimonianza il Progetto libri che ha preso corpo quest’estate nella galleria di piazza Mattei: un pavimento di pubblicazioni allestito da Martin Zet, con i libri che “si trasformano in un attraversamento fisico per lo spettatore che dovrà camminarci sopra”, come ha scritto Marco Scotini.
Una seconda testimonianza – ed è per questo che parliamo di attività editoriale in senso ampio – è trasmessa dalle pagine di advertising ideate e pubblicate da Pio Monti su molte testate del settore, Artribune Magazine inclusa. Detto con le sue parole: “Come uno specchio, in tanti anni, ho riflesso l’arte che mi girava attorno. Tutte queste immagini le ho tradotte in pagine di pubblicità che ho proiettato nella grande festa dell’arte, vivendola come se fossi il grande Gatsby”. E queste pagine sono confluite in un libro immancabile in qualsiasi biblioteca che abbia un qualche interesse per l’artworld, intitolato tautologicamente Advertising: quarant’anni di “ricatti visivi”, per usare l’acuta definizione di Ignazio Licata.

Il Progetto Libri di Pio Monti
Il Progetto Libri di Pio Monti

Ma naturalmente ci sono anche i cataloghi, pubblicati in gran numero a partire dal 1969, con i volumi dedicati a Getulio Alviani e Joseph Kosuth, quando ancora Pio Monti aveva l’Arte Studio a Macerata. Si arriva così, passando per produzioni straordinarie – memorabili quelle pensate con e per De Dominicis, magari con la sua risata incorporata -, ai più recenti omaggi a Ettore Majorana (proprio il fisico teorico, non un omonimo artista) e alle monografie su Pedriali e Vezzoli, Massimo Kaufmann e Filippo di Sambuy. “Ogni libro una mania, una perversione”, racconta Pio Monti. E non stentiamo a credergli.
Per capire fino in fondo che non si tratta di una boutade bisogna andare a Roma, in quella piazza deliziosa, e farsi spiegare dal diretto interessato ogni pagina. È tempo guadagnato.

Marco Enrico Giacomelli

http://piomonti.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #15

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.