Spiritualità e linguaggio. Khaled Sabsabi e Amalia Pica a Perth

Perth Institute of Contemporary Arts ‒ fino al 7 ottobre 2018. Due mostre animano l’istituzione australiana. Offrendo un ventaglio di punti di vista sulla componente spirituale e sulle dinamiche comunicative.

Khaled Sabsabi, Centre of…, 2017. Courtesy the artist & Perth Institute of Contemporary Arts. Photo Alessandro Bianchetti
Khaled Sabsabi, Centre of…, 2017. Courtesy the artist & Perth Institute of Contemporary Arts. Photo Alessandro Bianchetti

A Self Portrait è la raccolta più importante di opere dell’artista Khaled Sabsabi (Tripoli, 1965) esposte finora in territorio australiano ed è ospitata al piano inferiore del PICA. L’artista è originario del Libano ed emigrato in Australia, nella zona ovest di Sydney, negli Anni Ottanta. La collezione di opere in mostra è un sapiente mix della sua produzione, in particolare delle opere prodotte negli ultimi undici anni e incentrate su temi biografici e spirituali a lui molto vicini.
L’influenza della cultura Sufi, e in generale della storia personale dell’artista, si può respirare distintamente appena si entra nello spazio espositivo. Corner accoglie il visitatore e lo catapulta in un’atmosfera sacra. Un sanjaq trasposto in opera d’arte: Khaled evoca la cultura Sufi con questo stendardo prezioso, realizzato in occasione di un viaggio in Libano nel 2011.
In Guerrilla, serie fotografica realizzata anche in questo caso in occasione di un viaggio nella terra natale, l’artista manipola fotografie di una Beirut distrutta dai conflitti, aggiungendo una patina di nostalgia e sacralità al bianco e nero degli scatti. Numerologia e religiosità sono protagoniste di quest’opera, composta da 99 foto (in onore dei 99 nomi di Allah).
Self portrait, opera che dà titolo alla rassegna, riprende i temi di Guerrilla ed è in questo caso composta da 144 foto. Quest’opera in particolare è creata appositamente per la mostra al PICA. Utilizzando ancora una volta fotografie di una Beirut distrutta, Khaled imprime nel supporto fotografico, prima in negativo e poi in positivo, il nome di Allah.
Tutte le opere in mostra comunicano calma e offrono occasione di meditazione. L’artista esplora e suggerisce un modo più oggettivo di interpretare e accogliere la differenza, spostandosi dall’interpretazione più riduttiva che collega principalmente l’Islam alla violenza e al terrorismo.

Amalia Pica, Yerkish, 2018. Installation view at Perth Institute of Contemporary Arts, 2018. Photo Alessandro Bianchetti
Amalia Pica, Yerkish, 2018. Installation view at Perth Institute of Contemporary Arts, 2018. Photo Alessandro Bianchetti

AMALIA PICA

Please Open Hurry è la seconda mostra in programmazione ed è la prima personale dell’artista argentina Amalia Pica (Neuquén, 1978) in Australia. Una ricerca visuale sul linguaggio e sulla comunicazione in generale, nata da una residenza d’artista in Nigeria, per la quale Amalia ha tratto ispirazione da uno studio condotto sulle abilità cognitive e linguistiche dei primati.
I primati hanno dimostrato nel tempo una particolare ricettività verso la comunicazione con gli esseri umani, in particolare attraverso l’uso di grammatiche di imposizione umana come il linguaggio dei segni e l’introduzione di simboli.
L’opera che dà titolo alla mostra è la riproduzione in calchi di mani umane che interpretano la richiesta contenuta nel titolo in linguaggio dei segni. Il sottotitolo, in memoria di Washoe, si riferisce in particolare al primate che usava questo metodo di comunicazione per chiedere di essere rilasciato dalla sua gabbia. La raccolta di opere create da Amalia si classifica come un’interessante investigazione concettuale con chiari collegamenti alla semiotica e alla filosofia del linguaggio.
La performance collegata alla mostra invita a pensare come un umano comunicherebbe se la grammatica usata fosse quella dei primati, invitando lo spettatore a costituire un dialogo tra i linguaggi e a interrogarsi su quanto la scelta del metodo utilizzato per esprimersi trasformi la nostra visione del mondo.

Elli Gemmo

Perth // fino al 7 ottobre 2018
A Self Portrait
Please Open Hurry
PICA
51 James Street
Northbridge
http://pica.org.au

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AutoreAmalia Pica
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Elli Gemmo
Elli Gemmo ha una laurea triennale in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo conseguita presso l’Università degli studi di Padova e una laurea magistrale in Economia e Gestione delle Arti e delle attività culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, entrambe conseguite con il massimo dei voti. Da sempre appassionata d’arte, lavora come curatrice, scrittrice e project manager. Dal 2014 vive e lavora a Perth, capitale dell’Australia Occidentale, dove è coordinatrice di un team di consulenti per la realizzazione di opere d’arte pubblica, oltre che consulente principale per alcuni progetti. Collabora attivamente con alcune riviste locali e nazionali, tra le quali “The Fourth Wall” e “The Australia Times”.