Il Museum of Fine Arts di Boston assume un nuovo conservatore: è il cucciolo di Weimaraner Riley

A sole dodici settimane Riley è il primo “conservatore a quattro zampe” del Museum of Fine Arts di Boston. Si tratta di un progetto pilota lanciato dal Museo che sta già dando i suoi primi frutti.

Riley the dog at the Museum of Fine Arts Boston
Riley the dog at the Museum of Fine Arts Boston

Assunto per le sue doti olfattive, Riley, un cucciolo di Weimaraner, a sole dodici settimane, è il primo conservatore peloso della storia dei musei. L’iniziativa parte da Boston ed è un progetto pilota del Museum of Fine Arts della città americana. A idearlo Nicki Luongo, responsabile dei servizi di sicurezza del museo e proprietaria del cucciolo, che, per anni, ha lavorato come addestratrice di cani di polizia, esperienza che ha poi messo a servizio del suo Riley. Nicki ritiene che l’animale possa, grazie al suo olfatto, diventare una risorsa fondamentale, capace di individuare tarme e parassiti eventualmente presenti e dannosi per le opere.

L’ADDESTRAMENTO

L’addestramento avverrà, come di consueto, con un sistema di ricompense: ad ogni azione positiva corrisponderà un premio.  Il giovane neoassunto potrà circolare liberamente per le sale. Solo nel momento in cui sentirà la presenza di insetti nocivi, si fermerà davanti all’opera in modo che i restauratori possano analizzare quanto rilevato e verificarne il reale pericolo. Tutti coloro che sono ansiosi di conoscere Riley, però, rimarranno delusi: lavorerà solo negli orari di chiusura, dietro le quinte, in modo da non essere distratto dai numerosi visitatori che ogni giorno affollano il museo.

CANI CONSERVATORI, CANI CURATORI

Non è un caso che proprio l’MFA abbia deciso di scommettere su questa nuova avventura. Si stima che il patrimonio del museo ammonti a circa 450mila opere; nel 2016 l’istituzione di Boston ha dichiarato che avrebbe effettuato un investimento di 24 milioni di dollari per un nuovo centro di restauro e per uno spazio espositivo che conterrà la collezione di arte asiatica, europea e antica, confermando l’attenzione alla conservazione . Riley non è il primo cane ad avere un ruolo nell’arte. Curiosa è stata la prima edizione della mostra “dOGUMENTA” realizzata quest’estate a New YorkDi cosa si tratta? Il titolo, un gioco di parole, è sicuramente abbastanza esplicativo, parafrasando il nome della mostra più famosa al mondo, Documenta, ma inserendo la parola “dog”. Ciò che infatti si è proposto negli Stati Uniti è stata una mostra di cani per cani.  A lanciare il progetto, la critica d’arte Jessica Dawson che ha scelto come collaboratore il suo dolce Yorkshire, Rocky. Ma non è finita qui. Nel 2016 il designer inglese Dominic Wilcox ha curato una mostra tutta ad altezza di quadrupede; con opere d’arte contemporanea, e installazioni di ciotole, ossi, getti d’acqua e molto altro ancora. L’esposizione è durata solamente per due giorni ma ha cercato di incentivare il gioco e la socializzazione tra cani e padroni. Da quel momento è partita anche una campagna di sensibilizzazione denominata PlayMore.

– Valentina Poli

www.mfa.org

 

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.