Architettura e amabili resti. Il libro di Giulia Menzietti

Il nuovo libro di Giulia Menzietti è un viaggio nella penisola italiana volto a ricomporre “frammenti e rovine dell’architettura della tarda modernità italiana”. Visti nella loro dimensione contemporanea.

Centro studi e convento dei padri passionisti Glauco Gresleri, Ceretolo di Casalecchio di Reno, 1957-71. Photo Fabio Mantovani, 2017
Centro studi e convento dei padri passionisti Glauco Gresleri, Ceretolo di Casalecchio di Reno, 1957-71. Photo Fabio Mantovani, 2017

Edito da Quodlibet, il testo di Giulia Menzietti raccoglie una serie di storie nella Storia, dove l’indagine si assesta lungo la sottile e abissale crepa che spesso si spalanca tra “architettura” ed “edificio”, tra progetto e realizzazione. La parentesi temporale nella quale si inseriscono le esperienze progettuali in questione si apre nel 1961, prendendo a riferimento il numero 251 di Casabella con l’editoriale di Nathan Rogers Il passo da fare, e si chiude nel 1980, anno dell’epocale Biennale di Venezia curata da Paolo Portoghesi dal titolo La presenza del passato.
Le architetture chiamate a testimoniare questi anni di fervida produzione teorica si disvelano quali rovine di se stesse, resti dell’urto dell’ideologia sulla superficie della realtà, lasciando affiorare i rapporti alterni tra architettura e politica, tra ricerca e costruzione, fra radicalità e tradizione. Si delineano così i campi di forza dei diversi poteri che nella sezione temporale considerata hanno disegnato porzioni di molte città prendendo l’architettura in contropiede, lasciandola indietro rispetto all’inesorabile velocità dei fatti.

LE FORME DELL’ABBANDONO

A partire dal grande filone di ricerca nazionale che negli ultimi anni si è occupata del tema del “Recycle”, il testo tocca temi di estrema contemporaneità e urgenza quali le nozioni di heritage e di preservation in un’ottica di teoria progettante, suggerendo nuove chiavi di lettura del non-finito italiano volte all’individuazione di possibili strategie operative. La selezione critica delle architetture prese in analisi restituisce un affresco composito e diversificato, sia per approcci stilistici, sia per linee di pensiero, di una serie di autori italiani. Su tali figure è utile tornare a riflettere per comprendere quali siano stati gli iter che hanno portato questi progetti all’attuale stato di inutilizzo e quali potrebbero essere le vie da percorrere per un pensiero produttivo nel merito. Gli strumenti che accompagnano la lettura diventano fondamentali per una reinterpretazione di queste architetture tradite nelle loro iniziali promesse: le restituzioni grafiche a cura dell’autrice stessa e le fotografie di Fabio Mantovani si specchiano le une negli altri in queste pagine, esplicitando con chiarezza le relazioni tra la logicità del disegno e la sua inaspettata traduzione nella tridimensionalità, tra le geometrie pure della composizione e i materici imprevisti della realtà.

Giulia Menzietti ‒ Amabili resti d’architettura (Quodlibet Studio, Macerata 2017). Copertina
Giulia Menzietti ‒ Amabili resti d’architettura (Quodlibet Studio, Macerata 2017). Copertina

FUTURI PERIFERICI

Uno dei temi che emerge dalla lettura del libro di Giulia Menzietti, è la sorpresa di constatare come queste architetture, nate da una tensione al futuro e con un respiro internazionale, siano rimaste intrappolate nel loro stato di scarto per vicissitudini spesso molto locali che le hanno tramutate in brani di archeologia prima ancora di essere vissute. Tra le righe, si parla quindi anche delle dinamiche misteriose che sfuggono al progettare e che decretano la vita felice di un’architettura, laddove questa è in grado di sopravvivere alle funzioni per le quali era nata perché capace di accoglierne o di generarne di nuove. Pare quasi che le opere prese in analisi siano state vittime, tra le altre vicissitudini, del loro grado troppo elevato di finitezza, che non ha lasciato nel tempo margini per essere reinterpretato. Un ulteriore elemento di interesse è che quelle raccontate sono quasi tutte architetture di periferia e fanno quindi di questo libro una lettura quanto mai utile in vista di Arcipelago Italia, titolo del prossimo Padiglione Italia curato da Mario Cucinella per la 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, volto allo studio dei territori più minuti e distanti dai grandi centri urbani. Infine, come scrive Pippo Ciorra nell’introduzione al libro, “Menzietti apre una discussione sul perché della scelta dei progettisti, delle opere, della natura della loro tipologia e dimensione che suscita un interesse acuto e quasi doloroso (dal punto di vista di chi ha memoria del tempo) e apre la strada a un intero campo di ricerca su cui lavorare”.

Colonia estiva Enel Sip Giancarlo De Carlo Riccione, 1961-63. Restituzione grafica di Giulia Menzietti. Photo Fabio Mantovani, 2017
Colonia estiva Enel Sip Giancarlo De Carlo Riccione, 1961-63. Restituzione grafica di Giulia Menzietti. Photo Fabio Mantovani, 2017

9 AFFONDI NELLE ROVINE “D’AUTORE”

Gli amabili resti si dispiegano in nove casi studio, dei quali con perizia vengono ricostruite le rispettive vicende progettuali: l’Istituto Marchiondi Spagliardi di Vittoriano Vigano a Milano (1954-1957); il Centro studi e convento dei padri passionisti di Glauco Gresleri a Ceretolo di Casalecchio di Reno (1957-1971); la Colonia estiva Enel-Sip di Giancarlo De Carlo a Riccione (1961-1963); il complesso Marchesi di Luigi Pellegrin a Pisa (1972); il Teatro Popolare di Sciacca di Giuseppe e Alberto Samonà (1976); la Casa dello Studente di Giorgio Grassi e Antonio Monestiroli a Chieti (1976); la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni a Gibellina (1980-2010); la stazione San Cristoforo di Aldo Rossi e Gianni Braghieri a Milano (1983-1989); il Palasport Cantù di Vittorio Gregotti  (1987-1992). Alla base di questo viaggio in un passato a noi prossimo, resta una domanda: cosa rimane di un autore al netto della sua fortuna critica, delle istanze progettuali, della produzione di pensiero? Il libro di Giulia Menzietti aiuta a delineare alcune utili risposte, a fondamento di una serie di coordinate sulle quali poter innestare nuovi processi critici e progettuali.

Sissi Cesira Rosselli

Giulia Menzietti ‒ Amabili resti d’architettura. Frammenti e rovine della tarda modernità italiana
Quodlibet Studio, Macerata 2017
Pagg. 160 , € 18
ISBN 9788822900609
www.quodlibet.it

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Sissi Cesira Roselli
Dottore di ricerca, fotografa e architetto, dopo la laurea ha ottenuto una borsa di studio per il Master in Photography and Visual Design allo Spazio Forma di Milano e alla Nuova Accademia di Belle Arti, successivamente ha conseguito il dottorato presso l’Università degli Studi di Udine con una tesi sull’ironia in architettura e Cedric Price. Ha svolto attività di ricerca come assegnista presso l’Università Iuav di Venezia focalizzandosi sui temi della fotografia documentaria parallelamente a quelli della teoria della progettazione architettonica. Le sue immagini sono state pubblicate all’interno delle collane dirette da Sara Marini e da Alberto Bertagna “Città e paesaggio. In teoria” per la casa editrice Quodlibet (Macerata) e “Carte Blanche” per la casa editrice Bruno (Venezia) ed esposte alla Biennale di Venezia, alla Galleria Internazionale di Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia e al Museo d’Arte di Tel Aviv. Ha collaborato con diverse riviste di architettura sia come fotografa che come autrice.