La parabola di Pescara. Nel libro di Ivan D’Alberto

Il curatore Ivan D’Alberto ripercorre la storia di Pescara dal punto di vista del fermento culturale che la attraversò negli Anni Sessanta e Settanta. Per poi spegnersi via via con il passare del tempo.

Giuseppe Spataro e Eugenio Riccitelli. Gazzetta di Pescara, 23 agosto 1973. Photo G. Jammarrone, courtesy P. Jammarrone
Giuseppe Spataro e Eugenio Riccitelli. Gazzetta di Pescara, 23 agosto 1973. Photo G. Jammarrone, courtesy P. Jammarrone

Tutto è iniziato prima di Ivan D’Alberto è il settimo numero della collana Fili d’Erba edita da Di Felice Edizioni e diretta da Alessandra Angelucci.
Se i precedenti numeri erano a firma di artisti (Alberto Di Fabio, Simone Pellegrini, Fathi Hassan, fra gli altri), questa volta è uno storico dell’arte a prendere la parola e a indagare Pescara, territorio amato che ha accolto la sua sperimentazione curatoriale e che ospita dal 2011 il festival di arti performative CORPO, a sua cura.
Con il sottotitolo del libro D’Alberto ci fa entrare in medias res in un’indagine storica il cui argomento è Pescara e le sue gallerie d’arte: 1955-1975. Ciò che sembra animare la ricerca è la volontà di andare al fondo di una questione che tutt’oggi aleggia nell’ambiente pescarese: da cosa è derivato il fermento artistico che ha coinvolto Pescara nel ventennio preso in esame? Come mai ora di questo fermento è rimasta solo l’eco? E, soprattutto, dov’è finito lo spirito associazionistico che ha preso piede in quegli anni?
D’Alberto cerca di dare una risposta a queste domande con un’accurata carrellata di spazi privati e pubblici (questi ultimi piuttosto scarsi) che negli Anni Settanta hanno avvicinato Pescara a una città come Bologna per il numero di gallerie, proporzionalmente al numero dei suoi abitanti. In questa parabola ascendente non solo gli imprenditori hanno avuto il loro ruolo, fondando gallerie dedite principalmente al commercio, ma anche gli artisti che, riunendosi, hanno dato vita al primo liceo artistico italiano, il liceo “Misticoni”, nato nel 1950 a opera di Giuseppe Misticoni.

Da destra, la sig.ra Papola, il pittore Visca, il pittore Carnemolla, il giornalista Rubini, il pittore Papola e un visitatore. Gazzetta di Pescara, 10 gennaio 1971
Da destra, la sig.ra Papola, il pittore Visca, il pittore Carnemolla, il giornalista Rubini, il pittore Papola e un visitatore. Gazzetta di Pescara, 10 gennaio 1971

LE GALLERIE

Sempre grazie a un consesso di artisti nasce uno spazio come la Galleria Tre, progetto avviato da Elio Di Blasio, Ettore Spalletti e Franco Summa il 2 maggio del 1965, portando Pescara all’attenzione di artisti quali Emilio Vedova e Lucio Fontana. Nella descrizione del fitto sottobosco di gallerie, l’azione dei critici d’arte è fondamentale: c’è chi milita al fianco di un gruppo per sostenerne la loro visione rivoluzionaria dell’arte e chi sostiene gli artisti non solo con la scrittura, ma anche attraverso l’apertura di spazi extra commerciali. È il caso della galleria Il Quadrivio di Giuseppe Rosato (inviato della RAI per il settore Arti visive e Letteratura) dedicata agli scultori, o di Ponterosso, diretta da Eugenio Riccitelli (direttore de La Gazzetta di Pescara) e rivolta a tutti quegli artisti che hanno difficoltà a esporre nelle gallerie “tradizionali”.

Alfredo Del Greco, Giuseppe De Gregorio, Vacre Verrocchio, Piero Raspi ed Elio Di Blasio. Il Tempo ed. di Pescara, 12 gennaio 1960
Alfredo Del Greco, Giuseppe De Gregorio, Vacre Verrocchio, Piero Raspi ed Elio Di Blasio. Il Tempo ed. di Pescara, 12 gennaio 1960

UTOPIE E NAUFRAGI

Con occhio lucido D’Alberto passa allo scandaglio gli Anni Settanta, gli anni della svolta e delle grandi utopie, grazie a personalità quali Cesare Manzo (Nuova Dimensione, galleria Cesare Manzo), Mario Pieroni (Coen & Pieroni, Fondazione Bagno Borbonico) e la baronessa Lucrezia De Domizio Durini che, nel 1974, in occasione dell’inaugurazione del suo secondo spazio in via delle Caserme 44, presenta una performance di Beuys e prosegue la programmazione con Calzolari, De Dominicis, Chia.
Ma tutto è destinato a naufragare e a non lasciare nella città adriatica se non gli strascichi e una grande nostalgia che tutt’ora circola fra gli artisti e i galleristi, un tempo al centro della scena. Saranno stati gli anni d’oro del boom edilizio o un fermento umano e critico fuori dal comune, ma non si può smettere di domandarsi se il collasso poteva essere evitato con il dialogo e una più profonda coesione fra i vari protagonisti, dove finisce il provincialismo e dove inizia la professionalità, e ancora, dove finisce la voglia di mostrare e inizia la voglia di mostrarsi.

Martina Lolli

Ivan D’Alberto, Tutto è iniziato prima. Pescara e le sue gallerie d’arte: 1955-1975
Di Felice Edizioni, Martinsicuro 2017
Pagg. 248, € 15
ISBN 9788894860191
www.edizionidifelice.it

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Martina Lolli
Curatrice e giornalista freelance nei settori di arte e musica. Dopo aver frequentato “La Sapienza” e l’Accademia di Brera (comunicazione e didattica per l'arte contemporanea) conclude la formazione con il corso per curatori CAMPO 14 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Attualmente redattrice per Artribune e OUTsider magazine, si dedica a progetti in cui arte, musica e scrittura si contaminano creando cortocircuiti estetici e favorendo una sensibilità allargata. Ha curato "Quello che rimane", prima personale del collettivo minimalista Minus.log al Museolaboratorio di Città S.Angelo (Pescara, 2016); "Our generation. Pittura emergente in Italia" con A. Zimarino (XVIII Biennale dell'Arte di Penne, Pescara, 2015); "Formazioni della luccicanza" con C. Fiasca a Palazzo Parissi di Monteprandone (Ascoli Piceno, 2015); "INCODEC" con I. D'Alberto, G. De Cerchio e M. Sconci al MUSPAC di L'Aquila (2015). Ha contribuito alla pubblicazione del volume "CORPO estraneo/straniero" (ed. Verdone) dedicato alla storia della performance art in Abruzzo con un capitolo sulla città di Teramo.