La banalità del nuovo

Può una rivista essere descritta come un “laboratorio”? Qualunque magazine voglia competere per il titolo sappia che troverà in DIS Magazine una rivale difficile da sconfiggere.

Vortex (Dalí), Vortex (Fluorescent) and Metal Box by Jim Lambie. Untitled (Alice Cooper) by John Bock, Anton Kern Gallery, A4

Fondato nel 2009 da un gruppo eterogeneo di artisti, designer, stilisti e scrittori, DIS Magazine – rigorosamente online, ma con base a New York – “esplora la banalità del nuovo nella creazione di immagini e prodotti”, dissezionando moda, arte e merchandising e adottando un atteggiamento programmaticamente decostruttivo nei confronti degli oggetti della sua analisi.
DIS coordina anche diversi progetti, editoriali e non, fra cui uno studio sui nuovi modi di documentare l’arte in un’economia dell’attenzione in cui le opere, anche nella cornice immacolata e apparentemente neutra del cubo bianco, si trovano a competere con altre immagini e situazioni “prodotte” dai visitatori, ognuno con un proprio stile, propri pensieri e una propria agenda.

Shoulder Dysmorphia

Avviato nel 2010, il progetto è stato recentemente rilanciato con successo grazie alla curatrice Sarah McCrory, che ha invitato DIS a Londra per partecipare a Frieze Projects. In Fair Trade, DIS usa la fiera e i suoi stand come set per la messa in scena di immagini patinate e costruite che hanno come protagonisti visitatori, amici, modelle griffate, addetti alle pulizie o alla sicurezza. DIS sfrutta la banalità glamour dell’immagine di moda e la neutralità della stock photography. E se avessimo dubbi sulle potenzialità critiche del progetto, basti vedere come, in un’intervista, riescono a enucleare in poche parole la peculiarità di una fiera d’arte, “in cui istituzione, merce, ruoli sociali e contesto si ibridano in modo affascinante e problematico.”
Fair Trade completa una trilogia avviata con New in Stock, che analizza l’istituzione (il New Museum) come luogo di vita, lavoro e fruizione, e Competing Images, che studia la scuola (il Bard Center for Curatorial Studies) come spazio di ricerca sui consumi, non solo culturali.

Domenico Quaranta

www.dismagazine.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

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Domenico Quaranta
Domenico Quaranta è critico e curatore d’arte contemporanea. Come critico, collabora regolarmente a Flash Art; i suoi saggi, recensioni e interviste sono comparsi in riviste, giornali e portali online. Ha pubblicato diversi libri, fra cui: NET ART 1994 - 1998. La vicenda di Äda’web (Vita & Pensiero, Milano 2004); GameScenes. Art in the Age of Videogames (Johan and Levi, Milano 2006, curato con M. Bittanti) e Media, New Media, Postmedia (Postmedia Books, Milano 2010) Ha curato e co-curato diverse mostre in Italia e all'estero, fra cui: Connessioni Leggendarie. Net.art 1995-2005 (Milano 2005); Holy Fire. Art of the Digital Age (Bruxelles 2008); RE:akt! | Reconstruction, Re-enactment, Re-reporting (Bucharest – Lijubliana – Rijeka – Maribor, 2009 - 2010); Hyperlucid (Biennale di Praga 2009); Playlist. Playing Games, Music, Art (LABoral, Gijon 2009 – 2010 e iMAL, Bruxelles 2010); Italians Do It Better!! (Biennale di Venezia, Eventi Collaterali, 2011) e Collect the WWWorld. The Artist as Archivist in the Internet Age (Brescia, Spazio Contemporanea 2011; Basilea, House of Electronic Arts 2012). Ha tenuto numerose conferenze e insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a lo IULM di Milano. (photo Alessandra Giotto)
  • oramai pare tutta fuffa pubblicitaria,
    che a seconda dei canali sostiene :

    prodotti,

    sub-prodotti,

    non-prodotti…

    comunque il fine è sempre lo stesso vendere…

    • Vendere! ….. La migliore delle critiche