Un Museo etnografico è un luogo di conservazione, nel quale si collezionano ed
espongono oggetti che hanno a che fare con la tradizione, la storia, la cultura del lavoro
di un territorio, in questo caso una cultura agricola e montana.
L’artista contemporaneo non è nient’altro che un essere particolarmente curioso e
attento, che si interessa a quanto gli sta attorno, che è ancora capace di stupore
intellettuale, che ha voglia di cimentarsi con il ragionamento e di nutrirsi del senso delle
cose, e che, oltre a ciò, vuole e sa figurare i propri pensieri attraverso l’invenzione e la
costruzione di altri oggetti significatori, nuovi.
L’arte contemporanea non è mai in opposizione della tradizione: semmai, spesso accade
il contrario.
Quindi, l’incontro tra uno spazio dedicato al racconto della tradizione e lo sguardo
contemporaneo non è affatto strano. L’artista si relaziona a questo contesto particolare,
come ad ogni altro: guardandolo. E gli oggetti non respingono affatto questo sguardo. Le
sovrapposizioni di sguardi sono sovrapposizioni di strati culturali vivi. E tutta la cultura
non è altro che rapporto tra strati, piuttosto che dichiarazione inamovibile d’identità. Gli
sguardi nuovi vivificano le cose d’un tempo, mettendone in luce le intelligenze, le
preziosità, le sapienza e le astuzia, riaccendendole.
Cinque giovani artisti, che analizzano, riprendono e riformalizzano. Le teche di Fabiano
De Martin Topranin, a isolare, seccamente, e incorniciare, l’utensile, e farne un’icona del
lavoro, che rinfranca, una speranza di nuove, sane, alacrità. I ritratti di Gabriele Grones,
con la loro sconcertante profondità autoptica, mimetizzati però, quasi nascosti,
implacabili e gentili, accostati ai ritratti d’epoca, senza alcun rumore. La riflessione
sociale ed esistenziale di Federico Lanaro, lo spunto dal gregge, per pensare all’uomo,
ai suoi moti singoli, o coatti. L’introspezione, anche questa silenziosa, di Mario Tomè,
che va alla montagna, di cui l’uomo coglie segni, e prende forme, plasmatrice, senza
però smetter mai di generare un’idea propria, che è un artificio, che ne impedisce il totale
riassorbimento, ecco lo strato che è l’uomo, sopra allo strato-natura. E poi Dimitri
Giannina il drago, che sbuffa e contesta, sprizza e contrasta, nello slang suo
vernacolare, ama capisce contrasta e batte, col manfanile batte lui, mica per rompere, in
realtà, anche lui per guardare, riguardare, ed indurre lo sguardo, a tornare ad andare.
Gianluca D’Incà Levis
L’incontro tra antico e contemporaneo, tra tradizione e modernità, offre occasioni nuove
di riflessione sul nostro passato e spunti per affrontare l’oggi con la consapevolezza e la
conoscenza di ciò che è stato prima di noi.
Attraverso il lavoro di cinque giovani artisti il visitatore potrà riscoprire gli strumenti e le
tradizioni del nostro territorio guidato da uno sguardo “contemporaneo”.
Alessandra de Bigontina
Artisti
Fabiano De Martin Topranin
Dimitri Giannina
Gabriele Grones
Federico Lanar
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+39 3466677369
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museo(at)regole.it
MUSEO ETNOGRAFICO REGOLE D'AMPEZZO
località Pontechiesa I-32043+39 3466677369
sito web
museo(at)regole.it
Mostra collettiva d'arte contemporanea, frutto di una colaborazione tra Dolomiti Contemporanee e il Museo d'Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d'Ampezzo.
info-box
- Orario:
- tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30
- Vernissage:
- 11/08/2012 - ore 17
- Genere:
- arte contemporanea, collettiva
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