Storia dell’arte al femminile. Fahrelnissa Zeid a Londra

Tate Modern, Londra ‒ fino all’8 ottobre 2017. La capitale britannica ospita la prima retrospettiva inglese di Fahrelnissa Zeid, artista astratta turca cosmopolita. Un’occasione per incontrare opere affascinanti, fra astrattismo e figurazione, lunghe oltre cinque metri. Una vita glamour come moglie di un principe e diplomatico, ma anche rischiosa: sfuggendo a omicidi politici, o incontrando i dittatori del Secolo Breve. Anche in queste occasioni, una bruciante passione per l’arte era il principale motivo di conversazione.

Fahrelnissa Zeid, Lotta contro l'astrazione, 1947. Olio su tela, 101 x 151 cm. Collezione Istanbul Modern, Eczacibaşi Group. © Raad Zeid Al Hussein. Courtesy Tate, Londra
Fahrelnissa Zeid, Lotta contro l'astrazione, 1947. Olio su tela, 101 x 151 cm. Collezione Istanbul Modern, Eczacibaşi Group. © Raad Zeid Al Hussein. Courtesy Tate, Londra

Fahrelnissa Zeid (Istanbul, 1901 – Amman, 1991) è stata una delle artiste turche, e non solo, più cosmopolite del Novecento.  Nata da una famiglia ottomana agiata e potente (il padre diplomatico, uno zio Gran Visir), quanto turbolenta – suo fratello fu accusato di parricidio –, l’artista è stata inoltre una delle prime studentesse turche, tra i colleghi, a studiare all’Accademia di Belle Arti di Istanbul. Pittrice fin dalla giovane età, sposata inizialmente a uno scrittore, poi moglie di un diplomatico e principe iracheno, Zeid è nota soprattutto per opere monumentali, marcatamente astratte, straordinariamente in anticipo rispetto ai tempi: tele oltre i cinque metri, in prestito dal Museo Nazionale d’Arte di Istanbul. Tripudi di colori misti a grovigli di linee nere, tratto distintivo di diverse serie: sincretismi di influenze arabe e bizantine, astrattismo avanguardistico, arte cinetica, fino all’optical a venire, lungo sessant’anni di carriera. Ma non solo astrazione: a Londra troviamo i ritratti giovanili come quelli più tardi, oltre a sculture con ossa e resina poliuretanica, danze di forme in finestre di giada.

Fahrelnissa Zeid intervistata dalla BBC, 1949. Courtesy Raad Zeid Al Hussein e Tate Modern, Londra, rifotografata da Tate Photography
Fahrelnissa Zeid intervistata dalla BBC, 1949. Courtesy Raad Zeid Al Hussein e Tate Modern, Londra, rifotografata da Tate Photography

GLAMOUR D’ÉLITE E COLPI DI STATO

Zeid si trasferisce a Parigi, ancora sposata al primo marito, nel ’29, dove studia arte all’Académie Ranson. Ma è come moglie di un principe, Zeid al-Hussein d’Iraq, sposato nel ‘34, che l’artista può viaggiare tra Europa e Medio Oriente con maggior intensità, entrando a contatto con le élite di sette Paesi diversi. Dal 1935 è a Berlino, dove incontra, dovere diplomatico, Hitler, con cui conversa di pittura; dal ’38 viaggia tra Istanbul, Parigi e Budapest, concentrandosi più intensamente sulla propria ricerca. Dal ’41 è di nuovo in Turchia, dove espone con gli artisti del gruppo D, collettivo di avanguardisti nel Paese ora sotto Atatürk; qui organizzerà la sua prima personale, allestita nella sontuosa casa di Istanbul. Poi, dal ’45, a Londra, dove apre un’importante personale alla Saint George’s Gallery, mostra che la proietta nel mondo dell’arte d’Europa e America: ha inizio l’affermazione vera e propria, lungo gli Anni Cinquanta. Ma, nel ’58, un evento drammatico segna la fine dell’incarico diplomatico dei Zeid, e di conseguenza un temporaneo arresto della produttività di Fahrelnissa: trattenendosi in Italia in vacanza, per puro caso, piuttosto che a Baghdad, la famiglia sfugge all’assassinio dell’intera famiglia reale irachena, di cui il marito è membro illustre, durante il colpo di stato dell’esercito.

OSSA E CARNE

Lasciato il palazzo di rappresentanza di Londra, i Zeid dovranno trasferirsi in una casa modesta, dove l’artista cucinerà il primo pasto della sua vita. E sarà la cucina a ispirarle nuove opere: i Paleochrystalos, assemblage di ossa animali ricomposte in nuovi segni, eternate in lastre di resina colorata. Ma la pittura resta il medium principale: Zeid continua a ricercare scomposizione e ricomposizione formale. Continua a esporre in Europa e Medio Oriente, e per la prima volta a New York, nel ‘50. Nel ’75, infine, lascia l’Europa per Amman, Giordania: seguendo l’ultimogenito, qui fonda una scuola, il Fahrelnissa Zeid Institute of Fine Arts. L’artista guida giovani artiste a trovare la propria vocazione: un’esperienza che dura quattro anni, ma che segnerà il percorso di diversi artisti attivi nella regione. Ritorna, in questi anni, il figurativo, attraverso la ritrattistica.

Fahrelnissa Zeid, Problemi risolti, 1948. Olio su tela, 130 x 97 cm. Istanbul Museum of Modern Art. Eczacıbaşı Group Donation (Istanbul). © Raad Zeid Al Hussein. Courtesy Tate, Londra
Fahrelnissa Zeid, Problemi risolti, 1948. Olio su tela, 130 x 97 cm. Istanbul Museum of Modern Art. Eczacıbaşı Group Donation (Istanbul). © Raad Zeid Al Hussein. Courtesy Tate, Londra

ASTRAZIONE DELLA VISIONE

Zeid è un’artista dall’opera sincretica, il padre d’origini turche, la madre cretese, la vita a cavallo tra due mondi, e diverse storie artistiche. Sincretica in quanto la rappresentazione del reale si unisce, in pittura, alla sua stessa sublimazione: ciò che non si vede è unisono col vedere. Come ricorda la pittrice pensando a una memoria d’infanzia, una delle esperienze più significative fu, d’altronde, un’esperienza estetica difficoltosa. Guardando “fessure tra le finestre, attraverso le quali è possibile vedere la luce del giorno, e i passanti… In realtà questi ultimi non sono ciò che uno crede di vedere: sono soltanto colori. Come suggerisce uno dei suoi dipinti del ’47, Lotta contro l’astrazione, prima della svolta astrattista definitiva, la pratica pittorica è una lotta di fronte a una dicotomia: tra quello che vediamo e quello che vogliamo vedere.

Elio Ticca

Londra // fino all’8 ottobre 2017
Fahrelnissa Zeid
TATE MODERN
Bankside
www.tate.org.uk

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.