Michael Fliri. Derivazioni di natura

Un libro che è insieme un testo critico e un’antologia. Michal Fliri fa il punto su dieci anni di carriera con un volume che ripercorre la sua storia a ritroso.

Michael Fliri - photo Roman Wiesler

Martedì 20 novembre 2012. Michael Fliri (Taufers/Tubre, 1978; vive a Vienna) ha presentato al Museo Pecci di Milano la sua prima monografia, edita da Folio Editore.
L’introduzione del volume al pubblico è stata accompagnata dalla proiezione di un’antologia di video dell’artista che, come fanno i numerosi fotogrammi inseriti nel libro, ha ripercorso undici anni di progetti, dal 2001 al 2012.  Lavori che presentificano le intuizioni sulla trasformazione dell’uomo quale spirito del mondo attraverso performance, video, fotografia e scultura. Facendo della derivazione di natura il tema centrale della sua ricerca. Il volume di Fliri si presenta senza alcun titolo. Una raffinata guida, color pietra serena, dalla patinatura così vellutata che pagine e copertina sembrano create per essere assorbite, più che sfogliate.
Esemplare, per una figura precorritrice del calibro di Fliri, risulta infatti anche la cover sulla quale è stampato in epigrafe l’indice, che demarca e scandisce le diverse componenti del libro. L’elenco comprende ventuno progetti che sono illustrati all’interno secondo un andamento diacronico: a partire dalla sua ultima personale presso la Galleria Raffaella Cortese (2012), con primissimi piani di Bilateral simmetry holders, fino agli ultimi still adamantini di Der Schneemann, del 2001. Graficamente, l’elegante visione, lo schema fluente di Karl Ulbl – grafico spesso coinvolto in progetti cinematografici da registi sperimentali del Nord Europa – permette di condividere con il lettore il palcoscenico di Fliri come un continuum, come se ogni fotogramma fosse inserito, in crescendo intradiegetico e secondo diversi ingrandimenti, su una medesima pellicola.

Michael Fliri – Early one morning

A mano a mano che si scorrono le fotografie, rigorosamente impostate in pagine senza numero, il materiale iconografico subisce tagli perpendicolari e sposta con accuratezza le proprie griglie, mettendo in evidenza, come nella sezione dedicata a Give doubt the benefit of doubt (2011), la reale, composta inquietudine che tiene unita natura e aberrazione di natura. Da non dimenticare infine, in appendice, i testi di Sabine Folie, Letizia Ragaglia e Andrew Berardini, più un’intervista a cura di Fabio Cavallucci.
Nell’ultima parte della pubblicazione la carta cambia colore e peso, mettendo in rilievo, come ogni intervento dell’artista bolzanino subisca una nuova metamorfosi a causa delle parole. Come nei racconti brevi di Berardini, che termina la serie di saggi scrivendo: “se l’amore ti fa sentire alto tre metri, allora non ha molta importanza il fatto di arrancare nella neve, di essere effettivamente alto tre metri, se anche la neve è alta tre metri e tu sei Michael Fliri che l’attraversa, raggiungendo quasi la cima solo per vedere che, dietro, ci sono infiniti pendii innevati, che la neve e la traversata non finiscono mai.”

Ginevra Bria

Michael Fliri
Folio Verlag, Vienna/Bolzano 2012
Con testi di Sabine Folie, Letizia Ragaglia, Andrew Berardini e un’intervista a cura di Fabio Cavallucci
Pagg. 192, € 19,90
ISBN 9783852566160
www.folioverlag.com

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.