MOSTRA “ ARTE & LAVORO”
Opere di Salvatore Vitale
Come può il lavoro influenzare un artista

“ ….come posso dipingere
il mondo del lavoro se
non sono stato io un lavoratore….”
Vincent Van Gogh

Dopo i successi ottenuti a villa Farsetti Venezia, Lyon: Istituto Italiano di Cultura; St. Etienne: Universitè Jean Monnet anche Torino ospita per la prima volta le opere dell’artista Salvatore Vitale

La S.V. è gentilmente invitata alla conferenza stampa che si terrà il giorno
Lunedì 15 ottobre dalle ore 11,oo alle ore 13,oo, presso il
CENTRO INCONTRI della REGIONE PIEMONTE
Corso Stati Uniti n° 23 TORINO

Alle ore 18,oo la mostra sarà ufficialmente inaugurata e al pubblico al pubblico.

Durante la realizzazione del Monumento : “ La Catena”, opera commemorativa di grande valore
artistico-sociale rivolta ai caduti sul lavoro per la città di Torino, il pittore e scultore Salvatore Vitale; ha realizzato numerosi dipinti di grande dimensioni e sculture al mondo del lavoro.
La poetica e il contenutodi questa esposizione, manifesta fortemente una realtà unica nel mondo dell’arte contemporanea, dove l’artista, fuori dalle correnti della stessa epoca segue con sensibilità le proprie inclinazioni personali; rappresentando l’uomo come artefice e inventore del quotidiano.
Una mostra dove l’arte ritorna alla materia e al colore, fuori dalle esaltazioni accademiche e dalle elaborazioni fantastiche, ma con un legame diretto di tutti gli aspetti della vita quotidiana.
Durante la conferenza stampa verrà proiettato una breve sintesi di un filmato inedito e unico nel suo genere: “come nasce un’opera d’arte” dove si vedrà l’artista durante la realizzazione della grande opera monumentale: “ la Catena”
Sicuri di vederla partecipe alla conferenza stampa dove saranno presenti al tavolo dei relatori personalità del mondo del lavoro, della cultura e dell’arte e, non mancherà certamente la presenza dell’artista.
In attesa di una sua conferma al più presto possibile grazie.
Cordialmente
Comitato organizzatore
Giuseppe Catizone
+39 320492875
e-mail: [email protected]

ARTE & LAVORO,
OPERE DI
SALVATORE VITALE
di Riccardo De Gennaro (giornalista e scrittore direttore della rivista Reportage)

Una quindicina d’anni fa avevo scritto una nota sull’opera di Salvatore Vitale nella quale ricordavo una bellissima frase di Marguerite Duras, che qui voglio riproporre: “Vorrei chiedere alle persone che leggeranno queste righe di aiutarmi in un progetto che ho da tre anni, da quando è stata annunciata la chiusura della fabbrica Renault di Billancourt. Vorrei elencare i nomi e i cognomi di tutte le donne e di tutti gli uomini che hanno passato la vita in quella fabbrica di fama mondiale. Nessun testo potrebbe avere il peso di questo numero, del lavoro alla Renault, la pena totale, la vita”. E dicevo che Vitale realizzava giorno dopo giorno, grazie al suo lavoro e ai suoi lavori, il desiderio della scrittrice francese: dare un’identità agli uomini, alle donne, alle cose, che rischiano l’anonimato. Nei quadri e nelle sculture di Vitale c’è la fatica, c’è la sofferenza, c’è la rabbia, c’è l’umiliazione, ma c’è anche la soddisfazione e l’orgoglio del lavoro che queste donne e questi uomini portano dentro. Il lavoro è quello degli operai, dei manovali, dei contadini. Non vedrete mai un “colletto bianco”, né – meno ancora – un dirigente, nelle sue opere. Non è ideologia la sua, non è neppure sterile denuncia. È conoscenza del mondo. Pochi sono coloro che rivolgono ancora la loro attenzione ai lavoratori e ai loro veri problemi, sono sempre meno nei partiti, sono sempre meno – addirittura – nei sindacati. La maggior parte chiude gli occhi e ignora. Il lavoro ha perso anche i suoi Omero, poeti e scrittori che “cantavano” quel mondo, che ne descrivevano le contraddizioni, i conflitti, le trasformazioni. Dove sono finiti i Carlo Levi, i Paolo Volponi, gli Ottiero Ottieri? Nell’epoca dell’arte plastificata, che non deve disturbare l’occhio del “buon” borghese, Vitale è uno dei pochi artisti che ha il coraggio di “sporcarsi” con il grasso dell’officina, con la fuliggine della miniera, con la terra dei campi. Quindici anni fa sottolineavo che Vitale progettava un “Monumento ai caduti sul lavoro”, perché in Italia c’erano ogni anno – esattamente come oggi – mille morti e un milione di invalidi. Quell’opera, aggiungevo, sarebbe stata l’equivalente del “muro di nomi” auspicato dalla Duras. Vitale ce l’ha fatta, il monumento è andato a buon fine. Per arrivare al traguardo, l’artista ha combattuto e vinto cento battaglie, perdendone una sola: poter simbolicamente sistemare il monumento non in un qualunque giardinetto, ma di fronte alla Fiat Lingotto. In memoriam. Intanto i lavoratori continuano a morire. I giornali, per fortuna, hanno acquisito una maggiore sensibilità su questo problema, soprattutto dopo la tragedia dei lavoratori della Thyssen, ma la classe politica continua a infischiarsene, le leggi ci sono, ma non vengono applicate, i controlli scarseggiano, le sanzioni non scattano. I lavoratori muoiono e i “padroni”, responsabili diretti, non pagano. C’è una sola spiegazione: nella società dello spettacolo e dei mass media gli operai e i contadini non contano. Vivono come cittadini di serie B e, quando muoiono, sono morti di serie B. L’opera di Salvatore Vitale è importante perché dà voce a chi non l’ha, a chi non è data, a chi è stata tolta. Ai vivi e ai morti.
Roma, 30 settembre 2012