Il cinema e il fumetto secondo Carmine Di Giandomenico

Il fumettista di Teramo che collabora con la DC Comics e che ha disegnato tutti i supereroi più famosi da Captain America e Dylan Dog, è il padre della locandina della 32esima Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Lo abbiamo incontrato ecco cosa ci ha raccontato…

Carmine Di Giandomenico, The Flash, illustrazione
Carmine Di Giandomenico, The Flash, illustrazione

Una supereroina vestita di rosso vola sulla laguna veneziana. È la musa della 32esima Settimana Internazionale della Critica di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2017). Giona Nazzaro, delegato generale della SIC, si è rivolto a uno dei maggiori fumettisti italiani per descrivere in immagini questa nuova edizione. Un’edizione volta al femminile e alla riflessione. E Carmine Di Giandomenico prima di tutto ama raccontare storie e per farlo ha scelto il linguaggio del fumetto. Abbiamo incontrato Di Giandomenico per farci raccontare del suo lavoro e di cinema e supereroi.

Carmine di Giandomenico, locandina Settimana della Critica 2017
Carmine di Giandomenico, locandina Settimana della Critica 2017

Come nasce la collaborazione con la Settimana Internazionale della Critica?
Io e Giona Nazzaro ci conosciamo da diverso tempo e lui è un grande appassionato di fumetti. Nazzaro voleva portare avanti il concetto di questi due mondi, cinema e fumetto, che hanno molta affinità, sia come struttura narrativa che come terminologia tecnica. L’unica vera differenza è che nel cinema c’è il supporto del movimento e del sonoro, mentre il fumetto è inglobato all’interno di un sistema narrativo dettato da pagine, riquadri e dalla separazione delle vignette. Il fumetto è come se fosse uno storyboard di un film, però disegnato meglio. Giona non mi ha rivelato nulla del programma ma solo introdotto il tema iniziale: il mondo della donna.

Descrivi la “tua” locandina…
Sono due immagini speculari. Forse rappresentano realmente l’una il mondo del cinema e l’altra quello del fumetto. Rappresentano il concetto di questi due mondi in parallelo, come se uno fosse il riflesso dell’altro. Da qui la scelta dell’acqua a fil di rasoio. Ho voluto inserire anche l’elemento tecnologico. C’è questa ninfa rossa enorme e gigante e super tecnologica e indica il cinema, la sua continua evoluzione e ricerca nel digitale, nel 3D, l’utilizzo dei droni, ecc. Dal riflesso di questa figura femminile emerge il suo riflesso speculare che però è reale, non è tecnologia! Le due immagini sono avvolte in una sorta di foschia. È quell’aura di sorpresa, quel qualcosa da scoprire. È un alone di mistero che indica una nuova edizione, un nuovo percorso che lo spettatore e chiunque dovrà scoprire.

Qual è il tuo rapporto con il cinema?
Il cinema mi piace tanto. Mi piace quel cinema che racconta e fa riflettere. Adoro i blockbuster perché insieme ai film di supereroi vanno a rappresentare un momento di svago. Delle volte stravolgono un po’ troppo i fumetti però diciamo che ci sta, per far trovare la giusta dimensione ai personaggi e avvicinarli ad un altro tipo di dimensione e di pubblico che non sempre è lo stesso che legge i fumetti. Preferisco storie come Birdman (film amatissimo presentato alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia e premio Oscar, diretto da Alejandro Gonzales Inarritu e con Michael Keaton). È un film che unisce Re Lear e Joyce insieme. È un grande flusso di coscienza guidato da un piano sequenza incredibile, che svela allo spettatore la realtà solo nella parte finale del film. Edward Norton è un personaggio che ha tutto nella sua testa, altro non è che il clown del Re Lear, colui che dice la verità in faccia.

Un capolavoro poco riconosciuto dalla sala, quindi…
La sala purtroppo vuole e cerca solo intrattenimento. La gente al cinema è disabituata a riflettere. L’esigenza di fare cassa è necessaria, però deve esserci nel cinema anche dell’altro. Va benissimo la trasposizione dei vari fumetti – buono per me – ma non deve essere solo questo il grande incasso e la grande attrazione del cinema. Purtroppo oltre alla sua percezione, è cambiato anche il linguaggio del cinema. Difficilmente il regista osa con la macchina da presa, ormai è quasi sempre editing e ritocco digitale.

Carmine Di Giandomenico, Dare Devil, illustrazione
Carmine Di Giandomenico, Dare Devil, illustrazione

Sei un eroe delle tavole, dopo averne disegnate ben 56 in 48h. Come la tua passione è diventata una professione?
Sin da bambino non è che mi piacesse disegnare… mi piaceva raccontare, leggere le storie a fumetti. Da sempre ho avuto una certa predisposizione nel volere raccontare e quindi ho iniziato a usare le immagini per farlo. In una fase precisa della mia vita il disegno mi ha affascinato e quindi mi sono lanciato nel linguaggio del fumetto. Finita la scuola ho detto ai miei genitori che mi sarebbe piaciuto studiare architettura, però mantenermi agli studi con il loro aiuto o da solo non sarebbe stato facile, allora ho proposto loro di restare a casa e focalizzarmi da autodidatta in quello che volevo per cinque anni… Se non ci fossi riuscito in quel lasso di tempo sarei andato a fare qualsiasi altro mestiere, e invece… Sono stato fortunato, da lì a sei mesi ho iniziato ad avere le prime collaborazioni e da quel momento è stato tutto in discesa.

Poi sono arrivate la Marvel e la DC Comics. Quali somiglianze e differenze tra queste due major?
Sono antagoniste ma attingono da uno stesso bacino. Anche tecnicamente sono molto simili. A differenza dell’Italia, sia Marvel sia DC sono una vera catena di montaggio, una vera industria. Nel nostro Paese l’autore si occupa quasi di tutto, mentre in queste major c’è finanche chi si occupa della scelta dei colori. La struttura lavorativa è la stessa, ci sono solo differenze di terminologia.

Hai disegnato tutti i supereroi più famosi da Captain America a Dylan Dog, ma qual è da sempre il tuo eroe preferito?
Porto al collo un ciondolino con la S, credo che dica tutto! Lo trovo il personaggio più puro. Non bisogna stare a spiegare che ha avuto un incidente, è stato morso da un ragno, ha il dna alterato. È un alieno, viene da un altro pianeta! Poi se si pensa che gli autori erano di religione ebraica e che la S non significa “speranza”, ma indica la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Se si fa una ricerca iconografica si può notare che il simbolo di Superman ha nei lati dei pesci stilizzati. Dietro a questo eroe c’è quindi una grande riflessione…!

– Margherita Bordino

CONDIVIDI
Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.