Quando l’arte non dimentica. Il Parque de la Memoria a Buenos Aires

Istituito per ricordare i desaparecidos e le vittime del terrorismo di Stato, il Parque de la Memoria di Buenos Aires riunisce anche una serie di sculture a opera di artisti contemporanei. Rafforzando il legame tra creatività e sensi della memoria.

Claudia Fontes, Reconstrucción del Retrato de Pablo Miguez, 1999 2010
Claudia Fontes, Reconstrucción del Retrato de Pablo Miguez, 1999 2010

Se la memoria ha una forma è quella di un labirinto che nessuna mappa riesce a tracciare e a contenere in un dispositivo statico poiché soggetta a continue, nuove narrazioni, dove accanto a eventi ricordati ve ne sono altri che vengono cancellati o reinterpretati. Ma vi sono eventi che non devono essere dimenticati anche attraverso luoghi dedicati alla loro conservazione. Il Parque de la Memoria di Buenos Aires è uno di questi, creato per ricordare i desaparecidos e le vittime del terrorismo di Stato.
Un silenzio assordante avvolge il parco. Un luogo da visitare per confrontarsi con la tragica storia del Paese, situato sulle rive del Rio de la Plata, nella parte nord occidentale della città. È situato in una location non casuale, visto che era lì che venivano ritrovati i corpi dei detenuti buttati nel fiume dagli aerei della morte. Quei corpi poi restituiti dalle acque del fiume testimoniavano la violenza della dittatura.
Come altri luoghi dedicati alla celebrazione di eventi traumatici – tra questi ricordiamo il Vietnam Veterans Memorial di Washington, ideato da Maya Lin nel 1982, il Jewish Museum di Daniel Libeskind a Berlino, e il Museo per la Memoria di Ustica a Bologna ‒ il Parque de la Memoria è stato concepito come un dispositivo che permette di interrogarsi sugli eventi storici attraverso modalità esperienziali in cui l’arte e l’architettura narrano l’irrappresentabile e l’orrore della violenza.
Frutto della collaborazione tra l’amministrazione cittadina, diverse organizzazioni di Diritti Umani e l’Università di Buenos Aires, nel parco sono installate una dozzina di sculture selezionate tra le 650 che hanno partecipato a un concorso pubblico, il cui tema era legato alla celebrazione delle vittime del terrorismo di Stato.

Mariano Speratti
Mariano Speratti

LE SCULTURE

Le prime a essere state commissionate sono state quelle di Dennis Oppenheim, William Tucker e Roberto Aizenberg, a cui sono seguite quelle di Nicolás Guagnini, Leon Ferrari, Marie Orensanz, Magdalena Abakanowicz, Jenny Holzer, Grupo de Arte Callejero e Claudia Fontes. Opere dal forte significato simbolico perché, come scrive Rosalind Krauss nel saggio Expanded Field Sculpture, un’opera scultorea diviene rappresentazione commemorativa se installata in uno spazio pubblico specifico.
Su una piattaforma galleggiante situata a circa 70 metri dalla costa, la Fontes ha posto la statua raffigurante un adolescente arrestato insieme alla madre, all’età di 14 anni, il cui corpo non fu mai ritrovato. La figura in bronzo di Pablo Miguez volge le spalle al Parco. È una sorta di fantasma che ci nega lo sguardo, una negazione che mima l’occultamento di prove attuate dalla giunta militare nel periodo della dittatura. Di segno opposto è invece l’intervento del Grupo de Arte Callejero. I loro Carteles de la Memoria visualizzano, attraverso pittogrammi e simboli grafici, date, mappe e topografie dei Centri Clandestini di Detenzione presenti nel Paese.
Oltre alle sculture, lunghe stele di porfido attraversano il perimetro del parco. Compongono il Monumento a las Víctimas del Terrorismo de Estado e raccolgono i nomi delle persone uccise e/o scomparse a opera della repressione perpetrata tra il 1969 e il 1983. Come una ferita che emerge dal sottosuolo, le stele accompagnano il visitatore verso lo spazio espositivo che ospita l’archivio e le esposizioni temporanee. Sono state presentate mostre di Alfredo Jaar, Anish Kapoor e diverse mostre collettive. Tra le mostre più recenti, La memoria del futuro è estremamente significativa perché crea un dialogo tra diverse dimensioni temporali, tra passato, presente e futuro e tra istanze personali e collettive con i lavori di Marcelo Brodsky, Gabriela Golder, Mariano Speratti e del gruppo Etcétera.

Grupo de Arte Callejero, Carteles de la Memoria
Grupo de Arte Callejero, Carteles de la Memoria

MEMORIA E FUTURO

Marcelo Brodsky ha ricercato tracce del fratello scomparso negli archivi dell’ESMA, il maggiore centro di detenzione clandestina del Paese. Ha fotografato il registro degli interrogatori e le immagini del fratello Fernando scattate da Víctor Bazterra, fotografo ufficiale dell’ESMA che riuscì a far uscire le immagini dei desaparecidos.
Nella videoinstallazione di Gabriela Golder un gruppo di adolescenti legge le lettere scritte durante l’ultima dittatura, dal 1976 al 1983. Testi in cui si parla di esili, di carcerazioni, rapimenti ma anche della sopravvivenza nelle prigioni, dove le madri, pur nella condizione di disperazione in cui si trovavano, cercavano di occuparsi, con le loro lettere, della quotidianità dei propri figli. Un atto performativo che attraverso una ricostruzione corale vuole mantenere in vita la storia e gli eventi di quegli anni. Mariano Speratti ha invece immaginato un archivio sonoro da diffondere nell’etere per le generazioni future, servendosi della documentazione della propaganda di regime. Il collettivo Etcétera riflette sul “Neo extractivismo”, modello di sviluppo basato sullo sfruttamento di materie prime come petrolio, minerali, patrimonio forestale e agricolo, che vengono esportate in Europa, Asia e Stati Uniti. Modello che ha permesso al gigante dell’agrochimica Monsanto e ad altre multinazionali americane di espropriare terreni agli agricoltori argentini per produrre monoculture con semi OGM e di utilizzare pesticidi come il glifosato. Utilizzo che ha avuto conseguenze disastrose sull’ambiente visto che in più del 75% delle zone agricole l’aria, il terreno e le acque risultano contaminati, e tale contaminazione sta provocando malattie e malformazioni nelle comunità che vivono nelle adiacenze dei campi coltivati. Gli Etcétera hanno ideato il Museo del neoextractivismo, un progetto nomade che raccoglie mappature, installazioni e documentazioni di eventi performativi riguardanti le conseguenze di tale processo economico in diversi Paesi dell’America Latina, perché le scelte di oggi diventeranno presto la nostra memoria futura.

Lorenza Pignatti

http://parquedelamemoria.org.ar/
www.neoextractivismo.org

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  • Angelov

    Ho incontrato parecchi Argentini rifugiati in Italia, e molti di loro erano dell’avviso che l’Argentina non si sarebbe mai più risollevata dopo le ferite subite durante la dittatura e la conseguente crisi economica che fece seguito; la dittatura cilena al suo confronto è stata come una vacanza…