Dopo Barcellona e prima di Malaga, approda a Madrid la grande mostra dedicata a Andy Warhol, la più completa realizzata in Spagna fino a oggi. Un allestimento per spiegare la Pop Art alle nuove generazioni.

A Madrid c’è ancora chi ricorda quei nove giorni che sconvolsero il mondo dell’arte in Spagna. Nel gennaio del 1983 il già conclamato re della Pop Art visitava la capitale della Movida incuriosito dal clima di happening perenne, fomentato da una gioventù liberata dal giogo della dittatura. La galleria di Fernando Vijande ospitò allora una mostra di rivoltelle, coltelli e crocefissi: l’arte di Andy Warhol in realtà non vendette molto a Madrid, ma l’incontro seppur fugace o casuale con il magnetico artista statunitense lasciò un segno indelebile in un’intera generazione di spagnoli e in personaggi simbolo della Movida, come il regista Pedro Almodóvar, la stilista Agatha Ruiz de la Prada o la cantante Alaska, che al pop in senso lato sono ancora oggi profondi debitori.

WARHOL, IL TALENTO IN SERIE

La Fondazione Obra Social La Caixa, in collaborazione con il Museo Picasso di Malaga, ha progettato una mostra completa e ben allestita che racconta non solo l’evoluzione di un artista eccezionale, visionario e precursore dei suoi stessi tempi, ma anche la creazione di un genere: quello dell’arte seriale popolare, di cui Warhol fu maestro sperimentatore prima e abile imprenditore poi.
A trent’anni dalla morte dell’artista di origini polacche ‒ nato a Pittsburg nel 1928 ma attivo per quasi tutta la sua straordinaria carriera a New York ‒ c’è sempre qualcuno che non conosce la storia della Pop Art. Il successo di Warhol, a partire dagli Anni Sessanta e fino alla morte nell’87, non sta solo nel negare il valore del pezzo unico, e nella scelta di soggetti della cosiddetta cultura popolare da ritrarre (i vip, le star della musica, del cinema ma anche le pistole, i coltelli o i prodotti della società dei consumi), ma nella forma stessa della sua riproduzione artistica, in serie e su oggetti di uso comune, solo apparentemente ripetitiva e impersonale.
In mostra a Madrid c’è davvero di tutto: pitture, sculture, disegni, fotografie, serigrafie, installazioni, libri d’artista, film, cartelloni pubblicitari, poster di spettacoli, riviste e oggetti. Oltre al Warhol universalmente noto, c’è una buona dose di materiale documentario visivo e sonoro che testimonia gli aspetti meno conosciuti della sua vasta traiettoria creativa: dal cinema sperimentale alle fluttuanti Silver Clouds (installazione con nuvole in pellicola di plastica metallizzata, piena di elio), dalle locandine per gli eventi rock dei Rolling Stones o per il teatro dell’amico Fassbinder agli abiti in carta o in tessuto a macrofiori multicolor, fino agli Screen tests, mini video-interviste di personaggi geniali, come il surrealista Salvador Dalí.

Warhol. El arte mecánico. Installation view at Caixaforum, Madrid 2018
Warhol. El arte mecánico. Installation view at Caixaforum, Madrid 2018

NON SOLO CAMPBELL’S SOUP

Warhol. El arte mecánico è un viaggio in 348 pezzi nell’affascinante mondo del re della Pop Art: non solo i celeberrimi ritratti in acrilico multicolore in serie di Marilyn, Liz Taylor, lo Sha di Persia e la moglie Fara Dibah, Giorgio Armani, gli amici artisti e collezionisti, ma un percorso dettagliato attraverso le diverse fasi evolutive di un grande sperimentatore, con una magnifica mano di disegnatore grafico. La mostra è curata da José Lebrero, direttore del Museo Picasso di Malaga, e conta su prestiti provenienti dal Museo Warhol di Pittsburg, dal MoMA di New York, dalla Tate di Londra e dal Centre Pompidou di Parigi, oltre a pezzi di alcuni collezionisti privati come il canadese Paul Maréchal, che ha fornito buona parte del materiale documentario.
Rispetto a Barcellona, l’allestimento di Madrid incorpora un ritratto di Elvis del 1964 (Single Elvis), l’Autoritratto datato 1966, l’opera Most Wanted Men n.1 e il vestito di carta The Souper Dresser. La curiosità è che quest’ultimo abito, proveniente dal Museo del Traje di Madrid, era un vero e proprio gadget in regalo con la Campbell’s Soup nel 1967, dopo congrua raccolta di punti sulle scatolette.
Tra le tante icone della Pop Art, spicca l’insolita grande tela in bianco e nero dal titolo Before and After 2 (1961, prestito del MoMA): due volti di profilo mostrano la differenza enorme tra un naso aquilino e un nasino ben disegnato, alla francese. È l’eterna riflessione sulla bellezza ideale, sulla ricerca della perfezione fisica ottenuta chirurgicamente, un’ossessione già evidente nella biografia di Warhol, che faceva uso di prodotti cosmetici e si sottoponeva a trattamenti estetici.
Andy Warhol prima di Warhol è senz’altro però la sezione della mostra più interessante, ricca di sorprese legate ai primi passi del giovane disegnatore grafico nell’industria editoriale e della pubblicità americana degli Anni Cinquanta. Gli originalissimi  e sofisticati disegni per Harper’s Bazaar, Glamour, Vogue e le altre riviste di moda dell’epoca o i delicatissimi biglietti natalizi per il marchio di gioielleria Tiffany & Co. sono solo un assaggio di un talento artistico già assoluto, prestato momentaneamente a scopi decorativi e commerciali.

Warhol. El arte mecánico. Caixaforum, Madrid 2018
Warhol. El arte mecánico. Caixaforum, Madrid 2018

LA NOTTE DI WARHOL

Per evocare il carattere performativo e inclusivo di The Silver Factory, lo studio di Warhol a New York dove in contemporanea avvenivano più azioni di carattere artistico e ogni giorno accadeva qualcosa di nuovo, CaixaForum organizza a Madrid il 13 aprile una sorta di festa-happening ispirata allo spirito sociale dell’arte negli Anni Settanta e Ottanta. Proposte musicali dal vivo e azioni artistiche in diretta, con il coinvolgimento del pubblico partecipante, vogliono celebrare la massima preveggenza di Andy Warhol: “Nel futuro, tutti saranno famosi per 15 minuti”.

Federica Lonati

Madrid // fino al 6 maggio 2018
Warhol. El arte mecánico
CAIXAFORUM
Paseo del Prado 36
www.caixaforum.es/madrid

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AutoreAndy Warhol
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.