Arte… ministeriale

Nuova tappa per “Stralcio di prova”, la rubrica che scandaglia la più recente produzione narrativa, alla ricerca di riferimenti e scenari che prendono a soggetto l’arte più o meno contemporanea. Stavolta siamo sul terreno dell’esordio, quello di Stefano Jorio. Il titolo è “Radiazione”, il resto ve lo raccontiamo qui sotto.

Stefano Jorio - Radiazione

Funi. Un minore”. Inizia qui, a pagina 16, il côté “giallo” diRadiazione (minimux fax, pagg. 540, € 16), esordio notevole di Stefano Jorio. Un libro che si mette intelligentemente in scia, lungo i fortunatissimi solchi scavati dalla cosiddetta letteratura di genere (che in taluni casi è assai migliore e ben più interessante della Letteratura con la elle maiuscola). Ma che in fondo ha pochissimo del giallo più classico, tutto deduzioni, e poco pure del polar, del giallo “sociale” alla Massimo Carlotto, per citare un caso nostrano. Insomma, la patina è veramente un pretesto, un piacevole pretesto.
Quindi, il testo di cosa parla? Di Roma, dei ministeri, dell’italico sfascio, dell’ipocrisia e pericolosità della Chiesa, dell’animo profondamente omertoso (anzi, mafioso) dell’italiano. E di una generazione che sbanda pericolosamente, ancora una volta frammentata, troppo frammentata per far nascere una salvezza da quel pericolo. Tanto che il protagonista pare scegliere l’esilio “volontario”, l’autocensura, un certo spleen. Al centro di tutto, il SOpA, il Servizio Opere d’Arte della Farnesina, e la sua collezione d’arte moderna e contemporanea (“Il ribellismo con la scorta della polizia”).

Maurizio Calvesi

Dunque, un mix sapientemente dosato di nomi e situazioni reali, verosimili, inventati, ammiccanti: la collezione del Ministero degli Esteri esiste davvero, non se ne occupa alcun SOpa, che non esiste, così come non esiste il Barbesi che la cura, che nella realtà è però Calvesi. E ci si può divertire a lungo su questa traccia. E non solo.
Ad esempio: “Cercavo il maestro Kounellis”. “Non ci sono…”. Da segnalare anche l’acume col quale si analizza il linguaggio, anzi l’uso del linguaggio, e di “quelle parole che nascondono le cose anziché stanarle”. Come, appunto, un certo uso del termine ‘dinamica’, o la verità come anagramma di cui si fa sostenitore il teologo Carl, citando proprio l’anagramma perfetto col quale Cristo risponde alla domanda di Pilato “Quid est veritas?”: “Est vir qui adest”.

Marco Enrico Giacomelli

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Tabucchi in Stralcio di prova

Stefano Jorio – Radiazione
minimux fax, Roma 2011
Pagg. 540, € 16
ISBN 9788875212735
www.minimumfax.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #3

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.