Quando in Italia si credeva nella divulgazione “alta”. La vicenda “seleArte”

È fresco di stampa il nuovo libro di Silvia Bottinelli, “seleArte, una finestra sul mondo. Ragghianti, Olivetti e la divulgazione dell’arte internazionale all’indomani del Fascismo”. Racconta la storia del periodico, soffermandosi sulle sue intenzioni divulgative e sulla sua dimensione internazionale. Ad Artribune lo racconta l’autrice.

Silvia Bottinelli - “seleArte” (1952-1966), una finestra sul mondo. Ragghianti, Olivetti e la divulgazione dell'arte internazionale all'indomani del Fascismo

Grazie allo spoglio di documenti, in gran parte inediti, conservati presso la Fondazione Ragghianti, l’Archivio Storico Olivetti, l’archivio Francesco e Rosetta Ragghianti, gli American Art Archives e gli archivi del Museum of Modern Art di New York, emerge un quadro complesso di relazioni tra il direttore di seleArte, Ragghianti, l’editore Olivetti e moltissimi intellettuali italiani ed esteri. seleArte riflette questa insaziabile attenzione alla ricerca nazionale e internazionale, che contribuisce a rendere la pubblicazione una preziosa finestra sul mondo nell’Italia postbellica.
Fare della storia dell’arte un mezzo per educare la popolazione di tutte le classi.

"seleArte", VIII.48 (1959), p. 14

Ecco la missione di seleArte. Una rivista di piccolo formato, ricca di immagini e informazioni. In vendita nelle edicole a un quinto del prezzo delle altre testate artistiche, diventa accessibile a molti. Così appetibile che arriva a vendere più di 54mila copie in Italia e all’estero negli anni ‘50. È infatti nel contesto del nostro dopoguerra, dal 1952 al 1966, che seleArte passa nelle mani di artisti e collezionisti, professori e studenti, operai e carcerati. Emilio Vedova scrive ad esempio alla redazione, il 29 ottobre 1952: “Piace molto, mi è continuamente richiesta”. Con lo stesso entusiasmo, nel 1964 il cappellano del carcere di Fossombrone ne domanda l’invio gratuito: “Si tratta di venire incontro alle esigenze morali e culturali di menti bizzarre e disorientate che negli articoli della vostra pubblicazione troverebbero un sicuro imbrigliamento e un sano indirizzo, poiché tra menti rozze ed impreparate ne esistono molte altre veramente avide di spiragli intellettuali e morali”. La risposta a una simile richiesta non può che essere positiva, considerando che anche il direttore e ideatore di seleArte, Carlo Ludovico Ragghianti, ha vissuto la prigione come periodo di crescita e di studio nel 1942, quando è stato arrestato per attività antifasciste.

Copertina di "seleArte", I.1 (1952)

Alla fine del regime, l’idea di far circolare la cultura come strumento per sensibilizzare le masse sembra fondamentale per evitare una ricaduta nelle maglie della dittatura e della propaganda. Intellettuali come Ragghianti e come l’imprenditore piemontese Adriano Olivetti, che sponsorizza seleArte, condividono visioni politiche e fiducia nel ruolo insostituibile della conoscenza. Diffondere la storia dell’arte diventa una questione etica, con lo scopo di preparare cittadini culturalmente maturi e capaci di partecipare consapevolmente alla vita democratica. Esigenza non solo di ieri, ma di sempre (e sicuramente di oggi).
L’attualità di seleArte risiede non solo nella sua portata morale e civile, ma anche nella sua capacità di apprezzare l’arte globale. In un periodo in cui in Italia pochissimi si dedicano allo studio dell’arte non occidentale, la rivista propone continuamente articoli sulla produzione artistica africana, indiana, cinese, giapponese, sudamericana, russa, turca e non solo. L’Europa e gli Stati Uniti non sono certo trascurate, ma Parigi e New York, percepite da molti come i centri della modernità, non sono presentate come superiori ad altri luoghi.

"seleArte", I.2 (1952), p. 47

Per Ragghianti, la qualità dell’espressione artistica non è un fatto geografico. Sono gli artisti individuali a sviluppare un proprio linguaggio, che parla a chi ne sa ricostruire il processo creativo in ogni luogo e tempo. In contrasto con la percezione ancora colonialista che traspare nelle pubblicazioni internazionali sull’arte extraeuropea negli anni ‘50 e ‘60, seleArte non stabilisce gerarchie in base alla nazionalità, influenzando l’opinione di un pubblico non ristretto.

Silvia Bottinelli

Silvia Bottinelli – “seleArte” (1952-1966), una finestra sul mondo. Ragghianti, Olivetti e la divulgazione dell’arte internazionale all’indomani del Fascismo
Fondazione Ragghianti-Pacini Fazzi Editore, Lucca 2010
Pagg. 256, € 18
ISBN 9788889324271
www.fondazioneragghianti.it
www.pacinifazzi.it

  • MM

    Un mito, furono fra le primissime riviste d’arte che comprai, vecchie a Porta Portese!
    Prese in mano ora, risultano “pesantissime”, ma in senso virtuoso!
    Niente fronzoli, grande apertura e lungimiranza, approccio scientifico senza essere ridondante!

  • do

    questo si che è un tema scottante qui in Italia, chi archivia e storicizza …

  • caromaso

    su Ragghianti per il suo centenario si veda anche l’ottimo numero della rivista on line Predella:
    http://predella.arte.unipi.it/index.php?option=com_content&view=section&id=11&Itemid=87