Parliamo di scuola, di infanzia, di memorie private e collettive. E di uno splendido progetto in via di sviluppo, destinato a costruire un grande archivio fisico e immateriale. Raccontare decine di paesi, a partire da migliaia di pagine. Scritte dai bambini. E ognuno può dare una mano.

Giorni or sono non sapendo cosa fare salii in solaio e mi posi a guardare tutte le antichità tra cui molti abiti. Vi erano anche dei vecchi mutandoni della nonna! Svelta me li provai. Mi arrivavano sino ai piedi. Scoppiai in una risata continuando a vestirmi. Sopra ad ogni cosa misi un grande abito da sera, certo della nonna. Mi guardai allo specchio e esclamai con gioia: “Sembro proprio una piccola dama dell’800!”. Presi una borsa e infilatami un paio di guanti corsi giù […] Aprii una cassa e che meraviglia: una divisa da garibaldino con la sciabola mi incantò. Toltami i panni da dama dell’800, indossai la divisa garibaldina stringendo nel pugno la lunga spada con la quale scansai un quadro. Non l’avessi mai fatto! Uscì fuori una frotta di sorci, ed io che fino al momento mi ero immaginata di essere in un campo di battaglia, al solo veder quel brulicar di topi, fuggii e inciampando da tutte le parti ruzzolai fino in fondo alle scale. Mi vergognai di aver dimostrato una viltà del genere, pur indossando una divisa garibaldina…”.
Questo candido affresco domestico è tratteggiato a penna su un quaderno di quinta elementare. Lo firma una bimba di Clusone, in provincia di Bergamo, che di anni ne avrà avuti dieci o undici. E rimangono, tra la polvere e il brio, tutta l’eleganza, la precisione di sguardo e di linguaggio, l’ironia e la delicatezza trasfusa in parole. Siamo nel 1944. Di simili testimonianze, risalenti al secolo scorso e persino al precedente, oggi se ne conservano parecchie, grazie a un bell’archivio in costruzione: pensierini ricamati su fogli ingialliti, con la grafia innocente, tremante, condita qui e là di piccoli errori d’ortografia, che più si va indietro nel tempo più si fa ordinata, accurata, armoniosa, cesellata da arabeschi e da grazie.

Candy Candy, quaderno di una bambina di prima elementare. Milano, 1983-84
Candy Candy, quaderno di una bambina di prima elementare. Milano, 1983-84

FRA PENSIERINI E COPERTINE. UN RITRATTO DELL’ITALIA

È la fotografia di un’Italia scomparsa, in cui la scarsa scolarizzazione si affiancava a un’idea dell’istruzione come riscatto sociale, status symbol da difendere e diffondere con sempre maggiore trasversalità. Italia lontanissima dalle straordinarie conquiste odierne, ma anche dai nuovi analfabetismi funzionali, dalle sgrammaticature social, da un’educazione alla parola ridotta al minimo sindacale. Ed è – a osservarla dall’alto e da lontano, quaderno dopo quaderno ‒ la narrazione progressiva di un Paese nel suo farsi, descriversi e mutare, scegliendo come punto d’osservazione l’altezza dei bambini: visione a misura di banco, di occhi sgranati e di mani minute, di cronache minime eppure piene di senso.
Ne abbiamo tanti sotto al naso, dicevamo. Tanti di questi Quadernini, che è il nome di un progetto decisamente ispirato. Intelligente e utile, dal punto di vista culturale ed estetico: raccogliere, catalogare, comunicare, valorizzare. Centinaia, migliaia di quaderni di scuola. Una cosa che sta fra l’indagine storico-sociologica e la fascinazione vintage, il gusto nostalgico e la documentazione, la poesia crepuscolare e il resoconto di usi, costumi, linguaggi. Sul fondo un teatro composito, in trasformazione: la politica, il divario tra le classi, l’aristocrazia in declino e la borghesia in ascesa, Mussolini, la guerra, il boom economico, le fabbriche e le botteghe, lo sport, il pop, gli stereotipi di genere, la tv e la radio, lo sbarco sulla Luna, la religione e le dinamiche familiari, le vacanze e le ricorrenze, i sogni e le paure, il fuoco della tradizione e la febbre della modernità.
Sostanza del ricordo, ma anche superficie, pelle, confezione. Oltre alle pagine zeppe di contenuti – dalle astine di chi imparava a scrivere fino ai saggi di calligrafia degli allievi migliori ‒ sono le stesse copertine a conquistare. Scampoli di storia della grafica editoriale scorrono, tra la passione per certi caratteri, forme o colori, l’iconografia diffusa e lo stile del tempo: da una copertina del Ventennio, con illustrazione a tema coloniale, a quella coi fumetti western Anni Quaranta; dal rigore antico del blu e del nero, smorzati appena da un’etichetta per il nome e cognome, alle decorazioni fluo o ai cartoni giapponesi Anni Ottanta; dalle scene della Rivoluzione Culturale, stampate sul quaderno di un ragazzo cinese, alla serie sul design delle case nel mondo, risalente ai Cinquanta. Oggetti del desiderio, da far gola a collezionisti e studiosi.

Il quaderno delle vacanze di una bambina di seconda elementare di Milano, 1900
Il quaderno delle vacanze di una bambina di seconda elementare di Milano, 1900

TUTTA LA MEMORIA DI UN PAESE. UNA SFIDA AD ALTEZZA BAMBINO

Il progetto, avviato dieci anni fa dall’associazione culturale Quaderni Aperti, esplode sui social proprio col marchio Quadernini: la pagina Facebook che pubblica scansioni dei vecchi quaderni conta oggi quasi 12mila like. E qui, nella solita piazza che brucia contenuti inconsistenti, velocissimi, un’idea come questa ha trovato la giusta attenzione. Distinguendosi, marcando una differenza. Gli utenti sbirciano, leggono, s’incantano, spiluccano storie, commentano, ricordano, salvano testi e figure, ritrovandosi dentro a una macchina del tempo fatta di carta, pastelli, matite, inchiostro e pennini.
Qualche volta, tra i post, si accende il dibattito, a proposito di storia, pedagogia e vecchi fantasmi. È il caso del “quaderno delle canzoni” di una bambina alsaziana del 1941, scritto in alfabeto sütterlin, in cui un brano dal titolo Heilig Deutschland (“Santa Germania”) è decorato con croci uncinate e bandiere naziste. Contrasto stridente con la tavolozza di colori tenui, infantili. È la faccia subdola della dittatura, quando la scuola è luogo di propaganda sfacciata, mischiando tenerezze di pargoli e mostruosità di regime.

Quaderno delle canzoni di una bambina alsaziana del 1941
Quaderno delle canzoni di una bambina alsaziana del 1941

Un quadernino come una madeleine, alla ricerca dolce di un tempo privato, perduto, ma anche come traccia che inchioda. Contro quell’essere “senza memoria” che Pasolini equiparava a un categorico “senza storia”. L’Italia, diceva il poeta, “rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili…”.
La bella sfida di un progetto come questo sta proprio nell’intendere il patrimonio immateriale di un Paese a partire da alcuni capisaldi: l’infanzia, la cultura, l’educazione, la scuola come comunità e orizzonte, l’immaginario collettivo incarnato dalla selva dei segni e dei rituali, le piccole narrazioni di ieri che diventano chiavi di lettura per quelle grandi, già tramontate. E sta anche nel voler considerare questi micro documenti come tessere preziose di un collage monumentale. La memoria della Nazione vive tra le pieghe e le righe di vecchi taccuini generazionali. Leggeri, sgualciti, dimenticati, finiti al macero a quintali, eppure benedetti dal peso di milioni di vite che da lì, da quelle pagine, sono transitate.

IL GRANDE ARCHIVIO WEB: LA RICERCA FONDI

Oggi Quaderni Aperti è alle prese con un’avventura importante. Accanto ai molti progetti di public history – mostre, reading, laboratori per bambini, pubblicazioni e seminari, portati avanti gratuitamente per pura passione – e al format per i social network Quadernini, è in corso un lavoro di digitalizzazione poderoso: migliaia di pagine, opportunamente archiviate, saranno disponibili su Exercise Books Archive, il primo archivio digitale di quaderni di scuola provenienti da tutto il mondo. Non solo l’Italia, quindi. Negli ultimi anni l’associazione è riuscita a raccogliere 400 quaderni scolastici datati dalla fine dell’800 a oggi, provenienti da Argentina, Australia, Austria, Belgio, Bielorussia, Brasile, Canada, Cina, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Ghana, Giappone, India, Indonesia, Lettonia, Pakistan, Portogallo, Regno Unito, Russia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Tunisia, Turchia.
Materiali destinati a diventare un tesoro comune, disponibile on line, per tutti. La campagna di crowdfunding, partita sulla piattaforma “Produzionidalbasso”, punta a mettere insieme 15mila euro. Copriranno il difficile lavoro di trascrizione dei contenuti, la digitalizzazione e la traduzione, e poi la creazione di un sito web, un piano di promozione internazionale e le spese di spedizione per chi, a ogni latitudine, continuerà a inviare materiale. Il tutto entro il 2019. In cambio delle donazioni saranno spediti i tradizionali benefit, disegnati ad hoc: poster, zainetti, astucci e naturalmente quaderni, nuovi di zecca, con le pagine di quelli vecchi stampate in copertina.

Benefit della campagna di crowdfunding Quadernini (quaderni)
Benefit della campagna di crowdfunding Quadernini (quaderni)

Un percorso corale e aperto, che ha il sapore di certe avventure creative attente ai processi, alla storia, ai meccanismi di costruzione dell’identità, alle relazioni sociali. Quadernini, col suo Exercise Books Archive, avrebbe potuto partorirlo un artista contemporaneo, in forma di progetto partecipato e di installazione.
Ecco un nuovo quaderno. La signora Maestra ha detto che servirà per il diario. Su queste paginette parlerò di me, della mia scuola, della mia giornata; vi noterò quanto mi potrà succedere di interessante. Ripeterò alcune interessanti lezioni che mi fanno bella la scuola”. Così inaugurava il suo nuovo quadernino una bambina di terza elementare, nel bergamasco. Era il 1944. La guerra finiva, il tessuto sociale cambiava, una nuova generazione salutava l’alba della democrazia e assaporava i venti di pace. L’Italia si faceva, daccapo, oltre il rumore delle bombe, fra i banchi di scuola, spazzando macerie. In cerca di un futuro da ricordare.

Helga Marsala

www.quaderniaperti.it
http://quadernini.tumblr.com/
Exercise Books Archive. La pagina del crowdfunding

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.