Poesia al grammo. Un caso editoriale

Cristiano Seganfreddo approfondisce i dettagli di un vero e proprio exploit editoriale che negli scorsi mesi ha stupito mercato e pubblico. Una collezione di versi scritti dai grandi maestri della poesia e della letteratura, la cui veste grafica parla la lingua della contemporaneità.

Giovanni Turria
Giovanni Turria

La bustina è di quelle antiche e dimenticate. Giallina, trasparente, oleosa. Quando la tieni in mano tornano alla memoria odori di stampa, sapori di vecchie carte, memorie di librerie antiche, voci di studi del nonno e rumori di traslochi di famiglia. In una scatola arancio o carta da zucchero, dalla carta spessa e martellata, ce ne sono una decina. Sono monodose. Non sono droghe, nemmeno medicinali. E viaggiano senza prescrizione. Solo un grammo di poesia. Monodose è così un modo diverso e pop di diffondere la parola poetica. Stampata su vecchi torchi con vecchi caratteri, piegata e imboscata a mano. Un piccolo, raro tesoro che ha il prezzo di un tascabile. La collezione è nata da un’idea e dalle mani di un uomo dal sapere rinascimentale e dall’eleganza dimenticata, nei modi e nel vestire. Colto e discreto, stampa fino a notte fonda nella sua Officina di Vicenza. Giovanni Turria, che ha la barba lunga dei maestri, è titolare della cattedra di grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino, ed è da sempre incisore ed editore.

Giovanni Turria, Orogaixa, 2001
Giovanni Turria, Orogaixa, 2001

PICCOLE DOSI DI POESIA

Monodose, che è edito da Ronzani editore, con l’aiuto dello Studio Legale La Scala, propone così cinquanta poesie scelte da Franco Zabagli, in varie scatole da collezionare. In meno di un mese, questo soffio di poesia ha fatto il sold out. Più di 1.200 copie vendute. Un caso editoriale. “In questa piccola busta c’è il messaggio che un grande poeta ha scritto per ognuno di noi”, spiega Giuseppe Cantale Ronzani. Una poesia stampata con cura artigianale su un foglietto prezioso, come un talismano di parole da portare con sé, da leggere e rileggere, da far passare di mano in mano, per diffondere con un semplice gesto gli imprevedibili effetti di “un grammo di poesia”. Grammi di Caproni, Cardelli, Camillo Sbarbaro, Tasso, così come di Aldo Palazzeschi o Daria Menicanti. Ritrovarsi tra le mani Murilo Mendes o Sandro Penna, con la semplicità complice di un biglietto della metro. Un modo di esplodere con gli occhi la potenza della parola che esce dal rigore del libro. Con una variante che è la contemporaneità. Vecchie tecniche, vecchi mestieri d’arte per nuovi pubblici. Che rispondono. E leggono questi tweet poetici su carta.

Cristiano Seganfreddo

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #35

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