Il Louvre espone le opere d’arte rubate dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale

Da dicembre due sale del Louvre di Parigi sono allestite con opere sottratte dai tedeschi alle famiglie ebree durante il secondo conflitto mondiale. Lo scopo è quello di riuscire a rintracciarne i legittimi proprietari

Louvre nuove sale
Galleria dedicata all'arte rubata dai nazisti © Musée du Louvre (2017), dist. RMN-Grand Palais / Antoine Mongodin

La Francia è da sempre impegnata nella ricerca dei proprietari delle opere rubate dai tedeschi alle famiglie ebree durante la Seconda guerra mondiale. A questo proposito il Louvre dedica, dallo scorso dicembre, due sale all’esposizione di 31 dipinti con la speranza di riconsegnarle alle famiglie derubate quasi ottant’anni fa. In più, altre 76 opere sono già presenti nella collezione permanente e sono accompagnate da un codice identificativo e da una targhetta che ne specifica la triste origine.

FRANCIA: UN IMPEGNO CHE DURA DA QUASI 70 ANNI

Un fine assai arduo quello che le autorità francesi si sono prefissate nel 1944, anno in cui venne istituita una commissione per rintracciare i proprietari delle opere rubate dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. Si conta che nella sola Francia siano stati presi più di 100mila oggetti tra quadri, libri e preziosi di ogni genere per essere portati in Germania o in Austria. Di questi beni ne sono stati recuperati circa 61mila, di cui 45mila sono stati restituiti, 13mila venduti e 800 dipinti dati al museo del Louvre. I musei francesi conservano ancora centinaia di opere rubate, e ognuna di esse è identificata con un codice. L’insieme di tutte queste collezioni è conosciuta con il nome Musée Nationaux Récupération (MNR). La lista delle opere è consultabile su questo sito internet . Nel 1999 inoltre è stata istituita la Commission d’indemnisation des victimes de spoliations (CIVS), organo nato per cercare e identificare i proprietari dei beni. Lodevole operazione che però, con il passare degli anni, si sta rivelando sempre più difficile, anche perché molti degli eredi non sono a conoscenza di ciò che è appartenuto alle proprie famiglie. Sébastien Allard, Direttore del Dipartimento di Pittura del Louvre, afferma che “le persone devono provare che l’opera sia appartenuta ai loro familiari. Devono ritrovare o delle vecchie foto di famiglia o raccogliere delle testimonianze. Queste ricerche possono durare anche alcuni anni”. 

IL CASO DELLA FAMIGLIA BROMBERG

Risale al 2016 la restituzione di un’opera del XVI secolo attribuita a Joos van Cleve ai diretti discendenti di Hertha e Henry Bromberg, proprietari del dipinto all’epoca del secondo conflitto mondiale.  La famiglia Bromberg, residente in Germania, si trasferì a Parigi non appena nel 1938 furono emanate le leggi razziali. In seguito i Bromberg dovettero abbandonare anche la Francia per stabilirsi negli Stati Uniti e vendere all’antiquario Yves Perdoux, sotto costrizione, numerose opere d’arte, tra cui anche quella attribuita a van Cleve. Da quel momento il dipinto ha cambiato numerosi proprietari, finché venne ritrovato dagli Alleati nella miniera di Altaussee, in Austria, per poi essere trasferito al Louvre con il codice identificativo MNR 387. La sua ultima collocazione è stata il Museo di Belle Arti di Chambery, dove è stato custodito fino al 28 novembre 2016, data in cui è stato riconsegnato ai suoi legittimi proprietari.

– Valentina Poli

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.