Siamo andati nei Paesi Bassi e abbiamo percorso rotte alternative. E cosa abbiamo scoperto? Che oltre ad Amsterdam, in piena crisi di nervi a causa dell’assalto di milioni di turisti ogni anno, c’è (molto) di più.

A Leeuwarden, piccolo capoluogo della provincia della Frisia, nel nord dei Paesi Bassi, è partito il conto alla rovescia. Nel 2018 sarà Capitale Europea della Cultura. È una delle ragioni che ci ha spinti a fare un viaggio in Olanda alla ricerca di rotte alternative, senza passare da Amsterdam.

PRIMA TAPPA: EINDHOVEN

Il nostro percorso parte da Eindhoven, piccola città che ospita la prestigiosa e innovativa Design Academy, fondata nel 1947 come Accademia di disegno e progettazione industriale della città e che vanta oggi il riconoscimento di “migliore accademia di design del mondo”. La città, sede universitaria che pullula di studenti provenienti da tutto il mondo, ospita anche la Dutch Design Week – il più importante evento di design del Nord Europa – la cui 16esima edizione si è tenuta a fine ottobre.
Check-in obbligatorio al The Student Hotel, palazzone di decine di piani che si trova sulla sinistra appena usciti dalla stazione centrale dei treni. Qui tutto è design e il motto potrebbe essere “non spegnere mai lo studente che è in te”. Le stanze sono piene di claim stampati su cartoline, poster, in bagno, come quello che t’invita a non “sprecare” che dice: “Se i soldi crescessero sugli alberi saremmo tutti ambientalisti”. Anche i gadget non mancano. Oltre alla shopping bag d’ordinanza, puoi portarti a casa, autorizzato, un paio di occhiali pop giallo fluo e un preservativo.

Ritratto del designer Piet Hein Eek nel suo quartier generale ad Eindhoven
Ritratto del designer Piet Hein Eek nel suo quartier generale ad Eindhoven

LA STRIP IN SALSA OLANDESE

La nostra perlustrazione si concentra nella zona chiamata Strijp-S, un’area in piena riconversione chiamata un tempo forbidden zone perché vi potevano accedere soltanto gli operai della Philips. Ora è un quartiere molto attivo, pieno di studi di progettazione, residenze, uffici, roof-garden, associazioni e fulcro della settimana del design. Abbiamo visitato lo studio-show room-galleria-negozio-ristorante-fabbrica di Piet Hein Eek. Qui il designer produce, si tengono workshop, si ospitano mostre temporanee. Oltre agli uffici e al ristorante, all’ultimo piano dell’edificio c’è una collezione permanente che riunisce una selezione di opere e oggetti di artisti e designer che hanno esposto nella galleria dedicata a mostre temporanee.
The place to be per mangiare o prendersi un drink è Kazerne, ristorante-galleria che ospita anche mostre di design e progetti site specific. La mostra più recente, dal titolo New Icons – Rietveld Now, raccoglieva oggetti di affermati e giovani designer olandesi, tra cui Studio Drift, Joost van Bleiswijk e Marcel Wanders. Il designer Maarten Baas, che ha installato a Kazerne il progetto sonoro May I have your attention please?, è tra gli avventori abituali.

LA PIAGA DEL TURISMO

Girando per l’Olanda senza toccare la capitale, abbiamo scoperto che ogni città, nel suo piccolo, è molto dinamica da un punto di vista culturale, con una forte e innata propensione al design. In tutto il Paese, la cultura del progetto è molto radicata e si respira ovunque. Il nostro itinerario ci ha portato a ‘s-Hertogenbosch, comunemente chiamata Den Bosch, Utrecht, Leeuwarden e Drachten. Non siamo troppo distanti da Amsterdam – in Olanda è tutto facilmente raggiungibile in poche ore – ma siamo lontanissimi dal caos e dalle orde di turisti che assaltano ogni anno la città.
Nel 2016 i visitatori sono stati più di sette milioni. Il Comune ha appena bandito l’apertura di nuovi spazi commerciali come i negozietti di souvenir, noleggio bici, gelaterie e negozi che vendono wafel. Questo proprio per restituire il centro storico ai suoi abitanti. Il vicesindaco di Amsterdam Kasja Ollongren ha dichiarato: “I turisti sono molto benvenuti, ma vogliamo evitare che il turismo di massa prenda il sopravvento sulle nostre magnifiche strade, canali e quartieri. Vedo troppi negozi che offrono sempre più le stesse cose, prendendo unicamente di mira i turisti”.

Stedelijk Museum s Hertogenbosch, ceramiche di Ettore Sottsass
Stedelijk Museum s Hertogenbosch, ceramiche di Ettore Sottsass

DEN BOSCH E UTRECHT

Si respira tutta un’altra aria nella calma e silenziosa Den Bosch. Qui la tappa obbligata è lo Stedelijk Museum ‘s-Hertogenbosch, un museo interamente dedicato al design collocato nel centro storico della cittadina. All’avanguardia per la qualità del display, lo spazio espositivo è una struttura retro-futuristica che ti accoglie con una reception che sembra la rivisitazione in chiave contemporanea di uno scenario alla Flintstones. Il museo ospita fino al 7 gennaio una mostra che celebra i cento anni dalla nascita di Ettore Sottsass, con una selezione delle sue opere in ceramica. Il 14 ottobre ha invece inaugurato la mostra fotografica StyleDrive, allestita fino al 18 febbraio.
A Utrecht merita una visita il Centraal Museum, che ospita fino al 3 dicembre una piccola mostra-omaggio a Droog Design, da titolo Vroeg Droog. Droog ha rappresentato per molti anni l’essenza del design olandese contemporaneo e tutti gli oggetti in mostra appartengono alla vasta collezione del museo.

DA LEEUWARDEN A DRACHTEN

A Leeuwarden vale la pena di visitare il Keramiek Museum Princessehof, ospitato in un edificio del XVIII secolo. Il museo, che organizza anche mostre temporanee, vanta la più grande collezione di porcellana cinese in Olanda e ha un’ampia raccolta di ceramiche Art Nouveau e Art Déco che va dal 1880 al 1930.
Da non perdere nella cittadina di Drachten è il “colorato” Parrot district e la Van Doesburg-Rinsema House, di cui al momento è possibile vedere solo una stanza perché il resto della struttura è in restauro. Servono ancora circa 200mila euro e l’appassionato direttore Paulo Martina, insieme alla Foundation Van Doesburg-Rinsemahouse, sta per lanciare un crowdfunding. E per chiudere il cerchio vi consigliamo di visitare il piccolo Museum Dr8888 – dove tutto, ma proprio tutto, è customizzato De Stijl – che ospita fino al 1° gennaio la mostra De Stijl and Constructivism in Northen Netherlands.

Stedelijk Museum s Hertogenbosch. Photo Joep Jacobs
Stedelijk Museum s Hertogenbosch. Photo Joep Jacobs

NEL SEGNO DI MONDRIAN

Quest’anno si festeggiano i cento anni da quando Theo van Doesburg fondò la rivista De Stijl, che racchiudeva i principi artistici del movimento omonimo, di cui facevano parte anche Piet Mondrian, Gerrit Rietveld e Bart van der Leck. Ancora oggi molti giovani designer olandesi come Maarten Baas o Piet Hein Eek continuano a subirne l’influenza.
In occasione di quest’importante anniversario sono in corso in molte città olandesi numerose mostre ed eventi in omaggio al movimento e un fitto programma di eventi, sotto il titolo generale di Mondrian to Dutch Design 2017. Potrebbe essere questo un (altro) filo rosso da seguire per una visita dell’Olanda fuori dalle solite rotte.

Daniele Perra

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #40

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per i media e la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia” “GQ.com”, "SOLAR". È consulente strategico per la comunicazione della FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e docente di Contemporary Art e Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". Ha lavorato come Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall, Svezia, e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e allo IED e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano (2004-2005). È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.