No title. La pittura è un linguaggio “stabile”?

Intersezioni tra natura e cultura: un’indagine che coinvolgerà un milione di persone va alla ricerca di invarianti nelle reazioni alla pittura. Determinati segni e colori provocano emozioni simili in persone diverse? La risposta tra due anni.

Fabrizio di Marzio, No title 36
Fabrizio di Marzio, No title 36

Esistono delle reazioni “standard” alla pittura? Ovvero, determinati segni, colori, atmosfere e proporzioni generano lo stesso sentimento nella maggior parte dei fruitori? Rilevare e individuare eventuali invarianti di questo genere è l’obiettivo del progetto No title, avviato dal filologo e storico dell’arte Matteo Smolizza.
Una ricerca sottoporrà nei prossimi due anni al test un campione di un milione di persone (finora le “cavie” sono state 300mila). Alla visione di 47 tavole dipinte da Fabrizio di Marzio (di scarso valore artistico in sé, va detto, ma evidentemente abbastanza paradigmatiche ai fini del test), gli intervistati devono dichiarare: quale emozione hanno provato; in quale grado di intensità; quale specifico elemento del dipinto ha suscitato la reazione dichiarata.

Fabrizio di Marzio, No title 49
Fabrizio di Marzio, No title 49

L’ARTE COME SCIENZA (ANCHE) DEL VISIBILE

Si tratta di stabilire se la pittura è un linguaggio in senso forte, nel senso indicato da una scienza come la linguistica”, ha spiegato Smolizza presentando il progetto con un convengo alla Biblioteca dell’Ambrosiana di Milano. “In tal caso, mi sembra importante stabilire secondo quali strutture questo linguaggio agisce”.
Che l’arte sia anche la scienza del visibile è indiscutibile. Ed è certamente affascinante la ricerca di invarianti come quelle ipotizzate da No title. Va però sottolineato con forza quell’anche. Ci si può domandare se tale ricerca abbia scopi “ideologici”. Ovvero tendenze al determinismo, alla restaurazione dell’estetica come scienza delle sensazioni…
La risposta a tali dubbi è da tenere in sospeso, visto lo stadio iniziale delle ricerche. Ma le premesse sembrano scongiurare tali timori. Innanzitutto, la reazioni “istintive” degli intervistati sono ovviamente influenzate da elementi culturali, e dunque non si va alla ricerca di puri stimoli innati. E poi il progetto non sembra teso a sopravvalutare la ricerca “deterministica” sull’arte a scapito di quella culturale e critica.

Fabrizio di Marzio, No title 43
Fabrizio di Marzio, No title 43

LINGUAGGIO FELICEMENTE COMPLESSO

Il convegno, ricco di interventi illustri, si è attenuto un po’ ecumenicamente alle premesse, riassumendo ricerche storiche e assodate su argomenti come l’istinto artistico preculturale, il rapporto tra arte e neuroscienze, la formazione del gusto e la percezione di bellezza e bruttezza.
Ma Smolizza ha spiegato: “Mi pare che l’arte di oggi ponga problemi di comprensione anche a soggetti colti, esperti di altre discipline complesse”. Ciò non implica, come molti pensano, che l’arte contemporanea sia un linguaggio astruso e autoreferenziale ‒ d’altronde, pensando ad altri campi, è improbabile che un esperto di diritto comprenda con facilità le leggi della fisica. Ma piuttosto che l’arte contemporanea è una cosa terribilmente seria e necessaria, dotata di un linguaggio specifico e complesso nel senso migliore del termine. Vedremo se il progetto intrapreso sarà adatto a dimostrare tutto ciò.
Nel frattempo, ci si può fare un’idea sperimentando il test all’indirizzo del progetto. E le tavole sono raccolte in un volume Electa.

Stefano Castelli

https://lnx.notitle.org/

AA. VV. ‒ No title
Electa, Milano 2017
Pagg. 96, € 24,90
ISBN 9788891815842
www.electa.it

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.