Piccola città, io ti conosco…

Il format lo conoscete: in “Stralcio di prova” si parla di libri di narrativa che con l’arte, non solo contemporanea, hanno molto a che fare. E dopo Antonio Tabucchi, passiamo a Richard Russo alla sua “Donna nel quadro”.

Richard Russo - La donna nel quadro

È la storia di una famiglia, e grazie a ciò è la storia d’una comunità più ampia, e del contesto sociale, economico, politico, osservato durante un arco temporale esteso ma con una precisa definizione spaziale. È un romanzo corposo, ampio, dal respiro generoso, e il suo autore si può fregiare in curriculum del Premio Pulitzer. Non vi preoccupate, l’errore – se così si può definire – è veniale: non stiamo parlando della Pastorale americana di Philip Roth, bensì de La donna nel quadro (Bridge of Sighs, 2007; trad. it. di Maria Luisa Cantarelli, Frassinelli, pagg. 632, € 20,50) di Richard Russo, che il Pulitzer se l’è aggiudicato nel 2002 con Il declino dell’impero Whiting.
Quanta arte c’è nella vita del protagonista, Lou C. (ahilui, soprannominato Lucy) Lynch, inveterato abitante della cittadina di Thomaston, Stato di New York? Parecchia, ben distribuita tutt’intorno fra i suoi affetti più cari. C’è la suocera, ma è pur vero che per Lou è una figura assolutamente marginale. C’è la moglie Sarah, che “si è messa a dipingere una tempesta nell’aula di arte delle medie”. E c’è Bobby, ovvero Robert Noonan, l’ex “amico” d’infanzia, che però vive a Venezia. E che, proprio grazie all’infatuazione per Sarah – che è poi la donna nel quadro del titolo -, lo porterà alla professione di pittore: “Lo stuzzicava l’idea di far vedere agli altri le cose come le vedeva lui senza che nemmeno se ne accorgessero”.

Richard Russo

Quello di Russo è un bel romanzone trascinante e affascinante, che si fa leggere con gusto. Ma non si scenda troppo in profondità, altrimenti si perde il succitato gusto a causa di alcune, spiacevoli superficialità. Proprio il trattamento dell’arte ne è un lampante esempio. Poiché in vi si ritrova un assortito campionario di ovvietà: il talento e l’ispirazione, le pose maudit, Venezia e la luce à la Turner, e finanche teorie tanto assertive quanto destituite di fondamento (“Un’opera d’arte, qualsiasi opera d’arte, è un segno di speranza”).
Il consiglio è dunque di concedersi una lettura ad attenzione sospesa. Farsi consapevolmente ammaliare, senza pretendere di più d’una bella storia.

Marco Enrico Giacomelli

Richard Russo – La donna nel quadro
trad. it. di Maria Luisa Cantarelli
Frassinelli, Milano 2011
Pagg. 632, € 20,50
ISBN
9788820050016
www.sperling.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #2

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.