E io appendo i pennelli al chiodo

Uno scrittore cileno per raccontare l’Informalismo spagnolo. In un romanzo di denuncia e dai risvolti un po’ troppo nostalgici.

José Donoso - Lucertola senza coda

Personaggio piuttosto misconosciuto dalle nostre parti, il cileno José Donoso (1924-1996). E pur volendo approfondire, in italiano al momento sono disponibili soltanto due volumi, entrambi editi dalla romana Cavallo di Ferro: Casa di campagna, pubblicato nel 1978 e riproposto in una nuova traduzione nel 2009, e il postumo Lucertola senza coda, uscito nella nostra lingua a marzo di quest’anno.
Il motivo per cui ce ne occupiamo in questa rubrica è il consueto, ovvero l’interesse per l’arte contemporanea mostrato dall’autore e dalla trama del suo libro. E qui c’è materiale in abbondanza. Il protagonista della vicenda è infatti tal Antonio Muñoz-Roa (nulla a che vedere, almeno in apparenza, con l’Antonio Muñoz architetto e storico dell’arte che operò a Roma in specie durante il Ventennio), pittore che ha scelto – o almeno è ciò che racconta a se stesso – di ritirarsi dalla scena internazionale, sulla cui ribalta era stato per un certo periodo.

José Donoso

Il racconto non è tuttavia slegato dallo spazio-tempo che conosciamo. Al contrario, il contesto è ben delineato: Muñoz-Roa viene isolato proprio nel momento in cui si tenta il rilancio dell’Informalismo spagnolo, movimento a cui ha contribuito in maniera importante e dal quale si è allontanato nell’ultimo periodo di attività, iniziando a concedersi alla figurazione. La frattura avviene con una lettera aperta dello stesso Muñoz-Roa a una rivista specializzata, che annuncia la sua intenzione di smettere di dipingere e che contestualmente attacca senza mezzi termini la mercantilizzazione dell’arte. Ed è una denuncia con nomi e cognomi, a partire da Antoni Tàpies, citato più e più volte nella prima parte del romanzo.
Romanzo che poi si sposta su altri (?) temi, con quella carica utopica e un po’ nostalgica che caratterizza molte opere di Donoso. Ma avendo iniziato la lettura, perché non proseguire?

Marco Enrico Giacomelli

José Donoso – Lucertola senza coda
Cavallo di ferro, Roma 2012
Pagg. 220, € 16
ISBN 9788879070959
www.cavallodiferro.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • antonio arevalo

    consiglio “l’ osceno uccello della notte”, edito da Feltrinelli, il vero capolavoro di Donoso, sconosciuto in parte, ma andato a ruba dai veri conoscitori della parola scritta.

    • Ciao Antonio, io ce l’ho nei Tascabili Bompiani, edito nel 1997. Nell’articolo mi riferivo comunque ai volumi disponibili e in italiano: i due che ho citato a cui si aggiunge l’appena pubblicato “Tre romanzetti borghesi” per Fahrenheit 451.