Reinventare la Rete. Il saggio di Jessa Lingel

Digital Countercultures and the Struggle for Community, della studiosa americana Jessa Lingel, è un’avvincente raccolta di strategie e tattiche per affermare la propria soggettività nel web.

Drag Queen a Brooklyn
Drag Queen a Brooklyn

Nel panorama della cultura internazionale assume sempre più evidenza un ambito di ricerca che va sotto il nome di Internet Studies. Si tratta di un campo interdisciplinare che studia le implicazioni sociali, politiche, culturali, artistiche generate dall’utilizzo del web e delle tecnologie di informazione e comunicazione digitale. Le università più note degli Stati Uniti hanno costruito attorno agli Internet Studies specifici percorsi accademici caratterizzati da un approccio transdisciplinare che tende a mettere in relazione saperi e pratiche mainstream con ricerche più sperimentali.
Ne è una dimostrazione il saggio Digital Countercultures and the Struggle for Community curato da Jessa Lingel, docente di comunicazione all’Università della Pennsylvania. La giovane studiosa ha tratteggiato una ricerca che aiuta a guardare oltre la nota narrazione della Silicon Valley e dei nerd smanettoni che disegnano e sviluppano tecnologie digitali al servizio del sistema economico/finanziario globale. Lingel ci racconta, con dovizia di curiosi e inediti dettagli, un insieme di storie ai margini del pensiero dominante, analizzando e osservando alcune comunità alternative che hanno reso Internet uno strumento utile, non astratto o spersonalizzante per soddisfare le loro specifiche esigenze, sovvertendo così le norme fissate dai creatori della semiosfera informatica.

BME - body modification ezine
BME – body modification ezine

TRE ESEMPI DI COMUNITÀ DIGITALE

Tutto ruota attorno a tre specifiche esperienze di comunità digitale: una piattaforma social, sviluppata nel 1994 molto prima dell’avvento di Facebook (2004), creata e agita da appassionati di modificazioni del proprio corpo BME (body modification ezine), una struttura di comunicazione e diffusione di eventi legati alla scena punk/rock di New Brunswick nel New Jersey e i creativi e fantasiosi utilizzi dei social network da parte della numerosa community di drag queen di Brooklyn a New York.
Ognuna di queste comunità ha una propria storia con regole, valori e pratiche”, afferma Jessa Singel, “e questo significa guardare al web come uno strumento per la costruzione di un’identità alternativa capace di far emergere queste peculiarità”. I protagonisti del saggio sono persone che l’autrice ha incontrato, intervistato e con molti di loro ha condiviso esperienze di una quotidianità vissuta come processo di svelamento e conoscenza attraverso pratiche di smontaggio e rimontaggio degli ingranaggi digitali nei quali siamo immersi. È una presa di consapevolezza dei meccanismi perversi della Rete ai quali si reagisce con la creazione di tattiche di sopravvivenza e affermazione della propria soggettività. Entrano in campo le teorie racchiuse nel noto saggio L’invenzione del quotidiano di Michel De Certeau, dove si declina il concetto di tattica come processo di negoziazione creativa con l’esperienza della vita vissuta. In un universo digitale generato da precise strategie sviluppate da designer, uomini di marketing e produttori che ci vedono come utilizzatori passivi ed eterodiretti, è utile riprendere l’indicazione metodologica definita da De Certeau: “si aspetta di lavorare sulle cose per appropriarsene, renderle abitabili”.

Jessa Lingel on a bike powering cell phones. Photo credit Eric Goldhagen
Jessa Lingel on a bike powering cell phones. Photo credit Eric Goldhagen

CONOSCENZA DIGITALE ED EMANCIPAZIONE

Sono la leggibilità, la flessibilità e l’autenticità i caratteri individuati dall’autrice come propri di queste tattiche resilienti. Nel lavoro quotidiano di utilizzo delle tecnologie digitali occorre costruire, gestire e sostenere un’idea di comunità che oscilla da una parte in direzione dell’effimero, del transitorio, del non mappabile e invisibile, e dall’altra si sfrutta lo spazio illimitato offerto dalle piattaforme social per organizzare, promuovere e diffondere i propri pensieri, opinioni, comportamenti, aggirando i limiti imposti dai protocolli di utilizzo di questi strumenti. Ecco che la politica di Facebook di associare a un profilo il vero nome di una persona si scontra con l’identità fluida e mutevole dei componenti della comunità drag queen di Brooklyn, che rivendicano la possibilità di frammentare il proprio vissuto in sfere differenti. Nell’intervistare alcune drag queen che hanno visto congelato il loro account, l’autrice testimonia come a fronte di un’esigenza di avere più profili legati all’essere uomo, performer, queen ecc. Facebook risponda con una rigidità che non soddisfa la flessibilità identitaria.
Analizzando questa criticità del social network più diffuso e utilizzato dalla community, la Lingel sottolinea come oggi viviamo nell’illusione di essere liberi, ma non lo siamo affatto. Le strategie di sviluppo delle piattaforme digitali sono basate su una paradossale condizione che dimostra come la comunicazione digitale, che si presenta come libertà, si rovescia in controllo. Comunicazione e trasparenza producono una costrizione al conformismo. Gli esempi declinati nella ricerca della studiosa americana segnalano una reazione allo status quo attraverso la condivisione critica di liberazione del quotidiano con progetti che si delineano in maniera sempre nuova, che si reinventano continuamente e si affermano nelle maglie della Rete. Il libro sottolinea, dunque, il potenziale emancipativo della conoscenza e della condivisione digitale.

Marco Petroni

Jessa Lingel – Digital Countercultures and the Struggle for Community
The MIT Press, Cambridge (MA), Londra 2017
Pagg. 192, $ 30
ISBN 9780262036214
https://mitpress.mit.edu/books/digital-countercultures-and-struggle-community

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design, insegna Storia dell'arte contemporanea ad Abadir (Catania), docente a contratto Storia delle arti applicate, Moda e comunicazione Accademia di Belle Arti di Napoli; Curator at large Fondazione Plart di Napoli; collabora con varie riviste di arte, architettura e design.